Settimana scorsa ero a Londra e sono stato ad una Zine Fair alla The Chopping Block Gallery. La organizzava Lu Williams, giovane artista che allestisce un pop up shop molto speciale: 200 riviste indipendenti femministe da tutto il mondo. All’evento si tengono tavole rotonde, dj set e workshop per imparare a pubblicare una zine: una rivista fatta in casa, indie e libertaria. L’evento, in parte performance artistica e in parte pop up shop, sarà a metà giugno al Southbank per l’evento ‘Woman with a movie camera’ del British Film Institute.
Grrl Zine Fair ha alle spalle un lavoro di quattro anni di ricerca: le zine sono distribuite in maniera amatoriale e generalmente si tratta di tirature limitate che non vengono ristampate. Mi sono sembrate molto divertenti come alternativa alle riviste patinate da edicola come Cosmo. Un ambiente underground che proprio in questi giorni la spagnola Gemma Villageas ha portato in libreria con un nuovo volume dedicato alla storia delle riviste femministe. A partire dalle capostipiti del movimento Riot Grrrls, le punkettone femministe americane dei primi anni ’90. Gemma racconta: “La qualità di queste riviste è migliorata tantissimo nel corso degli anni, oggi è veramente notevole. C’è chi usa ancora graffette e fotocopie, ma molte zine escono in serigrafia o in stampa risografica, con inchiostri, carte e finishing speciali.” Qual è il filo conduttore? “Promouovere la consapevolezza sociale e lo sviluppo di una mentalità aperta capace di far sentire la voce delle donne e del mondo del gender non binario”. Ma dove si comperano queste riviste? “Etsy e Bigcartel (qui per esempio), vanno lette su carta. Ma si seguono su Tumblr e Instagram: per esempio account come @chimamanda_adichie, @amandadecadenet, @fanzineologia, @fanzines, @wobbyclub, @risopresto, @acnephotography, @occasionalpapers, @drawdownbooks
Ho chiesto a Lu se i suoi eventi sono riservati a punkettone e al mondo queer. In effetti il Southbank Center non è proprio un centro sociale di periferia. Mi dice: “Tutti sono benvenuti ai miei eventi. Voglio creare uno spazio sicuro”, lei dice “safe” che è qualcosa di più affettuoso e personale rispetto al nostro “sicuro”. “Voglio che le persone si sentano libere di essere se stesse. In realtà buona parte della cultura punk è molto maschile, a volte maschilista. Il mio evento prende il nome dalle Riot Grrrls: il loro motto era “girls to the front”, significa non aver paura di farsi schiacciare da maschiacci punk ai concerti. In realtà a volte gli eventi femministi sono un po’ forzati, sono molto contenta che il mio non sia così”.
Lu ha studiato ad Oxford e mi avventuro nel rischioso argomento del femminismo. Mi risponde con un’impeccabile disquisizione che fatico a riportare per intero. Mi colpisce molto quando dice: “Mi piace pensare che il femminismo è qualcosa di divertente, qualcosa che ti dona un sacco di libertà. Ma è vero anche che c’è un sacco di duro lavoro da fare, che la maggior parte delle cose per cui ci battiamo non è divertente. Ma io voglio ricordarmi sempre di festeggiare quando le cose cambiano, ad esempio con il voto sull’aborto in Irlanda, fantastico! La cosa più figa del movimento delle zine femministe è la diversità che propongono, esprimendo rabbia e gioia insieme, offrendo a tutti una scena a cui appigliarsi e far riferimento. Connettono le lettrici e danno loro potere, creando uno spazio di solidarietà dove confrontarsi e crescere”.
Lu continua con un messaggio per le lettrici di Cosmo, emozionata: “Supportate le ragazze giovani e il popolo queer, comperate le loro riviste. Mettetevi al primo posto, datevi tempo, prendetevi cura di voi stesse nel corpo e nella mente, la vita a volte può essere un bello sbattimento. Non definitevi per come gli altri vi vedono. Continuate ad imparare dalle esperienze degli altri. Siate gentili. Essere gentili e cambiare le regole del gioco dei maschi è una parte importante del femminismo di oggi, questo è un aspetto importante delle zine femministe - le altre donne non sono concorrenti per il vostro successo, sono alleate”.
Gasato e stranito dalla sua carica, le domando nomi di riferimento per esplorare la cultura di queste zine, mi dice: Kathy Ackers, scrittrice punk. Chris Kraus, la mente dietro alla serie tv “I love Dick”, importante perché rende attuale il movimento delle Riot Grrrls. La fanza Bikini Kill di Kathleen Hannah, Hysteria, Cuntry Living, OOMK. Collettivi di stampatori come Rabbits Road Press e Shy Bairns. “Come musicista vorrei citare Cherry Glazer”. Grazie Lu, sei fantastica con i tuoi scaffali di piccole riviste colorate da tutto il mondo...
Cosmo girls! Ci rivediamo tra qualche giorno con le ragazze dietro a Frute, una fantastica rivista indie tutta italiana, di Udine per la precisione!














