Le aspettative erano altissime per Pretty Lethal, l'action thriller che tutti aspettavano un po' perché, nonostante Thimothée Chalamet, il balletto è sempre il balletto – soprattutto Čajkovskij, il suo Schiaccianoci, il pas de deux della Fata Confetto – , un po' perché female-led e un po' perché le donne in questione, a condurre la pellicola, erano Iris Apatow, Lana Condor, Millicent Simmonds, Avantika, Maddie Ziegler e soprattutto Uma Thurman. Un cast di spessore, un intreccio promettente che prende dal mondo della danza, del combattimento, della vendetta femminile.



    La stessa Thurman, di revenge movies, di thriller d'azione e di girlpower, ne sa un po': nel 2003 interpretava Beatrix Kiddo in Kill Bill, cult di Quentin Tarantino tra i più amati della storia del genere, indossando una tutina gialla alla guida del Pussy Wagon, armeggiando una preziosissima katana fra le mani. Come la famosa spada e le arti marziali, anche in Pretty Lethal - Ballerine all'inferno c'è un'arma destinata a diventare iconica, a completare i passi di danza che risulteranno letali per i nemici delle protagoniste: «That toe-blade is sick», è la battuta che presenta una lama di un taglierino utilizzata dalle ballerine per smussare le scarpette, tipicamente dure nella disciplina classica, posizionata in cima alla punta di gesso per sferrare i colpi finali dopo piroette, salti, plié e chassé. Uscito il 25 in tutto il mondo su Prime Video, il film del momento ha dimostrato che non solo le ballerine non sono le creature quasi mitologiche, graziose, pure ed educate, che la società si immagina stereotipicamente, ma che le stesse sono figure profondamente guerriere, che le ragazze hanno ragione di lottare e che, al contrario di quello che vogliono farci credere, possono anche dare il massimo, uscire dagli schemi, per poi trionfare insieme, tra empatia, connessione, coraggio e sorellanza.

    Pretty Lethal: trama e recensione dell'action-thriller sulle ballerine (e il girlpower)

    In questo film, una disfunzionale compagnia di balletto è costretta a rifugiarsi in un hotel quando il loro autobus si guasta mentre sono in viaggio verso una prestigiosa competizione a Budapest, in Ungheria, e deve usare il proprio addestramento per difendersi, e lottare per la propria vita, quando una banda di uomini armati e malavitosi le prende di mira. La rappresentazione è abbastanza vasta: nella ballet troupe di Los Angeles, Iris Apatow, nella vita vera la sorella minore di Maude (Lexi Howard in Euphoria), nei panni di Zoe è soggetta e prona a frequenti attacchi di panico; Lana Condor, attrice vietnamita naturalizzata US, Lara Jean Covey in Tutte le volte che ho scritto ti amo, è Princess, la più privilegiata e inizialmente antagonista delle ballerine. Millicent Simmonds, nei panni di Chloe, è la sorella non udente e molto più serena di Zoe; Avantika, invece, interpreta Grace, una devota e religiosa credente che, drogata da un malavitoso, si farà un trip allucinogeno che le cambierà la vita – forse il charachter development migliore e più divertente. La leader del gruppo è indubbiamente Maddie Ziegler – attrice e ballerina salita alla ribalta dopo le performance nei videoclip di "Chandellier" e "Elastic Heart" di Sia – nei panni di Bones, la più determinata, intelligente, disillusa ma carismatica di tutte.

    Se all'inizio della storia, sono l'antipatia e il contrasto fra Princess e Bones a trainare le scene del film, diventa presto chiaro come in momenti di necessità, le ragazze debbano imparare a stare insieme e ad aiutarsi vicendevolmente. Il loro rapporto maturerà nel tempo, man mano che sconfiggono danzando i loro avversari; il finale sembrerebbe quasi suggerire che le due potrebbero anche stringere un'amicizia profonda: legate da un trauma condiviso, unite dalla lotta, impareranno a volersi bene e a mettere l'altra al primo posto sconfiggendo ogni egoismo. Il messaggio di sorellanza della pellicola fuoriesce anche i confini generazionali, con il personaggio di Devora Kasimer (Thurman), un'altra donna vittima della violenza maschile. Anni fa, infatti, era come le ragazze una promessa del balletto ungherese, ma il debito di suo padre nei confronti di un boss mafioso la condurrà in un incidente: la punizione di un uomo non ricade su un altro uomo, ma su una donna, in questo caso una figlia. Attraverso la sua figura viene costruito un ponte di cura e aiuto che supera i limiti dell'età: sul principio, matriarca crudele e brutale, che vuole assassinare le ballerine, finirà per aiutarle a scappare, così che possano almeno loro vivere il sogno, ballare, che lei non ha mai potuto realizzare. Regale.

    Da ballerine a guerriere

    L'aspetto più interessante del film sono, oltre ai costumi e ai tutù sporchi di sangue, le coreografie che mischiano il balletto e il combattimento in maniera intelligente – è come se trasformassero i loro allenamenti, le loro routine in armi efficientissime. E, infatti, funzionano quando seguono i ritmi del gruppo, le sequenze di passi doppi (insieme), piuttosto che singoli. Se i dialoghi e la sceneggiatura risulta un po' goffa, nonostante la prestazione eccezionale di Ziegler (la sua tecnica di danza rende il risultato più credibile, riuscendo a rendere bene anche le emozioni sullo schermo), anche il tono appare spesso più cringe che camp.



    Ma rimane comunque un prodotto di intrattenimento interessante, a suo modo anche capace di stimolare riflessioni profonde e attuali, non solo sulla condizione femminile ma anche su quella del professionismo di danza, la cultura tossica e il dolore che le ballerine sopportano. Come le unghie che si staccano in continuazione dalle dita dei piedi: chi pensa di torturare una di loro, così, è semplicemente un fesso. «Nel cuore di ogni ballerina scorre il sangue di una guerriera; trasformano il dolore in bellezza, il chaos in precisione, i loro corpi in arte. Sudore, sangue, sacrificio», sono le parole su cui comincia la visione, accompagnata dalle note di "Rhythm Is A Dancer" is a hit song by the Snap. Ma le ragazze sono «prima-fucking-ballerinas». Le abbiamo viste danzare: le persone presumono che siano queste cosine delicate e fragili, ma non è così. Performano quando non stanno bene, sono ferite o hanno i piedi che sanguinano. E il tutto, con il sorriso sulle labbra. Quindi, che nessuno venga a dire che non sono forti abbastanza. Che non siamo forti abbastanza per fare qualsiasi cosa ci mettiamo in testa di fare.