Cosa significa avere 21 anni e rappresentare l'Italia sul podio del freestyle? Lo abbiamo chiesto a Miro Tabanelli, classe 2004, 21 anni appena compiuti e una lunga serie di vittorie in tutto il mondo, in una delle discipline a massimo livello di adrenalina. Qualificato per Milano Cortina 2026, il campione gareggerà nella sua Livigno, il luogo che da qualche anno chiamano casa e che ospiterà proprio la pista di freestyle.
Come ci raccontava la sorella Flora nell'intervista parallela di Cosmo Sports, la pista e i salti sono in costruzione e pensare di poter essere a Livigno, fra qualche settimana, a gareggiare con i migliori freestyler del mondo sembra più un sogno che realtà. Se pensiamo poi che tutto questo succederebbe insieme alla sorella piccola, anche lei campionessa del mondo, sembra impossibile, ma è tutto vero. Quando Miro parla di lei sembra quasi che si inchini, con l'orgoglio e la stima del fratello grande, ma anche senso di protezione e responsabilità. Il loro rapporto unico è alla base delle loro vittorie, non lo dicono ma dev'essere per forza così, perché la passione si moltiplica e con lei anche la probabilità di arrivare sempre più in alto.
Miro, insieme a sua sorella Flora, è la cover di Cosmo Sports di questa settimana.
Come stai, dove sei, quando tornerai in Italia?
«Sto molto bene grazie. In verità abbiamo iniziato la stagione con un bel mese di gare in giro per il mondo. Dopo un lungo periodo di preparazione e allenamento a Livigno in vista delle competizioni, sono appena tornato in Italia dopo l’ultima delle tre gare: due in Cina e quest’ultima in America, in Colorado. In generale penso sia stato un buon inizio dove, nonostante non sia riuscito a portare a casa i risultati che mi ero prefissato, sono rientrato nei ritmi di gara migliorando sempre di più la mia prestazione, concludendo con un 6° posto nella Coppa del Mondo di Big Air a Steamboat».
Qual è stata la gara più emozionante dell'anno per te?
«È stata senza dubbio a gennaio la doppia vittoria mia e di Flora agli X Games. Una competizione di altissimo livello che ha un grandissimo valore per la nostra disciplina. Posso descriverla come un turbinio di emozioni positive, un momento in cui mi sono sentito libero da ogni stress da ogni aspettativa volevo solo riuscire a dare il meglio di me e grazie alle condizioni favorevoli della neve e del salto sono riuscito a fare un’ evoluzione che non avevo mai atterrato prima, il double cork 2340°».
Hai mai paura del lavoro che fai? Che ruolo gioca la paura nel vostro sport e stile di vita?
«La paura ha un ruolo fondamentale nello sport ad alto livello. In me penso che ci sia sempre stata fin da quando ero piccolo, crescendo in montagna in un ambiente che ti metta alla prova mi è capitato parecchie volte di trovarmi in situazioni in cui avevo paura. Credo di aver capito che la paura non sia un muro un ostacolo, ma sia qualcosa da plasmare a proprio modo. È qualcosa che la nostra mente ci impone, mettendoci alla prova per farci capire se siamo veramente disposti e pronti ad affrontare quel momento».
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che il freestyle sarebbe diventato il tuo lavoro e non solo una passione?
«Quel momento non penso ci sia mai stato, perché tuttora lo sci freestyle è la mia passione, è quello che amo fare. Il lavoro per me è tutto quello che riguarda la parte mediatica: le interviste, presenze per gli sponsor, conferenze stampa. Questo è il mio lavoro. Nonostante questo, ci tengo a ringraziare il gruppo sportivo dell’esercito per dare un grandissimo supporto agli atleti, permettendoci di concentrarci pienamente sugli allenamenti e gare, trasmettendoci i forti valori di spirito di squadra, sacrificio e dedizione e rispetto. Garantendoci uno stipendio».
C’è qualcosa che ti manca di una vita più stabile dei ragazzi della tua età?
«L’unica cosa che mi manca rispetto ai ragazzi della mia età è la mancanza di casa. La mancanza di stare insieme alle mie sorelle e alla mia famiglia, per questo certi momenti che prima ritenevamo non così tanto importanti, sono diventati dei pilastri nella nostra vita. Come il Natale e i compleanni, momenti dove siamo sicuri di riunirci tutti quanti e passare del bellissimo tempo insieme».
Quando smetti di pensare allo sci, cosa ti fa staccare davvero?
«Quando non penso allo sci, con la testa sono da tutt’altra parte. Penso al mare e amo andare a surfare. Si tratta comunque di uno sport molto allenante che si fa volentieri anche da soli. Sul surf, tra un onda e l’altra trovo il momento per staccare la testa e pensare a tutto quello che mi circonda. Ai posti magnifici in cui mi trovo e al contatto stretto che ho con la natura. Per me questo è il miglior riposo mentale».
Pensi che senza quel contesto familiare il tuo percorso sarebbe stato diverso?
«Assolutamente si, penso che dove siamo ora sia una conseguenza bellissima e casuale data dall’affetto e dall’attenzione che ci hanno dato i nostri genitori. Ci hanno supportato lasciandoci i giusti spazi facendoci sempre fare quello che più ci piaceva. Tuttora sono i nostri più grandi esempi e supporter».
Com’è stato per te vedere tua sorella crescere così velocemente e raggiungere risultati incredibili?
«È stato un grandissimo orgoglio e piacere vedere che si sia adattata così velocemente a questo stile di vita, riuscendo a portare a casa degli incredibili risultati. Ha avuto la funzione da ispirazione e traino vedendola primeggiare tra le più forti al mondo mi dava la carica e la forza di volontà per raggiungere lo stesso obiettivo. Senza nessun tipo di rivalità o gara fra di noi, rimaniamo sempre legati affettuosamente come da piccoli, anche con la sorella più grande Irene. Sono proprio due persone speciali».
Ti senti più fratello maggiore protettivo o più compagno di squadra?
«Decisamente più fratello maggiore protettivo, averla in squadra con me mi ha insegnato ad essere anche più responsabile non solo per me stesso ma anche per gli altri, lasciandole i suoi spazi. Quando capita di trovarmi nella situazione di doverle dare un consiglio, lo faccio veramente volentieri con tutto il cuore».
Vi confrontate molto su trick, gare, scelte tecniche o cercate di tenere le carriere separate?
«Ci confrontiamo moltissimo sull’aspetto tecnico del nostro sport, specialmente ora che si sta raggiungendo un livello veramente alto, quasi impensabile pochi anni fa. Nello sci freestyle prevale l’immaginazione e la creatività, per arrivare al top bisogna unire quello alla tecnica. Per questo confrontarsi, avere più punti di vista di un pensiero, un nuovo trick o su un dettaglio è decisamente di aiuto».
Fuori dalla pista, che tipo di rapporto avete?
«Il nostro rapporto fuori dalla pista rimane speciale, è la mia miglior compagna di avventure e stare con lei è sempre piacevole. È da ormai 5 anni che abitiamo insieme quindi, direi che abbiamo trovato il nostro modo di convivere e stare sempre bene, aiutandoci l’uno con l’altro a raggiungere lo stesso grande sogno che condividiamo».
Se fosse lì con te, cosa le diresti?
«La cosa che le dico più spesso quando non siamo insieme è di divertirsi, non arrendersi mai e di mettercela tutta, in tutto quello che fa, con la grinta che solo lei sa metterci».










