Il cinema italiano ha sempre avuto un legame molto forte con l'esame di Maturità. Vent'anni dopo il film cult di Fausto Brizzi, arriva nelle sale Notte prima degli esami 3.0, un'operazione che non è né un remake né un semplice sequel, ma un remix generazionale.
Se in Notte prima degli esami Nicolas Vaporidis correva sotto il sole di un 1989 analogico, poi in Notte prima degli esami - Oggi in un 2006 alle prese con le prime tecnologie e i flash mob, oggi Tommaso Cassissa si muove in una Roma iper-connessa, in cui il terrore dell'esame viaggia su WhatsApp.
Ma in un mondo dominato dai social e dall'intelligenza artificiale, l'esame di Maturità fa ancora davvero paura?
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Da Nicolas Vaporidis a Tommaso Cassissa: l'esame di Maturità tra social e intelligenza artificiale
La prima grande differenza che troviamo in questa versione 3.0, diretta dall'esordiente Tommaso Renzoni, riguarda il linguaggio della comunicazione. Se nel film originale del 2006 (come già detto, ambientato negli anni Ottanta) il mistero e l'attesa erano alimentati da cabine telefoniche e messaggi lasciati in segreteria, oggi tutto è immediato, filtrato da uno schermo. Eppure, il paradosso che il film sottolinea con intelligenza è che, nonostante l’iper-connessione, il senso di solitudine e l'incertezza sul futuro sono aumentati.
I protagonisti di oggi non devono solo affrontare la "belva" (una Sabrina Ferilli misurata e autorevole, che raccoglie il testimone dal leggendario - e compianto - Giorgio Faletti), ma anche il peso di aspettative sempre più alte sul proprio conto. Se per i ragazzi del 1989 il problema era chi essere, per la Gen Z di questa pellicola il dramma è come apparire, mentre tutto intorno sembra andare a rotoli e i giovani si sentono scoraggiati o preoccupati per il futuro del pianeta.
Il film mette in scena una gioventù che usa l’intelligenza artificiale per cercare di ammorbidire la professoressa Castelli (creando immagini false di un suo vecchio amore, per poi proseguire in chat conversazioni assurde), dimostrando come la tecnologia sia diventata un'estensione della loro creatività disperata.
In questo contesto, convince la prova di Tommaso Cassissa. Conosciuto dal grande pubblico per i suoi video ironici sui social, qui riesce a spogliarsi della maschera da creator per indossare con naturalezza quella di Giulio. La sua è una recitazione pulita e credibile: Cassissa non cerca mai la battuta a tutti i costi, ma lavora di sottrazione, restituendo perfettamente quell'aria un po' persa e un po' sfacciata tipica di chi sa che sta per vivere l'ultima estate della sua giovinezza.
Perché Notte prima degli esami 3.0 rifiuta la nostalgia e sceglie di raccontare l'ansia moderna
Il focus della contrapposizione tra i primi due film e questo nuovo capitolo sta nel concetto di nostalgia. Il primo film era una coccola - come direbbero i boomer - per i trentenni di allora. Il 3.0 rifiuta invece la nostalgia, non a caso come dice la nonna di Cesare nel film: "La nostalgia è pericolosissima". Qui non si guarda indietro per rimpiangere, ma si guarda avanti con un terrore che i millennial non avevano.
Mentre il film di Brizzi del 2006 e il successivo Oggi (legato ai Mondiali del 2006) parlavano a un pubblico che credeva ancora nel posto nel mondo, i ragazzi di Renzoni affrontano il poliamore, l'asessualità e la fluidità in un contesto in cui il voto scolastico sembra quasi l'ultimo dei problemi rispetto a un futuro climatico e lavorativo incerto. La colonna sonora riflette questo cambio: non solo il pianoforte di Venditti, ma i ritmi elettropop di Ditonellapiaga e Olly, che raccontano un'energia più nervosa e meno rassicurante.
In parole povere, oggi l'esame di Maturità non è più solo una questione di studio, ma il tentativo di capire chi si è davvero mentre si è sommersi da internet e dai social. Il film è divertente come i capitoli precedenti, ma aggiunge un retrogusto più triste: quello di una generazione che sa bene che, finita la scuola, la vera sfida sarà dover costruire la propria identità ogni giorno.






