In un'epoca in cui i protagonisti sono la connessione perenne e la frenesia dei social, la storia di Flora Tabanelli è un racconto d'altri tempi, una parabola di fatica e natura che l'ha portata sul gradino più alto del freestyle mondiale.

La giovanissima campionessa, in grado di conquistare una storica medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 nonostante un grave infortunio, attribuisce il suo successo non solo al talento, ma a un'infanzia passata lontano dagli schermi e immersa nei ritmi severi della montagna.

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L’infanzia di Flora Tabanelli: l'educazione senza schermi e la vita nel rifugio sul Lago Scaffaiolo

Nata a Bologna nel 2007 ma cresciuta a Sestola, sull'Appennino modenese, Flora Tabanelli ha raccontato in una toccante intervista al Corriere della Sera in merito alla sua educazione anticonvenzionale. I suoi genitori, Antonio e Maria, hanno scelto per lei e per i fratelli Miro e Irene un percorso di crescita basato sul contatto diretto con la terra e sulla privazione dei dispositivi digitali. Per gran parte dell'infanzia, Flora non ha avuto né televisione né smartphone: il suo mondo era un giardino enorme pieno di tappeti elastici e, soprattutto, il rifugio di famiglia a 1.800 metri di quota sul Lago Scaffaiolo.

Proprio la vita in rifugio è stata la sua prima "palestra". Flora ricorda con un misto di nostalgia e orgoglio le giornate in cui, per andare a scuola, doveva scendere direttamente con gli sci ai piedi. Il vero carattere, però, si è formato al ritorno: «I primi anni piangevo sempre perché dovevamo camminare nella bufera per tornare su», ha confessato al quotidiano milanese. Ventidue minuti a piedi per l'ultimo tratto, spesso sotto la neve e il vento, con la madre che la spronava a non arrendersi.

Questo stile di vita ha forgiato in lei una determinazione fuori dal comune, insegnandole che la vera felicità sta nel superamento dei propri limiti fisici e nella capacità di godere della natura incontaminata piuttosto che di uno schermo retroilluminato. Solo in prima superiore è arrivato il primo cellulare, un momento vissuto con consapevolezza e senza quella dipendenza che hanno molti suoi coetanei.

Flora Tabanelli e il bronzo a Milano-Cortina 2026: come ha gareggiato con il crociato lesionato

L'impresa di Flora Tabanelli a Milano-Cortina 2026 assume i contorni del miracolo sportivo se si considera che l'atleta ha gareggiato con una lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro, riportata solo tre mesi prima dei Giochi.

Invece di arrendersi all'intervento chirurgico immediato, Flora ha scelto la strada più difficile: una terapia conservativa e l'utilizzo di un tutore di titanio per poter onorare l'appuntamento olimpico in casa. «Ho rischiato tutto in quel salto», ha dichiarato riferendosi alla manovra finale del Big Air che le è valsa il bronzo. Quel "trick" specifico, un 1620, non lo aveva più provato dopo l'infortunio, ma la mentalità forgiata dalle salite al rifugio le ha suggerito che, in una finale olimpica, non esiste spazio per la cautela.

Il suo legame con la montagna è profondo e si riflette anche nelle sue passioni extra-sportive: ama la matematica, suona il pianoforte e disegna insieme alla sorella Irene, pittrice ed ex sciatrice. Non a caso la sua famiglia ha sempre incoraggiato la sua creatività: il padre, ex acrobata di circo, ha trasmesso ai figli il senso dell'equilibrio e quel pizzico di "follia" necessario per volare a decine di metri d'altezza.

Nonostante i successi internazionali, che la rendono l'azzurra più vincente di sempre nel freestyle con ori mondiali e vittorie in Coppa del Mondo, Flora rimane una ragazza semplice, che trova ispirazione in figure come Federica Brignone e riceve con emozione le telefonate di Alberto Tomba, storico amico di famiglia. Ora, spenti i riflettori olimpici, la aspetta l'operazione al ginocchio e la maturità artistica, con la promessa di tornare ancora più forte per dominare i cieli della prossima stagione.