La sua cucina è alla portata di tutti: dagli studenti indaffarati a chi non ha molta esperienza ai fornelli. Ricette semplici, dal montaggio dinamico e coinvolgente. Aisha Ben Thabet, creator con oltre 490mila follower nel suo profilo TikTok @theavokiddo, per la rubrica Social Bites di Cosmopolitan propone una ricetta tunisina di suo papà, rivisitata aggiungendo ingredienti come il parmigiano, che rimandano all’Italia, dove è nata e cresciuta. Un piatto che ricorda una torta salata, un antipasto ideale per una cena tra amici o un pranzo festivo in famiglia.

portrait of a smiling woman with short curly hair, wearing a navy blue spaghetti strap top, posing against a plain gray backgroundpinterest
Courtesy of Aisha Ben Thabet

Ricetta delle tajine al tonno: ingredienti

  • 5 uova
  • 2 patate
  • 1 scalogno
  • 1 scatoletta di tonno
  • 3 cucchiai di formaggio grattuggiato
  • 1 cucchiaino di curcuma
  • q.b. prezzemolo
  • olio, sale e pepe

Ricetta delle tajine al tonno: procedimento

diced potatoes on a wooden cutting boardpinterest
Courtesy of Aisha Ben Thabet

Sbucciare e tagliarele patate a cubetti,soffriggerle inpadella con scalognoe olio d’oliva.

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Courtesy of Aisha Ben Thabet

Cuocere a fuoco lento con un pizzico di sale per 7-8 minuti, mescolando di tanto in tanto.

ingredients potatoes for recipepinterest
Courtesy of Aisha Ben Thabet

Trasferire le patate in una ciotola e lasciarle raffreddare fino a quando saranno tiepide.

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Courtesy of Aisha Ben Thabet

Unire tonno, formaggio, prezzemolo, curcuma e infine le uova.

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Courtesy of Aisha Ben Thabet

Mescolare fino a ottenere un composto omogeneo e aggiustare di sale e pepe.

baking tray filled with a yellow mixture lined with parchment paperpinterest
Courtesy of Ufficio Stampa

Versare il composto in una teglia piccola, rivestita con carta da forno, distribuendolo in modo uniforme.

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Courtesy of Aisha Ben Thabet

Cuocere in forno a 180°C per circa 25 minuti, fino a ottenere una superficie dorata.

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Courtesy of Aisha Ben Thabet

Una volta pronto, tagliare a cubetti e servire caldo, come antipasto per le vostre feste.

Video ricetta delle tajine al tonno

Intervista ad Aisha Ben Thabet

Hai iniziato a cucinare giovanissima...come è nata questa tua passione per la cucina?

«Avendo origini così diverse, la cucina ha sempre fatto parte della mia vita. Mio papà è tunisino, mia mamma è della Repubblica Ceca e, dopo essersi trasferiti in Italia, sono nata qui. Crescere in una famiglia così variegata significava avere a tavola sapori e tradizioni completamente differenti e questo mi ha affascinata fin da piccola. Mi incuriosiva tantissimo vedere come, con gli stessi ingredienti si potessero ottenere piatti completamente diversi da un Paese all’altro. Uno dei miei momenti preferiti in famiglia era preparare i dolci con mia sorella o andare a mangiare fuori. Ricordo con affetto uno dei miei primi veri contatti con una cucina professionale: quando andavamo in una pizzeria di amici di famiglia, i miei genitori chiedevano al proprietario di farmi entrare in cucina. Mi mettevano in piedi su uno di quei carrelli porta-bottiglie, in un angolino, così potevo osservare tutto quello che accadeva dentro. Per me era un mondo magico. Crescendo ho capito quanto quel mondo fosse anche faticoso e complesso, ma da bambina lo trovavo semplicemente entusiasmante. Per quanto riguarda il cucinare in prima persona, ho iniziato proprio con mia sorella che ha dieci anni più di me. Passavamo moltissimo tempo insieme perché i miei genitori lavoravano, e io la aiutavo spesso a preparare la cena. In casa non mi hanno mai scoraggiata: da piccola potevo usare tranquillamente coltelli, forno, fornelli. Mi hanno sempre lasciata provare. Così a otto anni circa preparavo già piatti dall’inizio alla fine da sola. E, come tanti bambini della mia generazione, quando non cucinavo davvero, cucinavo sulla Wii! Ero fissata con un videogioco che si chiamava Cooking Mama e forse è stato proprio questo il mio primo “allenamento” da piccola chef».

Come dimenticare l'iconico Cooking Mama! Ci avrò giocato anche io mille volte...

«Io ci giocavo tantissimo...ricordo che passavo talmente tanto tempo a giocare che mia madre, a un certo punto, me lo tolse. Nella scatoletta del gioco però c’era anche un piccolo ricettario, e così ho iniziato a provare le ricette con gli ingredienti veri. Il risultato? Piatti terribili, davvero immangiabili! Ma io mi divertivo un mondo. A dieci anni ho anche inviato la candidatura per partecipare a Junior MasterChef, e l’anno dopo, a undici anni, ho avuto la fortuna di farlo davvero».

Quindi dobbiamo ringraziare anche Cooking Mama se è nata questa passione per la cucina. Oltre alle ricette del videogioco, ricordi delle altre che preparavi?

«Sì, allora, uno dei dolci che preparavo da piccola, sempre con mia sorella, era il tiramisù alla fragola. Un grande classico. Poi facevamo spesso la “pasta arcobaleno” ovvero una semplice pasta in bianco, ma aggiungevamo una verdura per ogni colore dell’arcobaleno. Era un trucco che lei aveva inventato per farmi mangiare le verdure e funzionava sempre. Credo però che la primissima cosa che abbia provato a cucinare completamente da sola sia stato il "risotto giallo" ovvero il risotto allo zafferano. Ovviamente in busta! Sì, il primo esperimento vero e proprio è stato quello. Ero davvero piccola...».

Prima accennavi appunto Junior MasterChef. Avevo letto che sei stata proprio tu ad inviare la candidatura...come hai fatto?

«Sì, esatto! Ho iniziato a seguire Junior MasterChef già dall’edizione precedente e ne ero completamente affascinata. Guardandolo pensavo sempre: “Anch’io voglio andare in televisione!”. Da bambina ero davvero ossessionata con questa cosa. Durante le puntate compariva la scritta “Invia la tua candidatura per partecipare alla prossima edizione…”, così un giorno ho deciso di provarci. Avevo dieci anni e ricordo che prima ho chiesto a mia madre se potevo farlo, perché ovviamente ero minorenne. Lei, un po’ scettica, mi ha detto: “Guarda, io non ho tempo di stare dietro a queste cose, però se vuoi ti apro un’e-mail”. Ed è così che ho mandato la mia primissima e-mail. Così ho inviato la mia candidatura: un’e-mail semplicissima del tipo “Ciao, sono Aisha, ho origini tunisine e ceche, voglio venire in TV”. In allegato avevo messo una mia foto mentre assaggiavo il sushi. Per mesi non è arrivata nessuna risposta. Poi, dopo sette mesi, mi hanno scritto. Da lì è iniziato un percorso lunghissimo: colloqui con gli psicologi per me e per i miei genitori, la richiesta di realizzare una video-ricetta da mandare alla produzione e molto altro. Ricordo che avevo appoggiato il telefono di mia mamma su una pila di libri e avevo iniziato a girare un video dove preparavo una crema per i nachos all'avocado, Philadelphia e tonno. Da qualche parte quel video esiste ancora credo. Dopo questo step mi hanno chiamata a cucinare di persona e mi hanno inviato un manuale enorme con nozioni di pasticceria, panificazione, carne, pesce, verdure, tecniche di base. Da lì ho iniziato a prepararmi davvero: prima di andare a scuola passavo dai panifici per imparare a fare il pane, e dopo scuola andavo in macelleria. Entravo letteralmente nelle celle frigorifere con gli animali appesi. Il nostro macellaio di fiducia mi spiegava come disossare un pollo, come sfilettare, come togliere le parti interne…avevo dieci anni! Dopo altri due mesi di attesa, mentre eravamo in vacanza in Repubblica Ceca, mia madre ha ricevuto una telefonata. Lei ha risposto distrattamente e ha anche chiuso in fretta. Io le ho detto: “Magari sono quelli di MasterChef…”. Così ha richiamato. Ed era davvero la produzione! Mi avevano selezionata tra i primi 40 bambini e le riprese iniziavano due giorni dopo. Mia madre mi ha messa in macchina e abbiamo guidato dodici ore dalla Repubblica Ceca fino a Milano. Da lì sono iniziate le riprese. Non c’era nessuna garanzia che avrei fatto tutte le puntate: avrei potuto fermarmi alla prima. Invece sono arrivata terza tra i concorrenti, quindi ho vissuto l’intera esperienza dall’inizio alla fine».

Se potessi parlare all’Aisha di quel periodo, cosa le diresti oggi?

«Allora, ripensando a quei momenti io in realtà mi divertivo tantissimo. Junior MasterChef per me è stata un’esperienza bellissima. Il problema, però, erano i genitori degli altri concorrenti, che creavano una pressione e uno stress incredibili attorno a tutta la situazione. Quindi, se oggi potessi parlare all’Aisha di quel periodo, le direi innanzitutto di non basare la propria idea di sé o delle sue capacità sul giudizio degli altri. Lì venivano giudicati i piatti, non la persona. Ma da bambina questa distinzione non è così evidente e io sentivo tanto quel peso, non per colpa dei giudici (erano dolcissimi), ma proprio per l’ambiente creato dagli adulti. Direi quindi sicuramente ad Aisha di non lasciarsi influenzare dal contesto, di prenderla con più leggerezza. È una cosa che mi ripeto anche oggi. Ci tenevo tantissimo a Junior MasterChef e sono sempre stata competitiva, però col senno di poi avrei voluto viverla un po’ meno seriamente. Avevo dieci anni, ma a me sembrava di star facendo "l'esperienza della vita"».

Hai sentito molto il peso del giudizio degli altri in quel periodo?

«Sì, l’ho sentito tantissimo. È una cosa che mi ha influenzata profondamente, soprattutto quando sono andati in onda gli episodi. Ricordo benissimo i commenti negativi, anche razzisti, che comparivano online. Io ero davvero a pezzi, perché nella mia testa stavo semplicemente cucinando quello che cucinavo a casa: lo facevo in televisione, sì, ma non avevo la consapevolezza reale di quante persone mi stessero guardando. Erano milioni. E quando pubblicavano gli spezzoni sui social, arrivava una quantità enorme di odio. In TV tendono a enfatizzare molto alcuni tratti e nel mio caso avevano esasperato la mia competitività. Così, quando le persone mi vedevano, pensavano: “È maleducata, è arrogante, ha dieci anni e si comporta così…”. Ma era semplicemente una versione televisiva, un po’ distorta. Eppure, anche sapendolo, dentro di me pensavo: “Ma quindi sono davvero così?”. Quando è uscita l’intera stagione, l’impatto più grande che mi sono portata dietro negli anni è stato quello legato alla mia immagine. Avevano esasperato anche il mio aspetto. Per esempio i capelli...quei due codini enormi che avevo erano diventati super riconoscibili. E io mi ci sono identificata così tanto che, fino all’anno scorso, sentivo di “essere quella”. Se cambiavo qualcosa, sembrava che non fossi più me: era come se, senza quei capelli, perdessi la mia identità. E anche sui social questa estetica di MasterChef ha avuto un ruolo enorme nella mia crescita. Proprio per questo mi sono ritrovata intrappolata in un’immagine che non ero più sicura di aver scelto io».

Ti sentivi quasi "intrappolata"?

«Sì, infatti l’anno scorso mi sono tagliata completamente i capelli. È stato un gesto radicale ma necessario. In quel momento ho capito che tutto ruotava ancora intorno al giudizio degli altri, e che avrei dovuto imparare a fregarmene. Essere stata così tanto sovraesposta a livello mediatico a soli dieci anni ha cambiato profondamente la percezione che avevo di me stessa da bambina. È stata una bellissima esperienza ma, forse, un po' prematura».

Oggi sei seguitissima sui social, con tantissimi occhi puntati su di te, specialmente su TikTok, dove molti dei tuoi contenuti diventano virali. Oggi, secondo te, chi è l’Aisha che il pubblico vede rispetto a quella di qualche anno fa?

«Penso che una cosa che cerco sempre di trasmettere sui social, e che riflette davvero la mia vita, sia l’importanza della semplicità e di apprezzare le cose semplici. Non mi sono mai spinta verso ricette ultra complicate, non ho mai fatto panettoni a tripla lievitazione o piatti molecolari estremi. Preferisco concentrarmi su ricette semplici, con ingredienti che tutti hanno in casa. Per me non serve cercare di sembrare una “super chef”. L’importante è capire come giocare con i sapori, elevando ingredienti semplici grazie a tecniche che ho imparato lavorando in cucina. Così si riesce a creare qualcosa di speciale senza complicarsi troppo la vita. Oltre alla cucina, negli ultimi anni ho iniziato a condividere anche aspetti della mia vita quotidiana, sempre all’insegna della semplicità. Ad esempio, sono andata a vivere a Fuerteventura, un’isola dove la vita è molto più lenta e essenziale, perché avevo bisogno di stare lontana dal caos e di ritrovare un po’ di leggerezza».

Per quanto tempo hai vissuto a Fuerteventura?

«Ho vissuto a Fuerteventura per un anno. Durante quel periodo ho conosciuto tantissime persone ed è stato bellissimo. Ma lì ho capito una cosa fondamentale: serve davvero poco per stare bene. Tutto quello che Milano ti insegna, come ad esempio "che devi avere tanto, dimostrare tanto, apparire, essere rumoroso, andare nei posti giusti, avere cose costose e tanti soldi", in realtà non serve. È tutta una costruzione. Ho capito che per essere felici davvero bastano poche cose, semplici. Non voglio sembrare la solita persona filosofica, ma questo viaggio, unito alla mia esperienza in cucina, mi ha insegnato che “poco è meglio”».

E ora vivi a Milano?

«Adesso sono tornata a Milano perché volevo frequentare questa scuola di recitazione e proprio ora sto completando le ultime due settimane. Essendo stata a Fuerteventura, in un posto molto isolato, ho riscoperto tutte quelle cose che avevo trascurato negli anni a Milano per mancanza di tempo o di risorse, quelle cose che in città non sembrano mai abbastanza. Essendo riuscita a diventare indipendente abbastanza presto, avevo messo da parte dei soldi che ho deciso di investire provando a seguire questa passione per la recitazione che sento. Sono tornata a vivere a Milano con uno sguardo completamente diverso e con uno scopo preciso, perché senza un motivo chiaro, secondo me, questa città rischia solo di risucchiarti: qui devi venire per lavorare, studiare o avere un progetto concreto».

E come sta andando con la recitazione?

«Molto bene, sono davvero contenta. Rivedo nella recitazione tutta la disciplina che la cucina mi ha dato, anche se all’inizio questa disciplina è stata un po’ un limite. Non riuscivo a lasciarmi andare completamente, perché ero abituata a fare tutto in modo quadrato, preciso, perfetto, come in cucina. Nella recitazione, invece, bisogna essere fluidi, aperti alle emozioni e al momento. Nonostante sia sempre una questione di arte ed espressività, che sia attraverso un piatto o un ruolo da interpretare, cucina e recitazione hanno approcci totalmente diversi. Ricordo che quando ho fatto i provini per entrare in questa scuola, un’insegnante mi ha detto: “Tu arrivi dalla cucina, vero?” e, ovviamente, le ho risposto di sì. Ha iniziato poi a spiegarmi che lì avrei dovuto cambiare approccio, perché in cucina ci si abitua a essere precisi, controllati, mentre nella recitazione bisogna essere fluidi, aperti, capaci di lasciarsi andare. Ci sono altre differenze: in cucina l’ego conta molto, devi tener duro e difendere le tue scelte. Nella recitazione, invece, bisogna distruggere il proprio ego per diventare qualcun altro. Un aspetto però che porto dalla cucina anche nella recitazione è il lavoro di squadra. Sul set mi sento molto a mio agio perché, grazie all’esperienza in cucina, so riconoscere il ruolo e l’importanza di ogni singolo elemento per far funzionare tutta la macchina».

È interessante vedere questo dualismo tra due mondi: cucina e recitazione...

«Sono due cose completamente diverse, ma che mi piacciono entrambe tantissimo e che rappresentano per me un modo per esprimermi. Dopo una giornata passata a recitare, cucinare diventa una vera coccola. Per me i pasti durante la giornata sono fondamentali: se inizio con una colazione che non mi piace, mi porto quel fastidio per tutto il giorno».

Per Cosmopolitan hai scelto di realizzare la tajine al tonno. Cosa rappresenta per te questo piatto? Ha un valore particolare?

«Da piccola, ogni volta che andavo in Tunisia con mio papà, appena entravamo a casa della nonna, lei preparava sempre la tajine come piatto di benvenuto. Poi arrivavano anche altri piatti, tutti con quei profumi che ancora oggi mi ricordano la Tunisia, la mia infanzia lì, le estati trascorse in quel paese. È un piatto che mio papà continuava a fare anche in Italia, perché alla fine è semplicissimo. Veniva preparato durante occasioni speciali, quando arrivava qualcuno a cena, o quando io lo accompagnavo il sabato mattina al mercato. Solitamente si utilizzavano gli avanzi della settimana per preparare la tajine e gli ingredienti freschi del mercato per altri piatti. Per me è sempre stato l’inizio del pranzo in famiglia, ed è un piatto a cui sono molto affezionata, insieme a tutti quei sapori e ricordi che rappresenta».

Per concludere, mi piacerebbe chiederti qual è il tuo sogno nel cassetto? Se ce lo puoi raccontare...

«Il mio sogno è avere un agriturismo, ma non un agriturismo qualunque. Mi immagino una casa aperta a tutti, dove chiunque può venire e contribuire: ci sono la casa, l’orto, gli animali, il maneggio, le api per fare il miele. Si producono vino, olio, pane e tutti i prodotti in casa. Vorrei organizzare cene private, musica dal vivo ed eventi. Mi immagino un posto vivo, dove le persone possano partecipare attivamente, non un semplice bed & breakfast dove paghi tanto e sei solo spettatore. Sarebbe una sorta di residenza artistico-culinaria, dove tutto è autoprodotto: la cantina, le marmellate, le verdure, il vino. Immagino una collina verde ricoperta di fiori selvatici, con una porticina e una scaletta che porta giù alla magia della casa. Vorrei che fosse un luogo di scambio, quasi un ritorno al baratto del cibo, con grandi cene, spettacoli dal vivo, attori tra i tavoli che animano le serate. Insomma, un posto dove il cibo, l’arte e la comunità si incontrano».

Un piccolo mondo incantato e un link perfetto tra recitazione e cucina...

«Esattamente! Questo è il mio sogno più grande a livello lavorativo. Un altro sogno importante che ho è quello di diventare mamma: mi immagino in questa casa immersa nella natura, circondata dalla mia grande famiglia, da mia sorella e dai nostri gatti. Poi, tutti gli altri sogni materiali si intrecciano: vigneti, ulivi, galline, asini, cavalli. Un piccolo boschetto con un sentiero, dove si possano fare esposizioni artistiche di giovani talenti. Vorrei che fosse un luogo vivo, dove la natura, l’arte e la cucina convivono, dove le persone possano contribuire e partecipare, non solo osservare. Un posto di condivisione, di semplicità e bellezza, in cui sentirsi a casa e ispirati allo stesso tempo».