Torna #CosmoIAm – il censimento emotivo narrativo della Generazione Z, un vero e proprio laboratorio di riflessioni e espressione artistica – costruito in un patto di fiducia e collaborazione con alcune tra le più prestigiose realtà accademiche italiane. Dopo aver indagato il tema dell’identità e poi quello del futuro, questo 2025, nel cuore della Design Week e in linea con il suo filo rosso “Mondi Connessi”, abbiamo chiesto agli studenti di rappresentarci, raccontarci, tematizzare, sviscerare, narrare, dipingere il tema delle Connessioni o iperconnessione, in relazione al loro personalissimo vissuto di studenti di design, moda, comunicazione, arte. Ciò che emerge con prepotenza viscerale dalle opere – più di un centinaio - che dal primo giorno della Design Week potrete osservare, commentare e soprattutto condividere dal nostro profilo social in collaborazione con ogni singola realtà accademica è che questa iperconnessione è ampiamente discussa. Quest’anno CosmoIAm si anima della presenza dei giovani artisti di REA ARTE, collettivo di donne fondato da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci per sostenere gli emergenti e promuovere lo sviluppo artistico e culturale della società. Come? Diffondendo il lavoro dei visual artist e organizzando REA ART Fair, che quest’anno festeggia la sua quinta edizione, che si terrà dal 12 al 15 giugno presso OPOS Milano.
CosmoIam è anche questo ed è stato tutto reso possibile da QC Spa of Wonders, partner d'eccezione che ha sostenuto fin da subito l'iniziativa, credendo nei valori della creatività e del sostegno alle realtà accademiche coinvolte.
Nera Branca
Nera Branca costruisce i suoi mondi alla soglia del visibile, dove la carne incontra il simbolo, e la decomposizione si configura come un linguaggio consapevolmente scelto e indagato, capace di avvicinarsi a quella linea sottile che separa la vita dalla morte. La sua pratica si muove tra materia organica e risonanza mitica, tra lacerazione, frattura e rinascita. In una costante oscillazione tra vita e morte, l’artista indaga i territori più remoti dell’umano, dove il corpo non si oppone alla rovina, ma ne accoglie la trasformazione. Le sue opere non sono mai oggetti immobili, ma soglie porose, resti rituali, feticci vibranti che portano su di sé le tracce del tempo, del dolore, del mistero.
Il fulcro della ricerca dell’artista ruota attorno alla ferita: non come trauma chiuso, ma come apertura, un portale d’accesso alla sfera dell’oltre. Nella decomposizione, l’artista intravede una forma di sacralità, un’energia silenziosa che guida il cambiamento. Le superfici organiche come pelle conciata, radici e ossa, diventano mappe di passaggi interiori, segni di un’ecologia mistica in cui anche la polvere rivela la propria eternità. C’è poesia nel deterioramento, non come fine, ma come processo ininterrotto.
Per la mostra digitale CosmoIAm, l’artista presenta tre feticci rituali che emergono dalle profondità di un tempo altro, popolato da spiriti, ceppi offerti dalla terra e silenzi che urlano.
Guardiano del Supplizio (2024)
«Guardiano del Supplizio è un testimone muto di tutte le morti senza redenzione. Ricoperto da pelli di cervo e scolpito con legni antichi, è frammento e rovina, roccia scorticata dalla memoria. Custode delle soglie, veglia sul trapasso, spettro di un'era arcana fatta di cime affilate e sangue celeste. È lo scheletro della storia, disfatto e ancora vigile».
Guardiano dell'Alba Azzurra (2025)
«Guardiano dell’Alba Azzurra è colui che osserva l’ultimo bagliore, quando il cielo si apre e i colori si confondono nel silenzio del bosco. Le sue ossa, le sue pelli, raccontano l’istante sospeso in cui ogni cosa si immobilizza e il vuoto prende forma. Come un incantesimo che agisce nel momento dello scioglimento, questa reliquia sorregge l’attimo in cui il cosmo trattiene il fiato».
Feticcio Antico della Cascata (2025)
«Feticcio Antico della Cascata custodisce il suono primordiale dell’acqua che si infrange sulle rocce. Le sue membra, plasmate con radici, pelli di agnello e struzzo e ossa ritrovate, tracciano i percorsi del fluire, incarnano lo Spirito del Silenzio che abita i boschi sommersi della Valle d’Aosta. È un corpo aperto, attraversato, che canta con la voce dell’abisso».
Nera Branca non offre risposte ma lascia tracce di significato. Il suo processo creativo è un percorso tra carne e spirito, tra rovina e offerta. Una liturgia del disfacimento che ci invita a entrare, in silenzio, dove la morte è già metamorfosi, e la bellezza ha l’odore acre del muschio e della pelle vissuta.
Testi a cura di: Vittoria Martinotti















