Nel cuore di Roubaix, città simbolo dell’industria tessile del nord della Francia, La Piscine - Museo d’Arte e Industria André Diligent ospita fino al 5 luglio 2026 la mostra La Redoute, un temps d’avance. Mode, Design, Publicité, un’ampia retrospettiva dedicata a uno dei marchi più emblematici del panorama francese ed europeo. Allestita negli spazi suggestivi dell’ex piscina pubblica Art déco trasformata in museo, l’esposizione ripercorre quasi due secoli di storia dell'azienda francese nata nel 1837 come realtà tessile, guidata dalla famiglia Pollet e diventata nel tempo un punto di riferimento internazionale nel settore lifestyle.
Dalle origini tessili al catalogo iconico
Fin dalle sue origini La Redoute si distingue per un forte spirito pionieristico, unendo la produzione industriale tessile alla creazione di materiali editoriali, come la rivista Pénélope, mensile dedicato alla maglieria e ai lavori domestici, e il celebre catalogo La Redoute nel 1927. Distribuito in milioni di copie, il catalogo diventa presto molto più di uno strumento commerciale, perché nel contesto provinciale di Roubaix rappresenta per molti una finestra sul mondo, soprattutto per le donne, che vi ritrovano uno spazio di autonomia e di scelta in un’epoca in cui la libertà femminile era ancora limitata. «La Redoute è inseparabile dalla storia industriale e sociale di Roubaix, così come il museo stesso», spiega Karine Lacquemant. «Il catalogo ha occupato un posto speciale nella memoria collettiva francese: quasi tutti conservano un ricordo legato a quelle pagine diffuse nelle case di intere generazioni».
Moda, design e cultura pop
Nel corso dei decenni La Redoute ha collaborato con alcune delle figure più influenti della creatività internazionale. Tra queste la stilista Emmanuelle Khanh, il fondatore di Cacharel Jean Bousquet, la cantante Sylvie Vartan, e grandi nomi dell’alta moda come Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld, Jean-Paul Gaultier, Christian Lacroix e Azzedine Alaïa. Accanto alla moda, il design ha avuto un ruolo centrale, con collaborazioni con figure come Philippe Starck, Tom Dixon, Jean-Michel Wilmotte, Sam Baron e Rena Dumas. Negli anni Duemila l’azienda continua a sostenere le nuove generazioni creative, lavorando con designer destinati a diventare protagonisti della scena internazionale come Simone Porte Jacquemus e Anthony Vaccarello.
La comunicazione come linguaggio creativo
Un altro elemento centrale del percorso espositivo è la comunicazione visiva, attraverso le campagne pubblicitarie di La Redoute, ricordate spesso per la loro ironia e audacia. Come ad esempio la copertina del catalogo 1996 con la modella e musicista Sibyl Buck, ritratta in smoking firmato Yves Saint Laurent. La mostra presenta anche tre creazioni site-specific realizzate da artiste contemporanee come Elisa Uberti, che esplora il legame tra lana e materia ceramica, richiamando le origini tessili del marchio, o Kat Gallicère che presenta nella mostra alcune copertine storiche del catalogo rielaborate attraverso il collage. In ultima, Olga Boldyreff, che intreccia archivi, materiali simbolici e nuove creazioni che mettono in dialogo passato e presente.
Capsule collection tra moda e design
In occasione della mostra La Redoute presenta inoltre tre capsule collection inedite. Dallo stilista svizzero Kevin Germanier arrivano arredi iconici come lampade, sedie, sgabelli e tavolini fatti di colori vibranti e materiali inaspettati, mentre il giovane designer francese Charles de Vilmorin per il brand ha realizzato sei grafiche originali per una serie di T-shirt in edizione limitata. Infine Blanchemaille, prima linea di maglieria di lusso dell’azienda, rilegge sette modelli iconici degli anni Venti attraverso la visione creativa di Sylvette Lepers. Completa il progetto la collaborazione con il brand parigino MaPoésie, che rivisita alcuni elementi di arredo La Redoute con motivi grafici ispirati agli anni Settanta.
Con La Redoute, un temps d’avance il museo La Piscine celebra la storia di un marchio, raccontando anche l’evoluzione dei consumi, della moda e del design negli ultimi due secoli.
















