Dopo il successo in serie come A casa tutti bene e Un amore, Beatrice Fiorentini torna sul grande schermo con Strike - Figli di un'era sbagliata, l'opera prima di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Presentato al Torino Film Festival e in uscita nelle sale il 26 marzo 2026, il film è una commedia che scava con ironia e profondità nelle dipendenze e nelle insicurezze di una generazione (con Matilde Gioli, Lorenzo Zurzolo e Pilar Fogliati). Noi di Cosmpolitan abbiamo chiacchierato con l'attrice, classe 2000, per farci raccontare la sua esperienza sul set e il suo viaggio nel mondo della recitazione.
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Beatrice Fiorentini: il viaggio di un'attrice tra i set di A casa tutti bene, Un amore e il nuovo Strike
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Parliamo di Elettra, il tuo personaggio nel film "Strike". Cosa puoi dirci di lei?
Elettra è arrivata con la potenza di una commedia. Finora nella mia testa ho sempre voluto concentrarmi su storie diverse. I personaggi mi capitano in maniera naturale, non è che me li vado a cercare, però ho avuto spesso ruoli un po' ambigui, che vertono su altri toni. Nonostante avessi fatto la serie Un amore, che è una commedia romantica, non mi sento di metterla nello stesso insieme di questo progetto. Elettra, secondo me, è un po' il doppio lato della medaglia: quella che ti può far infatuare, ma anche rimettere in riga. È proprio il suo mordente che farà poi agire Pietro, il suo ex fidanzato, portandolo in qualche modo a migliorarsi.
Qual è secondo te la formula vincente di questo film?
Secondo me vince perché racconta una tematica attuale e importante in un modo audace, attraversando le "parti d’ombra" con verità ma anche con ironia. È qualcosa che identifica molto noi ragazzi. Ho visto che hanno già fatto una proiezione nelle scuole e ha ottenuto un ottimo risultato. Mi fa piacere perché il pubblico giovane è quello principale per questa storia.
Come ti sei trovata a lavorare con il resto del cast?
È stata una bella scoperta. Io ero forse l'unica, o tra le poche, a inserirmi in questo gruppo di tre registi - Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico - che sono fenomenali, simpatici e talentuosi. Loro si conoscevano già, sono amici e colleghi da diverso tempo, quindi io ero un po' la new entry. Mi sono lasciata trasportare dalla loro energia e si è creato un legame che inevitabilmente ti porti anche fuori dal set.
Hai sempre sognato di fare l'attrice?
Sì, fin da piccolissima. Vedevo i film con mia nonna e giocavo a interpretare le attrici. Ricordo che guardavamo spesso Monica Vitti e Anna Magnani. Quel cinema mi parlava tantissimo allora e mi parla ancora oggi. Ha una grande risonanza nelle mie emozioni. Non vengo da una famiglia di cinema. A casa si guardavano i film per intrattenimento, non sono cresciuta in un ambiente dove si masticava pane e cinema ogni giorno. È stata una cosa che ho scoperto da sola crescendo, grazie anche a delle insegnanti che sono state il vero punto di svolta per me, sia come persona che a livello professionale.
Quando hai deciso di provarci seriamente?
Dopo il liceo. Avrei dovuto fare il classico perché mi dicevano che ero brava a scrivere, e mi sarebbe piaciuto, però sentivo questa vocina interna legata alla creatività che volevo esplorare a tutti i costi. Pochi giorni prima di iniziare il classico ho cambiato scuola e sono andata all'artistico. È stato uno dei periodi più belli della mia vita perché ero davvero me stessa. Senza la creatività non sarei io. Dopo il diploma c'è stato il Covid. Una volta passato quel periodo, avevo pensato di andare in Svizzera da mia zia, una donna che stimo molto. Però mia mamma mi disse una cosa importante: «Ma tu hai sempre voluto fare cinema, che vai a fare in Svizzera? Resta a Roma, che il cinema è qui». Mi ha dato la spinta giusta e, insieme a mia zia, mi hanno regalato un corso di recitazione per darmi l'opportunità di sperimentare.
Com'è andata l'esperienza di studio?
Ho iniziato con una masterclass tenuta da Gabriele Muccino. È stata una prima infarinatura fondamentale che mi ha fatto capire che potevo accedere a questo mestiere. Da lì ho fatto subito dei provini, ho trovato l'agenzia e mi hanno presa quasi subito per i primi lavori. In contemporanea ho continuato a studiare presso l'Accademia Studio Cinema.
Ti abbiamo vista in A casa tutti bene. Com'è stato lavorare con attori già affermati?
All'inizio è stato strano perché mi sembrava tutto normale, non conoscevo ancora bene il mestiere. Crescendo mi sono resa conto che non è affatto scontato. Ricordo quel periodo con molta gratitudine. Poi ho avuto l'esperienza della serie Un amore, dove siamo andati a girare in Spagna. Lì ho conosciuto insegnanti spagnoli molto bravi e il mio percorso di studi si è ampliato un po' in tutto il mondo.
Ti vedi a lavorare stabilmente all'estero?
Non ho il "sogno americano". Forse un po' mi spaventa. Un insegnante una volta mi fece fare un esercizio in cui dovevo muovermi in una stanza con una luce forte al centro. Io facevo tutto quello che mi chiedeva, ma restavo sempre nell'ombra. Mi ha dato una chiave di lettura su me stessa che avevo sottovalutato. Mi piacerebbe però lavorare molto in Spagna o in Francia. Nonostante ciò un cortometraggio che mi vede protagonista, The Flame of Syracuse è stato preso per la 26esima edizione del Beverly Hills Film Festival che si svolgerà il prossimo aprile.
Cosa fai quando non sei sul set?
Praticamente le stesse cose: ascolto musica, scrivo e mi perdo in quello che mi viene in testa. Ascolto di tutto, da David Bowie a Mia Martini. Io sono "tante persone" e ogni momento ha la sua suggestione musicale.
Sei stata anche in un video di Ultimo, vero?
Sì, ho fatto due videoclip e la cosa mi ha affascinato molto perché la musica ha un grande impatto su di me. Quello di Ultimo è stato molto suggestivo, lo stimo tantissimo. Se dovessi scegliere un altro cantante per un videoclip, direi Achille Lauro. Mi piacerebbe fare qualcosa di struggente con lui. Mi piace molto anche Blanco tra i giovani. Lo tengo d'occhio.
Cosa guardi quando sei a casa?
Ultimamente vado spesso al cinema e cerco di essere aggiornata il più possibile. Mi piace quando c'è un'emozione vera, sono un po' stanca di vedere cose fatte senza un minimo di arte e sentimento. Sono una grande fan di Almodóvar.
Che rapporto hai con i social?
È un rapporto in costruzione. Fino a poco tempo fa li avevo un po' sottovalutati, ma mi rendo conto che per la parte lavorativa possono essere una grande catena. Ho conosciuto molte persone sul lavoro anche tramite questi strumenti. Ho avuto la fase del «non serve a niente», ma se usati con consapevolezza sono uno strumento utile. Detto questo, preferisco sempre la vita reale e il rapporto vis-à-vis con gli amici.














