Emily Dickinson ha il Sole, Mercurio e Venere in Sagittario, la Luna in Bilancia. Il suo tema natale è dominato dal fuoco. Anna Achmatova, invece, ha il Sole in Gemelli, la Luna in Scorpione e Marte in Gemelli, un tema natale che «racconta il viaggio di un’anima antica destinata a diventare madre del dolore collettivo». Che dire poi di Antonia Pozzi, nata il 13 febbraio 1912? Si nota Nettuno in Leone in V casa in quadratura ai Nodi: «dunque una grande ferita proprio nella casa della creatività». Poi c’è Wisława Szymborska che nasce con Sole, Marte e Plutone in Cancro, «per occupar­si di temi importanti, delle paure profonde, della morte e della capacità di trasformare tutto questo in parole». E infine Sylvia Plath: sappiamo da una poesia di suo marito, Ted Hughes, che il suo ascendente è Arie­te e questo, unito al Sole in Scorpione, suggerisce «una personalità passionale, aggressiva e anche vendicativa».

Nell’interrogare i cieli di queste cinque grandi poete, la scrittrice e critica letteraria Alba Donati si chiede se fossero loro le uniche artefici della propria esistenza o fosse, invece, già tutto nelle stelle, le loro vite, le loro parole. Si risponde che è un po’ come domandarsi come nasce la poesia: «A metà strada tra competenza linguistica – metrica, endecasillabi, sonetti – e una corsa verso la sorgente della luce che non sappiamo dove e come inizi». Nel suo libro, Ragazze che scrivono poesie, dopo aver intrecciato le vite e le parole di Emily Dickinson, Anna Achmatova, Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska e Sylvia Plath, Donati conclude con queste «Biografie astrologiche». L’idea, dice, le è venuta proprio osservando le ragazze. «Quante volte parlano del loro segno zodiacale, dell’influenza che opera sulle loro vite, nel modo di rapportarsi al mondo», osserva, «Chi scrive sa che non è tutto determinato e determinabile dall’io. C’è qualcosa che arriva da fuori, qualcosa di non prevedibile. Mi sono fatta aiutare da Andreea Popa, abbiamo lavorato in parallelo e alla fine le vite che avevo scritto e raccontato somigliavano a quelle raccontate dalle stelle».



ragazze che scrivono poesie intervista all'autricepinterest
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Anna Achmatova

«Sono ragazze e lo sono eternamente»

Se il cielo tiene traccia dei nostri desideri - in latino “de-sidera” significa “mancanza di stelle”- questi possono solo in parte guidarci a capire chi siamo. «So più o meno cosa mi piace e cosa non mi piace», scriveva Sylvia Plath, «ma per favore, non chiedetemi chi sono». Poi ipotizzava un abbozzo di definizione: «una ragazza passionale e frammentaria». Per Alba Donati, lei stessa poetessa e autrice, tra gli altri, de La Libreria sulla collina tradotto in 23 Paesi, tutte e cinque le protagoniste scelte «sono ragazze e lo sono eternamente». «Ogni capitolo si apre con il loro nome e cognome, luogo di nascita e data di nascita», mi spiega, «Basta. Sono nate e nascono continuamente ogni volta che qualcuno legge una loro poesia». «Poi c’è una citazione di WislawaSzymborska», aggiunge, «”Rimarrò giovane anche su una gamba sola”. Sono libere, anticonformiste, non hanno pregiudizi, vedono il mondo come per la prima volta, come ogni ragazza come si deve».

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Wislawa Szymborska: «Rimarrò giovane anche su una gamba sola»

Forse perché sono ragazze, le loro biografie vanno raccontate insieme per osservarne gli intrecci e le assonanze. Scrivono poesie come le scriviamo noi, per indagare loro stesse e la vita, e questo intimo bisogno di capire e collocarsi in un mondo ostile caratterizza in modo peculiare la crescita delle giovani donne, come un dialogo attraverso i secoli. «La poesia nasce dall’esigenza di andare oltre il visibile, è un interrogazione profonda, una ricerca della verità», spiega Donati, «in più aiuta a trasformare il dolore e quale ragazza non ha un dolore che le cammina accanto da ammansire, da rendere accettabile? Quanto era importante per Sylvia Plath e per Antonia Pozzi scrivere per dare un volto alla propria esuberanza di ragazze, quanto era necessario scrivere per definire la loro identità? Peccato che molti non l’hanno capito».

«Fortunatamente impubblicabili»

A non capirlo sono stati spesso gli uomini, gli editori che Donati soprannomina «i cretini» e che hanno rifiutato e ostacolato le 5 autrici semplicemente non comprendendo il loro talento e il loro modo di leggere e scrivere il mondo. «Ci sono stati, per fare un esempio, editori, critici letterari, studiosi che hanno avuto il grande privilegio di leggere le poesie di Emily Dickinson e non le hanno capite, le hanno archiviate come ‘fortunatamente impubblicabili’», racconta l’autrice, «Emblematico è il caso di un noto letterato dell’epoca, Thomas Higginson che le contestava l’uso dei trattini, delle maiuscole, l’uso di un linguaggio poco femminile perché attingeva alla scienza». «Una fanciulla come voi ha davvero bisogno di scomodare un lessico scientifico?», le ha chiesto uno dei cretini dopo aver letto i suoi versi, «È davvero necessario ricorrere agli assiomi, alla filologia? Non sarebbe meglio parlare di sen­timenti invece che di matematica?». Alle ragazze, escluse dal mondo che conta, circoscritte in perimetri chiusi e non considerate, è data autorevolezza solo sui sentimenti, come se questi fossero svincolati dal resto, posti in secondo piano e in opposizione alla ragione. «Bisognerebbe chiedersi quando nasce questa paura degli uomini di vivere le emozioni», riflette l’autrice, «E tanto è stato il terrore che a partire da lì hanno costruito abitudini, leggi, religioni, scuole, letterature. Hanno messo a tacere la loro paura, la loro incapacità di venire a patti con le loro emozioni. O le bloccano o si fanno sopraffare».

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Una foto vicino alla tomba di Sylvia Plath

Le ragazze che scrivono poesie, invece, non frappongono ostacoli tra il mondo e il loro sentire, lo trascrivono e lo trasmettono. Leggere le loro vite, in questa biografia corale tracciata da Donati, è un po’ come sedersi al tavolo con loro, ritrovando pezzi che ci appartengono. Come scrive Antonia Pozzi: «Sorelle, a voi non dispiace/ ch’io segua anche stasera/la vostra via?». «Il tempo che ho passato con Emily, Anna, Antonia, Wislawa e Sylvia è stato molto bello», conclude l’autrice, «Mi sono tuffata in ogni fonte biografica, ho scavato nella loro vita finché non ho trovato il diamante che ha dato luce alla loro poesia».