Non avevo mai intervistato qualcuno sui sedili di un volo, tantomeno di un charter interamente destinato ad un piccolo team, per una grandissima occasione. Mi è successo sulla tratta di ritorno per Fiumicino da Atene, un volo davvero speciale che aveva il grande compito di portare la fiamma olimpica dalla capitale greca fino a Roma, prima tappa del viaggio che la porterà in tutta Italia e si concluderà a Cortina il 6 febbraio, dando inizio ai Giochi.

Mi siedo accanto a Jasmine Paolini, ambassador delle Olimpiadi invernali e Tedofora per il Viaggio della Fiamma Olimpica, che poche ore prima ha corso all'interno dello Stadio Panathenaiko davanti alle personalità sportive e politiche più importanti dei due Paesi. È un po' stanca, ma felice: sono state ventiquattro ore frenetiche, tra cene in Ambasciata ad Atene, foto e interviste, trasferimenti in una città che conosce poco, ma è abituata. Da quando ha deciso che il tennis sarebbe stata la sua vita, non si è mai fermata. Si muove tra Monte Carlo, Valencia, dove trascorrerà l'inverno per la preparazione atletica, la sua casa in Toscana e i tornei in giro per il mondo. Questa è la vita di una delle tenniste più forti al mondo, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Parigi, campionessa agli Internazionali di Roma in singolo nel 2025 e in doppio al Roland Garros nello stesso anno.

Mentre sfrecciamo sul Mediterraneo verso Roma, il sole cala e la Luna fa capolino dalla distesa di nuvole sotto di noi. Come due estranee che si trovano sedute vicine su un volo qualsiasi, Jasmine e io chiacchieriamo di tutto: passioni, amicizie e relazioni, ma soprattutto lavoro. Da lì nasce questa intervista, che è così speciale che abbiamo deciso di dedicarle il primo numero di Cosmo Sports, il progetto di Cosmopolitan US che racconta alcune delle atlete più importanti degli Stati Uniti e che, a luglio 2025, apriva proprio con la più forte tennista del mondo, Aryna Sabalenka.

Noi abbiamo deciso di portare il progetto in Italia proprio in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 e dedicare uno spazio ai giovani volti dello sci e dello snowboard italiano. Jasmine Paolini, ambassador delle Olimpiadi invernali e Tedofora per il Viaggio della Fiamma Olimpica, è la prima cover di Cosmo Sports Italia.

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Cosmopolitan Italia

Qual è il tuo primo ricordo legato alle Olimpiadi?

«È nel salotto di casa con mio papà, mentre guardavamo l’atletica. Ogni volta che ci sono le Olimpiadi rivivo quella sensazione: l’atletica mi emoziona ancora oggi proprio perché mi riporta a quei momenti».

E invece il tuo primo ricordo legato al tennis?

«Non ho un ricordo nitido, ma so che il tennis mi è piaciuto fin da subito. I miei genitori mi avevano proposto di provare uno sport: vicino a casa c’erano piscina e tennis, e visto che mio zio e mio padre giocavano un po’, ho scelto il tennis. Ero emozionatissima già prima di iniziare, e appena ho provato ho capito che era ciò che volevo fare. Da piccola guardavo tantissime partite: Nadal, Federer, Serena Williams, Maria Sharapova. Mi ricordo in particolare la vittoria della Sharapova a Wimbledon a 17 anni: mi impressionò molto».

Quali sono state le partite più importanti della tua carriera?

«La più importante che sono riuscita a vincere è sicuramente la finale degli Internazionali al Foro Italico di quest’anno. Vincere un torneo del genere non era nemmeno nei miei sogni, e invece è successo. Giocare così bene in un contesto del genere mi ha fatto capire tanto».

In doppio, con chi ti piacerebbe giocare e contro chi non vorresti mai giocare?

«Mi sarebbe piaciuto tantissimo giocare con Serena Williams. Non è possibile perché si è ritirata, ma sarebbe stato incredibile. E allo stesso tempo, non vorrei mai trovarmela dall’altra parte della rete. Sono cresciuta guardando lei e quella generazione. Quando ho iniziato a salire un po’ nel ranking, lei aveva già smesso: non ho mai avuto la possibilità di affrontarla o di conoscerla davvero negli spogliatoi, e questo mi dispiace».

Qual è la parte più difficile della tua vita quotidiana?

«Cercare sempre di fare la cosa giusta: verso me stessa, verso gli altri, verso chi mi circonda. È una cosa che sento molto mia. La vita professionale è frenetica, ma non la vedo come una difficoltà: so di essere fortunata a fare ciò che amo. La responsabilità più grande è forse quella verso il mio team: sono lì per me ogni giorno, e cerco di restituire loro tutto il supporto che mi danno».

Che ruolo ha la tua squadra?

«Un ruolo enorme. Mi supportano nei momenti difficili e celebrano quelli belli. Passiamo tantissimo tempo insieme nei tornei, quindi è fondamentale creare un ambiente armonioso. Per me conta scegliere persone competenti ma anche umane, con cui sto bene: questo fa davvero la differenza».

Come gestisci le amicizie in una vita così piena di viaggi?

«È difficile. Cerco di sentirmi il più possibile con gli amici di sempre, anche tramite videochiamate. Ogni tanto qualcuno viene ai tornei: il mio migliore amico, ad esempio, è venuto a Miami con la sua ragazza. Sul circuito ho diverse amiche, come Martina Trevisan e altre ragazze. Quando siamo insieme ci divertiamo: si creano piccoli momenti di normalità».

C’è qualcosa che ti manca di una “vita normale”?

«No, credo di no. Mi sento fortunata e contenta della vita che faccio: è quella che ho scelto e che sognavo».

Qual è stata la decisione che ti ha cambiato la carriera?

«Andare al Centro Tecnico Nazionale di Tirrenia a 15 anni. È stata la svolta. Al mio circolo stavo benissimo, ero felice con il mio maestro e con le sue figlie, che erano le mie migliori amiche. Ma a Tirrenia c’erano tutte le condizioni per crescere davvero: più allenamento, più struttura, la possibilità concreta di diventare professionista. È lì che ho capito che la strada del professionismo era reale».

Ti sei mai sentita sola durante questo percorso?

«Ci sono stati momenti così, soprattutto quando sono andata via da Tirrenia e faticavo a trovare le persone giuste intorno a me. Ma il tennis mi ha dato una grande indipendenza: alcune cose che per me sono normali, forse non lo sono per altri. È uno sport singolo e la solitudine è parte del gioco, ma oggi non la vivo come un problema».

Qual è la cosa più grande che il tennis ti ha insegnato?

«Disciplina e impegno. Se vuoi davvero fare qualcosa, devi avere passione e continuare a migliorarti. Il tennis è fatto di tanti punti, tanti tornei, tante opportunità: non puoi abbatterti. C’è sempre un altro punto da giocare, un’altra possibilità».

E qual è la parte più pesante del tennis?

«Gli allenamenti e la ricerca del perfezionismo, che però non esiste. Ci sono talmente tanti scambi, tante palle, che non puoi essere perfetto. È bello che ci sia sempre un’altra opportunità, ma a volte sarebbe giusto fermarsi e godersi di più i momenti belli. Spesso invece, dopo una vittoria importante, il giorno dopo sei già in campo per un nuovo torneo».

La salute mentale è un tema che ti spaventa? Hai qualcuno che ti segue?

«Sì, lavoro con una psicologa e lo trovo fondamentale. Non solo per la professione, ma per la persona. Ci sono momenti in cui ne ho bisogno di più e altri di meno, ma il confronto è sempre utile: tutti abbiamo sfide personali, parlarne aiuta a crescere».