Che valore diamo ai nostri sogni? Chiusi nel nostro appartamento nella routine della vita quotidiana a volte capita di perdere di vista l'obiettivo, di brancolare nel buio andando avanti per inerzia. O, anche, perché non ci si conosce abbastanza e quindi alla domanda: cosa desidero?, non riusciamo a rispondere in modo chiaro e limpido. Per questo arriva in soccorso Oggi sarà bellissimo (ed. Mondadori), il primo libro di Francesca Biella.
Dimenticatevi l'autobiografia del creator che parla di sé e si racconta, no, questa volta avrete per le mani un prodotto un po' diverso, un vero e proprio bullet journal, che su ogni pagina riporta un esercizio diverso per (ri)focalizzarsi su di sé, trovare la strada persa, mettere in ordine i propri pensieri e non dimenticarsi mai che veniamo al primo posto. Pensato per tutte le "ragazze" nell'anno che più di tutti le ha viste protagoniste, disordinate, perse, brat ma anche demure, trads o in prima linea per cambiare il mondo, sempre orgogliose. Oggi sarà bellissimo vuole essere uno strumento per tutte. Ecco quindi che vi consigliamo di prendervi un attimo per stendervi sul letto comode o affondare nel divano e, in mano una tazza di tè o un bicchiere di vino, dare davvero inizio a un anno nuovo con il migliore dei propositi: prendervi cura di voi.
Nel frattempo qui trovate la nostra intervista a Francesca Biella, che ci ha raccontato la genesi del suo libro, tra terapia e auto analisi, chiacchiere con gli amici e primi segnali di cambiamento.
Quando nasce l'idea del libro e da cosa nasce?
«Quasi due anni fa che abbiamo iniziato a pensare il libro. Stavo giusto cercando nella chat di lavoro la prima volta che ne abbiamo parlato e si tratta di quasi due anni fa ormai. Scrivere un bullet journal è sempre stato un mio desiderio, un bisogno che si lega alla mia infanzia perchè fin da piccola ho scritto diari, da quelli segreti con il lucchetto e la chiave, che si scrivevano con la penna magica trasparente perché i genitori non leggessero quello che c'era scritto. Quando sono cresciuta sono diventati i quaderni dei miei pensieri. Avevo 14 anni quando sono andata la prima volta dalla psicologa e lei ha avvertito che facevo fatica a parlare di alcune cose. Mi disse "scrivile", e quindi è una pratica che poi mi è servita anche da più grande».
E tutti questi diari li hai ancora?
«Da quanto facevo fatica ad esprimermi, molti li ho regalati a chi mi rivolgevo. Per esempio molti li ho dati a una delle mie migliori amiche, era un mio modo per dire "leggimi per favore", "devi sapere tutto di me", "devi capire perché faccio queste cose". Anche al mio ex fidanzato, per fargli capire i miei sentimenti per lui. Poi mi sono resa conto che spesso i diari li usavo per scrivere cose negative, e questa cosa invece di liberarmi mi appesantiva, quindi ho sentito l'urgenza di tenere questa valvola di sfogo ma di cambiare prospettiva e punto di vista».
E quindi hai scoperto il bullet journal, come funziona?
«Sì, io lo associo alla pratica del manifesting come metodo per darmi degli obiettivi più o meno precisi. In giro se ne trovano tantissimi, anche su Amazon per esempio, ma a me piaceva l'idea di costruirlo come volevo io perché il bello è anche quello. Volevo condividere i miei esercizi con i miei coetanei e chiunque ne avesse bisogno. Oggi sarà bellissimo è un libro da scoprire un po' come un quaderno dei compiti, ma non c'è un ordine e per ognuno funzionano cose diverse».
Lo hai testato prima su qualcuno?
«Quando vedo i miei amici li obbligo sempre a scrivere le proprie cose, ma ci devi un po' credere perché è tutta questione di testa e di mentalità, devi sforzarti a cambiare punto di vista».
Hai notato un cambiamento nel tuo percorso da quando lo usi?
«Noto che ho ricominciato a sognare, a volere le cose vividamente e quindi a capire quali sono i miei obiettivi che spesso sono molto diversi magari da quelli di una vita standard. L'idea di fare un lavoro classico, in ufficio, nine-to-five, mi angosciava e il mio primo lavoro era un po' così, ho desiderato tanto che cambiassero le cose, ma senza questo lavoro su di me non avrei mai capito qual'era il mio desiderio. Più cose scrivo più cose desidero, entro in contatto con i miei bisogni ed è un modo per riuscire a visualizzare anche delle cose che sono fuori dalla comfort zone».
Nella vita però ci sono cose che invece non si possono cambiare. Che rapporto hai con l'accettazione?
«Ieri ho visto questo film bellissimo che si intitola I Feel Pretty, che parla di questa ragazza con un corpo non conforme agli standard, che ha sempre fatto fatica a volersi bene. Poi un giorno sbatte la testa e dal giorno dopo inizia ad amarsi, di vede bellissima, e questa sicurezza ritrovata avvia un circuito positivo di energie, di opportunità, che non aveva mai avuto. Per questo oggi è il mio primo giorno di challenge, si vede sui social, sull'accettazione, vediamo dove arrivo (ride, ndr)».
E con gli altri anche? Non c'è mai una volta che ti scappa un giudizio su qualcun altro, rischiando di risultare ipocrita? Soprattutto penso a chi come te lavora sui social, l'apparenza è tutto o almeno sembra.
« No, no. Sono molto attenta agli altri, a come si comportano le altre persone, e purtroppo o per fortuna dico sempre quello che penso. Se non mi piaci non ti voglio avere vicino, spesso riprendo anche le mie amiche se scappa un giudizio su qualcuno che non conosciamo sottolineo sempre che ognuno ha la sua storia, che ne sai tu?».












