"Come parliamo di sessualità"? È questa la domanda che si sono posti studenti e studentesse di IED ROMA, che per il mese del Pride, a giugno, hanno partecipato numerosi al laboratorio tenuto dalle Karma B sui nuovi linguaggio del sesso.
Più inclusivo, più attuale, il vocabolario che utilizziamo tutti i giorni per descrivere la sfera intima dei rapporti affettivi tra individui riflette lo stato delle cose, e per questo deve evolvere insieme alla società. Le ragazze e i ragazzi coinvolti hanno discusso e selezionato parole chiave che descrivono la sessualità come un'esperienza complessa, intrecciata a emozioni, relazioni, rappresentazioni culturali e forme di appartenenza.
Sono emerse parole come limite, libertà, pornografia, emozioni, relazioni, connessione, anestesia, empatia, appartenenza, self. Alcune denunciano una perdita di senso, come “pornografia” o “anestesia”, associate alla spettacolarizzazione e alla rimozione del sentire. Altre esprimono un bisogno di riscrittura, come “relazioni”, “empatia”, “connessione”: vocaboli da recuperare nella loro profondità.
Il lavoro si è quindi tradotto nella realizzazione di un murales che, con le sue forme geometriche e modulari, suggerisce un linguaggio in trasformazione, che si adatta, si sposta, cambia significato a seconda del contesto in cui si trova. L’opera si sviluppa da sinistra verso destra come un racconto fluido e stratificato: dall’equilibrio dinamico tra figure differenti, che rappresentano la coesistenza delle diversità, si passa a una sezione dove mani e frammenti corporei evocano un corpo smembrato, oggettificato e ricomposto. È il corpo visto come territorio di negoziazione tra visibilità e invisibilità, tra sessualità espressa e censurata, tra intimità e sguardo sociale.
Nel cuore dell’opera, il disordine apparente dato da linee spezzate e campiture sovrapposte lascia intravedere un ordine altro, non definibile ma coerente: è il linguaggio della collettività, della trasformazione, dell’interpretazione soggettiva. Due cerchi pieni alludono alla Luna e al Sole, che simboleggiano maschile e femminile, la coesistenza degli opposti, in alchimia l'oro e l'argento. L’opera si conclude con un grande segno arcobaleno, ispirato alla bandiera del Pride ma rielaborato in sfumature che richiamano le molteplici identità della comunità Lgbtqia+.
«Per l’Istituto Europeo di Design di Roma, il murales è anche un modo per riaffermare il proprio impegno in favore di un’educazione libera da tabù, che metta al centro le soggettività, la creatività e il confronto aperto», afferma Laura Negrini, direttrice IED Roma. «Insieme alle Karma B e a Patrizio Anastasi, la scuola ha costruito un’occasione concreta in cui arte, attivismo e formazione si intrecciano per lasciare un segno dentro e fuori le mura dell’Istituto».
















