Delizioso e ricco di storia, il capitone fritto è uno di quei piatti che non può mancare sulle tavole degli italiani a Natale e Capodanno. Si tratta di un piatto a base di pesce dalla preparazione semplice, che racchiude però un sapore sorprendente.

La ricetta originale, ovvero quella partenopea, prevede una panatura dorata ed extra crunchy a cui è impossibile resistere. E poi, le origini di questo piatto sono affascinanti così come le tradizioni che cela.

Insomma, oggi vogliamo parlarvi del capitone ricetta: la sua storia e i trucchi della nonna per realizzarla a regola d’arte per il vostro cenone di Natale.

Capitone ricetta: l’originale del Sud

Il capitone è tipico della parte bassa dell’Italia, dove questo pesce viene apprezzato e cucinato ad arte. A Napoli è un piatto immancabile nel giorno di Natale, alla Vigilia o al cenone di Capodanno, ma anche in diverse regioni del Sud è altrettanto.

Il capitone è la femmina dell’anguilla, di grandi dimensioni, ed è presente nella tradizione culinaria italiana da secoli. Il suo nome è stato coniato proprio dai napoletani, dalla parola “caput” (capo).

A Napoli si mangia rigorosamente fritto, nei giorni di Natale e Capodanno. È un piatto tipico che non manca mai di completare la tavola imbandita, scopriamo le tradizioni del capitone e la ricetta originale.

Capitone oltre la ricetta: credenze e tradizioni

Il capitone è un vero e proprio simbolo, accompagnato da credenze e tradizioni come quasi nessun’altra pietanza. Una delle tradizioni che accompagna il capitone è quella di acquistarlo vivo in pescheria, per poi dargli il colpo finale a casa. Ma, trattandosi di un pesce viscido come l’anguilla, spesso si dà inizio a veri e propri inseguimenti per tutta la casa!

Pare si tratti di un atto simbolico: il capitone, per forma, ricorda il serpente, simbolo del diavolo che ha spinto Adamo ed Eva nel peccato. Mangiarlo l’ultimo dell’anno sarebbe come espiare il peccato, uccidere il serpente ed eliminare il male, un gesto simbolico per scacciare la malasorte. E sembra che questa usanza non sia un’invenzione recente: già Virgilio e Seneca raccontano di veri e propri riti portafortuna dove il serpente veniva fatto a pezzi (con il cristianesimo il capitone ha preso il posto del serpente).

Insomma, mangiare il capitone non è solo un modo per gustare questo delizioso pesce, ma anche un rito propiziatorio, proprio come mangiare le lenticchie la notte del 31 dicembre, per esempio.

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Capitone ricetta: ingredienti

Ricetta: facile

Tempo di cottura: 10 minuti

Ingredienti

  • 1 kg di capitone eviscerato
  • qualche foglia di alloro
  • farina di semola rimacinata
  • olio di semi di arachide per friggere
  • sale q.b.

Preparazione del capitone di Natale

Proseguiamo con la preparazione del capitone secondo la ricetta originale. Visto che per tradizione il capitone si acquista vivo, dovrete occuparvi della pulizia e della decapitazione del pesce. Si tratta di una fase essenziale, che però potrebbe essere troppo violenta o cruda per qualcuno. In questo caso vi consigliamo di chiedere al commesso della pescheria di farlo per voi. In caso contrario, ricordatevi di scavare le interiore e rimuovere “la capa” del pesce prima di procedere.

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Dopo aver pulito tutto, tagliate a tocchi il pesce. Devono risultare di una forma e grandezza analoga (circa 10 cm) per garantire una cottura omogenea. Occupatevi poi di asciugare i pezzi di pesce con carta assorbente, poi intingerli nella semola macinata e infine nella farina per impanarli.

Mettete a scaldare olio abbondante a fiamma alta in una padella, quando sarà pronto immergete il pesce al suo interno. La panatura deve essere dorata e croccante. Rimuovete il pesce dal fuoco, eliminando l’olio in eccesso con carta fritti. Non vi resta che aggiustare di sale e il gioco è fatto: serviteli in tavola ancora caldi!

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