Diletta Secco è una creator diventata celebre sui social per condividere ricette sane e senza sprechi, narrate con la sua voce delicata, come se stesse raccontando una favola. Negli ultimi tempi, la sua passione verso il mondo dell’ospitalità si è ampliata fino all’allestimento della tavola con la nascita del suo brand Chez Didì. Per la rubrica “Social Bites” di Cosmopolitan, Diletta cucina un’insalata perfetta per il ritorno all’università o all’ufficio. Con ingredienti salutari e un po’ di nostalgia.
Ricetta dell'insalata di patate con uova e salsa mediterranea: ingredienti
- 400 gr di patate novelle
- 2 uova
- 1 cetriolo
- 150 gr di yogurt greco
- 20 gr di olive taggiasche
- 1 spicchio d’aglio
- 1 cucchiaino di senape
- 1 limone
- q.b. prezzemolo
- q.b. sale
- 2 cucchiai di olio evo
- 2 fette di pane casereccio
Ricetta dell'insalata di patate con uova e salsa mediterranea: procedimento
Per prima cosa, lavare il cetriolo e sminuzzarlo con una grattugia a maglie larghe, senza però togliere la buccia prima di farlo.
Trasferire il cetriolo grattugiato in un colino posto sopra una ciotola e lasciarlo riposare mezz’ora, in modo da fargli perdere acqua.
Nel frattempo, prendere un’altra ciotola e versare dentro lo yogurt. Aggiungere sale quanto basta, in base al gusto.
Unire allo yogurtolio, prezzemolo e aglio (precedentemente tritati), con senape, scorza e succo di limone.
Strizzare ulteriormente il cetriolo e aggiungerlo alla salsa assieme alle olive taggiasche tagliate a pezzetti.
Mescolare con cura in modo che i sapori della salsa si amalgamino al meglio insieme agli ingredienti.
In un tegame con acqua, inserire le uova. Cuocere per 4 minuti dal momento del bollore; il tuorlo deve essere morbido.
Nel frattempo, bollire le patate novelle. Una volta finito, cominciare a comporre l’insalata in un piatto.
Unire la salsa mediterranea e aggiungere delle fette di pane, precedentemente tostate.
Mescolare il tutto e guarnire con olive intere, le due uova, il prezzemolo e qualche goccia di olio al peperoncino.
Intervista a Diletta Secco
Quando e come è nata la tua passione per la cucina?
«Mi sono avvicinata al mondo della cucina grazie a mia nonna che mi ha trasmesso un po' il concetto di cosa significa "cucinare come atto d'amore". Da sempre ho vissuto sia con mia mamma che con mia nonna e anche quando avevamo poche cose in frigo – sai quei classici momenti in cui devi fare lo "svuota frigo" o quando hai poche cose perchè nella vita quotidiana, tra un impegno e l'altro, a volte è difficile anche trovare il tempo per fare la spesa — ecco, in quei momenti mia nonna con la sua creatività riuscita sempre a tirare fuori qualcosa. Purtroppo, da quando è venuta a mancare, anche un po' per necessità, mi sono ritrovata da sola faccia a faccia con con i fornelli. Da quel momento ho scoperto che la cucina era un posto dove stavo bene e riuscivo a rilassarmi. Per me cucinare non è solo un gesto d’amore verso gli altri, ma anche un modo per prendermi cura di me stessa. È qualcosa che sento profondamente mio, e che ho imparato da mia nonna. Con lei ho sempre condiviso questa passione per i fornelli. In famiglia, in realtà, ha un po’ saltato una generazione questa passione: mia mamma non è mai stata molto portata per la cucina. Quindi il legame che ho con il cibo e con la preparazione dei piatti è sempre stato un momento speciale tra me e la nonna, un’eredità affettiva che custodisco con grande tenerezza».
Cosa ti ha spinta ad iniziare a postare delle ricette sui social?
«Come tanti altri creator, anche io sono partita sui social durante la pandemia, proprio in quel periodo in cui nei supermercati il lievito scarseggiava. Ripensandoci, credo che fosse un momento in cui ho voluto mettermi un po' alla prova. Ho sempre amato i social, ma li usavo più per altre passioni, come la fotografia e il montaggio video. Non avevo mai pensato di usarli per parlare di cucina. Poi, quando sono rimasta a casa a causa della pandemia, mi sono resa conto che avevo più tempo e così ho deciso di provarci. Mi sono detta: "Proviamoci!". Tanto non avevo aspettative, non avevo idea di cosa sarebbe successo. In effetti, il ruolo del content creator stava cambiando proprio in quel momento. Prima c'era la figura classica dell'influencer ma durante la pandemia è nato il concetto di content creator, inteso come chi crea contenuti. Se guardo un mio video di allora e lo confronto con uno di oggi, mi rendo conto di quanto sia cambiato il mio approccio. Nel corso del tempo, ho visto un grande cambiamento, anche a livello tecnico. Ho imparato tanto e fatto tanti piccoli miglioramenti nei miei video. È stato un po' come un percorso di crescita, in cui ho voluto condividere la mia passione per la cucina con gli altri. Ripensando a tutto questo, mi viene in mente anche l'insegnamento di mia nonna, che mi ha sempre trasmesso la cucina come un gesto di puro amore. È stato proprio questo il mio desiderio: condividere con una community digitale, di persone che mi seguono, qualcosa che ha un valore profondo per me».
Te lo ricordi il tuo primo video?
«Mamma mia, assolutamente sì! Era una crema al pistacchio, che tra l'altro era il mio grande cavallo di battaglia. Buonissima! L'impostazione della voce, le inquadrature, tante piccole cose erano totalmente diverse rispetto ai video che faccio ora. Però ricordo che il video era piaciuto tantissimo ed è andato virale. Ho iniziato a condividere i miei contenuti prima su TikTok, e poi su Instagram, soprattutto perché i Reel sono arrivati più tardi sulla piattaforma. Quando sono arrivata su Instagram, ho continuato a condividere e ho visto crescere i numeri. Però, sinceramente, non avrei mai immaginato che tutto questo potesse trasformarsi in un vero e proprio lavoro. E prima di di dire: "Ok, ora mi dedico solo al mondo dei social" ho comunque preso la laurea e mi sono concessa un anno per capire cosa stava succedendo. Ad oggi mi dico "ma meno male che l'ho fatto" perché altrimenti non avrei avuto il tempo giusto da dedicarci».
Molti fan ti apprezzano per la calma e la serenità che trasmetti con i tuoi video. Al di là dello schermo, tu come ti senti? Ti senti rappresentata dal concetto di “calma” e “serenità”?
«Sicuramente una delle parti di me che vorrei emergesse di più è quella che mi dà una grande tranquillità e serenità. Ovviamente non sono solo questo, ma è una parte di me che mi aiuta davvero a trovare calma e a mettere ordine nei pensieri. Come dico spesso, sono "figlia del drama", perché scherzosamente chiamo mia mamma così, e in effetti ho un carattere piuttosto forte. Ma nel creare un contenuto, nel produrre un video, mi piace far emergere soprattutto l'aspetto più calmo, quello che racconta, perché è una cosa che calma sia me che gli altri. Molte persone, come dicevi tu, mi fermano e mi dicono che, anche se non cucinano o non sono appassionate di cucina, amano guardare i miei video perché li rilassano. Alcuni addirittura mi dicono: "Ti ho riconosciuto dalla voce". Quindi, sì, sicuramente questa è una parte molto importante di ciò che faccio. Non credo che potrei mai fare video troppo ASMR solo con suoni, perché la gente si preoccuperebbe di non sentire la mia voce!».
Da dove prendi ispirazione per le tue ricette e come descriveresti la tua cucina?
«Le mie ispirazioni sono un po' di vario tipo. Da un lato, c'è sicuramente la cucina tradizionale, quella tramandata dalle nonne e dai racconti di famiglia. Ma non è solo questo. Mi piace, ad esempio, quando vado in giro, leggere i menù dei ristoranti, chiedere informazioni o, quando mi invitano a cena, curiosare sulle ricette delle persone. Trovo sempre interessante prendere spunto dalla fantasia e dalla creatività degli altri. Dall'altro, mi piace anche seguire i trend culinari, ma cercando sempre di renderli miei, di metterci il mio tocco personale. Sono molto aperta alla sperimentazione, non mi piace limitarmi a un solo stile o a un solo tipo di cucina. Per me, è un mix di influenze diverse, e questo rende tutto molto più interessante».
Oltre al tuo lavoro come food creator ora sei anche diventata un’imprenditrice. Ci racconti qualcosa di più del tuo progetto Chez Didì?
«Il progetto di Chez Didì in realtà è nato da relativamente poco tempo, anche se è in cantiere da almeno due anni. Chez Didì vuole essere un po' un viaggio nel mio mondo. È un progetto che nasce sempre dall'amore della della cucina però, con il tempo, questo amore si è un po' trasformato anche in accoglienza, nei confronti delle delle persone. È un po' il desiderio che ho da quando sono piccola. Ricordo che da bambina mi divertivo a fare queste cose con mia mamma, soprattutto quando invitavamo i parenti a casa. Era un momento di accoglienza, non solo fisica ma anche attraverso il cibo e la tavola. È stato un po’ come unire queste due cose, l'ospitalità e la cucina, che per me sono sempre andate di pari passo. Ovviamente, ho sempre desiderato che questo lavoro si trasformasse in qualcosa di più tangibile, più concreto. I social sono sicuramente un’opportunità, ma volevo che ci fosse anche qualcosa di reale, al di fuori degli schermi. Quindi sì, è stata un’evoluzione che avevo in mente da tanto tempo, e finalmente sono riuscita a renderla concreta».
E pensando al futuro, quale strada senti più tua? Quella dell’imprenditrice, della content creator o magari qualcosa di completamente diverso?
«Sicuramente non mi piace l’idea di chiudermi in una definizione troppo rigida. Non sono una di quelle persone che dice: "Ok, i video vanno bene, ma a un certo punto mi stancheranno". Perché, in realtà, creare i miei video, il montaggio, raccontare una storia attraverso i contenuti è proprio ciò che mi piace di più. Detto questo, mi sento in continua evoluzione. Mi piacerebbe continuare a sviluppare la carriera da content creator, ma anche esplorare quella imprenditoriale, sempre rimanendo fedele ai miei valori e alle cose che sento davvero mie. Perché, alla fine, se un progetto non lo sento più autentico, non riuscirei a portarlo avanti con la stessa passione. Però sono aperta anche a nuove strade. Mi piacerebbe riuscire a trovare un equilibrio che mi permetta di fare tutto, senza rinunciare a nulla».
In questo numero di Cosmopolitan appena uscito in edicola, parliamo della nostra Inchiesta sul SUCCESSO, indagando cosa significa davvero “avere successo” per la Gen Z. Per te cosa significa? E come affronti la pressione sociale che spesso ci impone di dover sempre dare il massimo?
«Sicuramente non è facile. C'è un equilibrio difficile da mantenere. Per me, significa riuscire ad avere successo sia nella vita privata che in quella lavorativa, cercando di unire le due cose senza che una prevalga sull'altra. Perché, in un certo senso, vorrei realizzarmi professionalmente, e in parte ho già raggiunto degli obiettivi che pensavo fosse impossibile raggiungere. Ma voglio anche realizzarmi personalmente, ed è una sfida. Avere successo per me significa prima di tutto star bene, avere serenità, nonostante la pressione che, come dicevamo prima, è tanta, soprattutto a livello lavorativo. E, allo stesso tempo, bisogna ricordarci che, pur essendo sui social e spesso focalizzati sui numeri e sulle performance, non siamo delle macchine. Non possiamo essere sempre perfetti. Quindi, se una volta le cose non vanno come ci aspettavamo, dobbiamo comunque accettarlo. E questo è qualcosa che cerco di ricordarmi spesso. Non ho una risposta definitiva, ma cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Cerco di mettere insieme tutto e dirmi: "Ok, sono arrivata fin qui, e magari un tempo non avrei mai pensato di riuscirci". E questo per me è già una grande spinta per essere felici del presente e di quello che ho, perché altrimenti si rischia sempre di guardare oltre, senza apprezzare ciò che si ha».
Qual è il consiglio che daresti a chi ti segue da casa e sogna una carriera simile alla tua?
«Se uno vuole iniziare a creare contenuti sui social, direi che la cosa più importante è trovare la propria voce. Oggi sui social si trova davvero di tutto, quindi è fondamentale cercare una cifra stilistica che ti possa distinguere dalle altre persone. La strada sui social è molto legata alla propria strada personale, perché alla fine, se fingi o non sei te stesso, prima o poi si vede, e non è una cosa autentica. Non può andare molto lontano. E poi, un altro consiglio che do sempre è avere pazienza e perseveranza. È vero, il primo video può non andare come sperato, ma bisogna continuare a provarci. A parte i primi tentativi che avevo messo sui social, che non erano strettamente legati a questo percorso, ogni passo ha portato poi ad un miglioramento. Ricordo proprio che non avevo per niente dei numeri altissimi con i primi video. Poi ho avuto sicuramente anche tanta fortuna ma non basta. Sicuramente la fortuna serve ma è più importante la perseveranza, la voglia di migliorarsi, di continuare e di non fermarsi al primo ostacolo.».
Per concludere, un piatto sopravvalutato e uno sottovalutato in cucina.
«Un piatto che secondo me è sottovalutato è sicuramente la pasta al pomodoro. Perché? Perché, se hai gli ingredienti giusti, è un piatto semplicissimo, ma davvero speciale. Poi ci sono mille varianti. Puoi farla con i pomodori al forno, usare diverse tipologie di pomodori, insomma, da una semplice pasta al pomodoro si possono tirar fuori un sacco di idee. Allo stesso modo, piatti come la panzanella toscana o la pappa al pomodoro, che sono davvero semplici e fatti con pochi ingredienti, permettono comunque a ciascuno di dare il proprio tocco personale. Invece, trovare un piatto sopravvalutato è davvero difficile, perché mi piacciono un po’ tutti».
























