A Milano è solamente l’ultimo giovedì prima di Natale. Fuori piove e fa freddo. La maggior parte delle persone è in ufficio davanti a uno schermo o bloccata nel traffico alla ricerca degli ultimi regali di Natale. Più a sud, in provincia di Siracusa, nello specifico a Priolo Gargallo, comune di poco più di 11.000 abitanti, la situazione è completamente diversa. La Fiamma Olimpica è pronta a partire per la sua tredicesima giornata: passerà per Augusta e Lentini, concludendo il suo viaggio giornaliero a Catania. In quest’ultima tappa sono previsti intrattenimento, condivisione, musica, sport e attività dedicate all’intera comunità firmate Coca-Cola, che in tutta Italia sta trasformando l’attesa dei Giochi Olimpici in un’esperienza collettiva. Squilla il telefono, arriva una chiamata: è Myriam. Quando risponde, la sua voce è la stessa di sempre: positiva, energetica e brillante. A chilometri di distanza che ci separano, posso sentire dall’autoparlante dello smartphone un'energia fortissima che mi fa subito percepire l'emozione e l'eccitazione che sta provando in questo momento d'attesa che la separa da un ruolo così speciale. Tra qualche ora porterà infatti la Fiamma Olimpica come tedofora. «Già il fatto di dover mettere dei guanti per portarla mi fa strano», racconta emozionata. «È qualcosa di estremamente unico e speciale». Lei, leader carismatica in campo e simbolo di integrazione, incarna i valori olimpici di eccellenza, inclusione e determinazione. Non sorprende, infatti, che Coca-Cola l’abbia scelta per questo ruolo importante. La sua dedizione, il suo talento e la sua storia raccontano un cammino che l’ha portata fino a qui, facendo della sua vita e della sua carriera un simbolo universale di speranza e unità, perfettamente allineato con la visione di Coca-Cola.

individual carrying a torch while walking in a nighttime settingpinterest
Courtesy of Ufficio Stampa

Essere scelta da Coca-Cola come tedofora per il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 è un riconoscimento importante: che significato ha per te sul piano personale e sportivo?

«Sono davvero emozionata e onorata di ricoprire un ruolo così importante e significativo. Il fatto di poter passare la Fiamma da persona a persona, da città a città, è qualcosa di incredibile. Non posso far altro che sentirmi grata per avere l’opportunità di partecipare a questo viaggio».

Sei nata in Sicilia, a Palermo: quanto questa terra ha influito sul tuo percorso di vita e che legame mantieni oggi con la tua regione d’origine?

«Qui è dove tutto è cominciato. Se non fosse per la Sicilia, probabilmente non sarei la persona che sono oggi, né sarei qui a vivere questa esperienza, e forse non avrei realizzato tutto ciò che ho fatto. Fino ai 15 anni avevo un legame molto forte con questa terra, perché avevo la possibilità di tornare durante l'estate e trascorrere tanto tempo con i parenti e con i nonni. Crescendo e iniziando la carriera da atleta, il tempo a disposizione è diminuito, come è normale che sia, e tornare non è semplice. Non sarà così per sempre, ma ci provo lo stesso a tornare quando posso. Il solo fatto di essere qui oggi, per esempio, facendo i salti mortali per riuscirci, è già qualcosa di straordinario che mi rende davvero felice».

Hai partecipato a tre edizioni dei Giochi Olimpici: ripensando a queste esperienze, quali sono i ricordi più significativi che porti con te?

«Di ricordi legati alle Olimpiadi ne ho tre, uno per ogni esperienza. Il primo riguarda la mia prima partecipazione: all’epoca ero ancora lontana dall’idea di atleta che volevo essere e tutto mi sembrava così nuovo e sorprendente. La seconda volta, invece, è stata molto più difficile: ho vissuto una grande delusione. Ero il capitano della squadra ma l’allenatore ha deciso di tenermi fuori dal campo. Ovviamente queste sono scelte che un allenatore deve prendere ma per me è stato difficile. Quando partecipi alle Olimpiadi vuoi dare tutto e sentirti completamente parte del gioco. Inoltre, mi ero infortunata la settimana precedente e avevo fatto di tutto per riuscire a esserci, quindi è stato un insieme di circostanze che hanno reso quell’esperienza complicata. La terza volta, invece... cosa ti devo dire? Non so ancora come descriverla a parole. È stato un sogno, qualcosa che ogni volta che ci penso sembra quasi irreale. Ho vinto, ce l’ho fatta. È stato bellissimo. Ce l’ho fatta davvero!».

Durante le Olimpiadi, c’è stato un momento vissuto fuori dalla competizione che ricordi con particolare emozione?

«Ce ne sono diversi ma te ne racconto uno legato a Parigi. Da piccola, con i miei genitori, sono stata spesso in Francia e a Parigi. Ricordo che avevo sempre detto loro di non voler vedere la Tour Eiffel. Nella mia mente avevo una foto di loro due sotto la Tour Eiffel che si baciavano e pensavo: “Io voglio andare a vedere la Tour Eiffel insieme all’amore della mia vita”. Quando sono dovuta andare a Parigi per le Olimpiadi ho detto al mio ragazzo: “Mi dispiace, ma ci vado da sola a vederla”. In realtà non ero sola: sono andata con le mie compagne di squadra e l’emozione di vedere la Tour Eiffel insieme a loro è stata enorme. Finalmente, a trent’anni, è successo quello che aspettavo. Nonostante fossi già stata a Parigi tante volte, quell'occasione è stata incredibile. Questo è uno dei ricordi più forti fuori dal contesto delle competizioni. E poi sono riuscita anche a portarmi a casa un piccolo pezzo della Tour Eiffel, dentro la medaglia. Incredibile...a volte la mia vita sembra davvero un film».

Guardando a Milano Cortina 2026, quali competizioni o discipline seguirai con maggiore interesse e perché?

«Ovviamente cercherò di seguire il più possibile gli atleti italiani, con un’attenzione particolare alle donne. Spero davvero che l’esempio della nostra squadra, il valore del gruppo della pallavolo femminile, possa ispirare qualcuno e aiutarlo a realizzare il proprio sogno. Ho avuto la possibilità di vedere dal vivo alcuni allenamenti dei ragazzi del trampolino, quindi sicuramente tiferò anche per loro».

C’è un atleta o una storia che più di altri rappresenta per te lo spirito olimpico?

«Sì, Derek Redmond. Nel 1992 a Barcellona è riuscito a raggiungere il traguardo nonostante un infortunio devastante. A meno della metà della gara, si è strappato il bicipite femorale della gamba destra ma ha voluto comunque arrivare fino alla fine. Non riusciva a correre e piangeva ma la sua determinazione e il suo spirito olimpico erano più forti del dolore. Così ha continuato la gara saltando sulla gamba sinistra. Poi suo padre lo ha raggiunto dagli spalti, oltrepassando gli addetti alla sicurezza, e lo ha sostenuto fino alla linea del traguardo. Superato il traguardo, l’intero stadio gli dedicò una standing ovation. Non so quanto faccia male una rottura del bicipite femorale, ma vedere qualcuno arrivare fino alla fine nonostante tutto fa capire davvero il valore di un’Olimpiade per un atleta. Vincere è importante, certo, ma ancora più importante è lo spirito, la determinazione e la dedizione che porti con te».

Sei un punto di riferimento per molti giovani: che consiglio daresti a chi sogna una carriera sportiva come la tua?

«Per chi vuole intraprendere una carriera nello sport, il consiglio che darei è di essere se stessi. Non bisogna copiare me come persona o come atleta, perché siamo due individui completamente diversi. Ognuno ha il suo vissuto, il suo percorso. Ovviamente si possono prendere spunti ma non bisogna cercare di essere uguali. Spesso nella vita ci concentriamo su quello che deve arrivare senza ricordarci da dove veniamo. Il futuro è sempre incerto e l’unica cosa certa è il presente. Io ho imparato a riflettere sul mio passato, sul percorso che ho fatto, che è la parte più importante. Pensando alle mie medaglie, mi rendo conto di quanti anni di lavoro, sacrifici, impegno e anche fallimenti ci siano stati dietro: tantissimi. Ed è proprio questo che mi fa capire che, anche nei momenti difficili, quando ti senti giù, puoi sempre rialzarti. Ogni esperienza fa parte di un puzzle che, alla fine, compone il quadro della tua vita. Per questo non bisogna avere troppa fretta del futuro, senza vivere il presente. Vale nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni. Per esempio, adesso sto aspettando le feste con una foga incredibile e rischio di non godermele davvero perché sto già pensando al dopo. Ecco il rischio: se non vivi il presente, non vivi il momento. Oggi, qui, voglio vivere tutto senza pensare a nient’altro».