Nel 1847 il romanzo Cime tempestose uscì con la firma di Ellis Bell, pseudonimo dietro il quale si celava in realtà la talentuosa Emily Brontë. Fu la sua unica opera, eppure bastò a consacrarla come una delle voci più intense della letteratura britannica. Questo dramma gotico, dominato dalla passione tormentata di Catherine e Heathcliff, ha attraversato i secoli continuando a esercitare un fascino potente, tanto sui lettori quanto sui cineasti.

Nel corso del tempo, infatti, diversi registi hanno provato a tradurre sul grande schermo l’atmosfera cupa e selvaggia del romanzo. Tra le versioni più celebri spicca quella diretta da William Wyler nel 1939, ma anche l’interpretazione personale e intensa di Luis Buñuel, che negli anni ’50 firmò Abismos de pasión (distribuito in Italia come Abisso di passione), ha lasciato un segno indelebile.

A questa tradizione si aggiunge oggi una nuova rilettura del classico: un film cupo, certamente, ma soprattutto libero. Un adattamento che potrebbe far storcere il naso ai puristi e a chi desidera una trasposizione rigorosamente fedele al testo originale.

La regista Emerald Fennell, già nota per film come Saltburn, aveva del resto chiarito sui social la natura del suo progetto. Per lei Cime tempestose è un’opera talmente densa e complessa da risultare impossibile da adattare in modo integrale: «Il libro significa così tanto per me e per tante altre persone che non può essere adattato a causa della sua densità e complessità. Non posso dire che sto realizzando “Cime tempestose”. Non è possibile. Quello che posso dire è che sto realizzando una versione».

Con una premessa così onesta, le intenzioni appaiono subito chiare. E proprio per questo siamo entrati in sala con la mente aperta, pronti ad accogliere non una copia del romanzo, ma un’interpretazione personale del suo spirito.

a man and a woman dressed in formal attire standing in an elegant doorway
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Cime tempestose ricorda Bridgerton?

Usciti dalla sala, siamo arrivati a una considerazione forse inattesa: da fan di Bridgerton, il nuovo Cime tempestose interpretato da Margot Robbie e Jacob Elordi ci ha ricordato, per certi aspetti, proprio la popolare serie Netflix.

A un primo sguardo il paragone può sembrare azzardato: le atmosfere cupe e tormentate della brughiera inglese paiono lontanissime dai salotti scintillanti dell’alta società londinese. Eppure, riflettendoci, il collegamento non è così improbabile. La regista Emerald Fennell sembra infatti muoversi su una linea simile a quella tracciata da Shondaland: prendere una storia ambientata nel passato e innestarvi sensibilità, ritmo e dettagli capaci di dialogare con il pubblico contemporaneo, in particolare con le generazioni più giovani.

Il risultato è un racconto che mantiene intatta l’essenza dell’opera originale (soprattutto nelle sequenze iniziali, più fedeli per tono e atmosfera) ma che allo stesso tempo si concede libertà stilistiche e narrative evidenti. Non si tratta di tradire il testo, quanto piuttosto di rileggerlo attraverso uno sguardo attuale.

Proprio su questo tema è intervenuta di recente Verónica Fernández, responsabile della fiction di Netflix Spagna, sottolineando come la sfida più grande in produzioni di questo tipo sia «liberarsi dalla Storia con la S maiuscola». Non si sta realizzando un documentario, né un rigoroso progetto storiografico: è finzione. Aggiornare temi e prospettive, alleggerendo il peso della ricostruzione storica, diventa allora un atto creativo che permette di abitare mondi lontani nel tempo scegliendo, con consapevolezza, gli elementi più significativi per il presente.

È esattamente ciò che ha fatto Fennell, e interpretando il film in questo modo, riteniamo il risultato brillante.



romantic moment between two characters in a dramatic setting
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Le scene più simili

La sequenza iniziale di Cime tempestose ci avverte subito che ciò che stiamo per vedere è non convenzionale (non riveleremo nulla per evitare spoiler, ma capirete cosa intendiamo non appena la vedrete).

Si potrebbe dire che il film sia diviso in tre parti: la prima e l’ultima sono le più cupe, mentre la sezione centrale ricorda maggiormente Bridgerton per la sua messa in scena, un contrasto che può sembrare sorprendente in una trama gotica come questa.

Thrushcross Grange potrebbe benissimo essere il luogo scelto dalla regina Carlotta per un the, con tavoli imbanditi di prelibatezze colorate, un giardino traboccante di fiori e un guardaroba pieno di creazioni davvero magnifiche. Anche qui si notano alcuni anacronismi, come l’uso delle cerniere tipiche di Bridgerton, il passaggio dai cappelli ai fascinator o le manicure in gel. Tuttavia, il guardaroba di Margot Robbie è così spettacolare (con scollature mozzafiato e occhiali da sole) che queste licenze stilistiche risultano del tutto perdonabili.

gathering of elegantly dressed individuals in a decorative indoor setting
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Quella casa luminosa e accogliente diventa così una vera e propria metafora di un’esistenza protetta, stabile, quasi privilegiata. È il simbolo di una vita agiata, ordinata, in netto contrasto con ciò che resta fuori dalle sue mura. In entrambe le opere, oltre al tema del destino femminile, donne cresciute per dipendere dagli altri e private della possibilità di scegliere davvero per sé, emergono con forza anche le fratture tra le classi sociali, le barriere invisibili ma rigidissime che determinano aspirazioni, relazioni e possibilità di riscatto.

La rilettura di Emerald Fennell, tuttavia, sembra sfiorare questi aspetti con maggiore leggerezza. Pur senza ignorarli del tutto, li rende meno centrali, attenuandone la portata più aspra e critica. L’attenzione si sposta così soprattutto sul cuore pulsante del racconto: la storia d’amore tormentata, difficile e totalizzante, che diventa il vero fulcro emotivo del film.

historical scene featuring a woman in a traditional costume and two men in period attire
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Inoltre, sia Cime tempestose sia Bridgerton scelgono di rappresentare la sessualità in modo esplicito, senza eccessive ellissi o censure. Nella serie prodotta da Shondaland, restano impresse le scene sotto la pioggia tra Daphne e il Duca di Hastings (Regé-Jean Page) così come le discusse sequenze in carrozza tra Penelope e Colin nella stagione più recente.

Nel film di Emerald Fennell, il parallelismo è evidente: i personaggi portati in scena da Margot Robbie e Jacob Elordi vivono la passione in modo fisico, diretto, pienamente mostrato allo spettatore. Anche l’autoerotismo di Cathy richiama, per certi versi, la scoperta del desiderio di Daphne nella prima stagione della saga Regency, sottolineando un’idea di femminilità consapevole e non più passiva.

Tutto questo si pone in netto contrasto con il puritanesimo dominante dell’epoca vittoriana, periodo storicamente associato a una morale rigida e a una severa repressione della sfera sessuale. Proprio in questa frizione tra ambientazione storica e sensibilità contemporanea si gioca una delle scelte più audaci di queste riletture: mostrare ciò che, in teoria, avrebbe dovuto restare nascosto.

a couple embracing during rain in a forest
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E se Bridgerton presenta violini al ritmo di Taylor Swift e Pitbull, Cime Tempestose segue l’esempio, incorporando i successi attuali di Charli XCX.

Il risultato è un film godibile, nonostante i cambiamenti, le trasformazioni e le omissioni. Un pellicola visivamente sbalorditiva e con protagonisti straordinariamente attraenti che interpretano alla perfezione questa storia d’amore epica. Molto più desolata di quelle viste in Bridgerton, certo, ma che rimarrà sulla bocca di tutti per un bel po’ di tempo.

DaCosmopolitan ES
Traduzione e adattamento a cura di Luca Guarneri