Parlare di Audrey Hepburn significa evocare quel tipo di stella che nasce raramente in qualsiasi industria. Non si è limitata a conquistare il grande schermo fin dagli anni Cinquanta: ha anche ridefinito cosa volesse dire essere donna a Hollywood. Dopo una giovinezza segnata dalla guerra, il suo ingresso nel cinema fece molto discutere per quella combinazione unica di fragilità e forza, sofisticata ma al tempo stesso autentica. Audrey non interpretava semplicemente dei personaggi: li viveva con una naturalezza tale da rendere impossibile distogliere lo sguardo.
La sua influenza è andata ben oltre il cinema. Insieme a Hubert de Givenchy ha creato un’estetica senza tempo che ancora oggi ispira editoriali, red carpet e collezioni di moda. L’abito nero, le linee pulite, il taglio corto impeccabilmente strutturato… Hepburn ha trasformato la sua innata eleganza in un’attitudine che molte hanno cercato di fare propria. La sua immagine resta sinonimo di bellezza classica, ma anche di indipendenza e modernità.
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Non sorprende che molte artiste contemporanee la considerino un punto di riferimento. Ariana Grande, per esempio, ha ricreato in diverse occasioni la sua estetica durante eventi e servizi fotografici, arrivando persino a citarla nel brano iconico 7 Rings con l’ormai celebre riferimento a Breakfast at Tiffany's.
E se c’è un’altra artista che ha parlato apertamente di questa ammirazione è Lily Collins, protagonista della serie Netflix Emily in Paris, che per anni è stata paragonata all’attrice per i suoi lineamenti delicati e i tratti marcati. Persino nella produzione che interpreta non sono mancati richiami allo stile dell’indimenticabile icona.
In un’intervista rilasciata a Momtastic nel 2012, Lily Collins dichiarava: «La mia icona di stile da sempre è stata Audrey Hepburn».
Raccontava di aver studiato il suo modo di muoversi, la postura delle mani e quella capacità così speciale di «dire tanto senza pronunciare una parola». Collins rifletteva anche su come le star del passato permettessero alla macchina da presa di soffermarsi sul loro volto, lasciando emergere con delicatezza il passaggio da un’emozione all’altra. «Era una principessa a modo suo», affermava, sottolineandone la grazia e l’intramontabile eleganza.
Allo stesso modo, nel 2014, in dichiarazioni rilasciate a Today e riportate da The Independent, Lily Collins tornò a ribadire questa fascinazione. Confessò di essersi sempre sentita «ispirata dai suoi film», in particolare Funny Face (1957) e Sabrina (1954), sottolineando che «il suo sorriso e i suoi occhi dicevano tutto. Era capace di trasmettere emozioni intense senza aprire bocca».
Tuttavia, quando le facevano notare la grande somiglianza, chiariva la sua posizione: «Mi sento molto onorata quando mi paragonano a lei, ma non pretendo di essere la nuova Audrey». Anzi, aggiungeva una riflessione netta: non solo lei, ma «nessuno può essere la prossima Audrey Hepburn».
Audrey Hepburn era irripetibile, e la sua eleganza e sensibilità restano un punto di riferimento anche a più di mezzo secolo di distanza. Lily Collins, consapevole di ciò, non cerca di sostituirla, ma di renderle omaggio con rispetto e ammirazione.
Forse qui sta il segreto: celebrare un’eredità senza tentare di copiarla, comprendendo che alcune icone non si sostituiscono, ma continuano a vivere attraverso nuovi sguardi.

















