Giulia Vicini, classe 2003, è una di quelle professioniste che hanno trasformato una passione di famiglia in una visione personale e contemporanea della pizza. Cresciuta tra sacchi di farina e profumo di forno acceso nella pizzeria dei genitori a Castelli Calepio, ha iniziato a impastare quando molti della sua età pensavano ancora ai cartoni animati. Oggi è uno dei volti più interessanti della nuova generazione di pizzaioli: giovane, determinata e con un’idea chiarissima di cosa significhi fare pizza nel 2026.

Intervista a Giulia Vicini

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Courtesy Ufficio Stampa

Hai 22 anni e fai la pizzaiola. Come sei arrivata a fare questo mestiere?

«Vivo a Castelli Calepio, tra Brescia e Bergamo. Sono cresciuta nella pizzeria aperta da mio papà quando avevo otto anni. Pizza è sempre stata casa. Da bambina stavo lì con il grembiulino, poi da giovanissima ho iniziato a lavorare davvero. Ho fatto le superiori tra scuola e forno».

Quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?

«Ho provato a scappare, ma tornavo sempre lì. Un anno fa ho smesso di girarci intorno: cucinare è il mio linguaggio».

Il momento in cui la passione è diventata mestiere?

«Ai Mondiali della Pizza nel 2023. Avevo 19 anni, zero aspettative. Sono arrivata terza e prima in sostenibilità. Lì ho capito che non era solo un gioco».

Essere Gen Z in cucina cosa significa?

«Farsi domande. Non accettare il “si è sempre fatto così” e dare importanza al team. Io non mi sento il capo, ma parte di un gruppo».

Guardando la ristorazione oggi: cosa non funziona più per la tua generazione?

«Che per il successo si debba arrivare al burnout. Noi crediamo nell’equilibrio: senza una vita non esiste creatività».

Sei una donna molto giovane in un ambiente ancora maschile. Quanto pesa?

«Pesa, eccome. All’inizio non vieni presa sul serio, a volte neanche ascoltata. Devi dimostrare il doppio, lavorare il triplo e imparare a non chiedere permesso. Ho smesso presto di aspettare il consenso: mi concentro sul lavoro e lascio che sia quello a parlare».

Che consiglio daresti a una ragazza che vuole entrare in cucina oggi?

«Che non sarà facile. Ma anche di diventare abbastanza brava da non poter essere ignorata, di non aspettare il consenso di nessuno e di stare attenta alle persone che si avvicinano per i motivi sbagliati».

Hai puntato molto sulla pizza vegetale. Perché?

«Sono vegetariana da cinque anni e ho fatto volontariato in un’azienda agricola in Trentino. Oggi lavoro con produttori locali e recupero quello che c’è. Non è un manifesto, ma il modo più naturale che conosco di fare cucina».

Fare impresa a 22 anni: vince la paura o la curiosità?

«Entrambe. È più difficile economicamente, ma oggi puoi creare progetti su misura. Io sono più curiosa che spaventata».

Tra cinque anni come ti vedi?

«Sempre pizzaiola. Con progetti piccoli, miei. Niente catene. Ma tante, tante pizze».


I tuoi indirizzi del cuore: dove mangiare e tornare.

Agriturismo Larice, Clusone.

Confine, Milano.

Osteria ai Nidrì,Lago d’Iseo.

Comfort food e ossessioni: tre piatti che ami davvero.

Rüsümada bergamasca che mi fa mia nonna.

Pane buono con olio d’oliva e un filo di salsa di soia.

La pizza marinara, semplice e perfetta.

La sua ricetta preferita, la farinata di ceci

Ingredienti

  • Farina di ceci bio 250 g
  • Acqua 750 ml
  • Olio d’oliva 50 ml
  • Sale fino 5 g
  • Pepe nero q.b.

Procedimento

  1. In una ciotola versare acqua e farina di ceci poco per volta, con una frusta. Aggiungere il sale.
  2. Il riposo è fondamentale: coprire e lasciare riposare minimo 4 ore, l’ideale è fra le 8 e le 12.
  3. Togliere la schiuma dalla superficie.
  4. Scaldare il forno a 250°C.
  5. Ungere abbondantemente una teglia bassa.
  6. Versare il composto.
  7. Infornare nella parte più bassa del forno per 10–12 minuti, poi spostare in alto e attivare il grill per 3–5 minuti.