Margot Robbie indossa circa cinquanta costumi diversi in Cime Tempestose. E nessuno di questi è storicamente accurato. Ma non è un errore, né una provocazione gratuita: è una scelta precisa, voluta e perfettamente coerente con la visione di Emerald Fennell.



Cime Tempestose non vuole essere storicamente accurato. Vuole scioccarvi.

"wuthering heights" world premierepinterest
Variety//Getty Images

Il film è stato concepito fin dall’inizio come una sorta di sogno febbrile, una rivisitazione contemporanea e iper-stilizzata del melodramma classico, più vicina a un set teatrale che a una ricostruzione realistica. Cime Tempestose mescola senza pudore riferimenti storici, suggestioni della vecchia Hollywood e una modernità sfarzosa, creando un mondo che non pretende mai di essere fedele al romanzo di Emily Brontë, ma vuole piuttosto evocarlo, deformarlo e reinventarlo.

Non ricordo l’ultima volta che i costumi di un film abbiano generato tanto clamore e dibattito quanto le straordinarie creazioni realizzate dalla due volte vincitrice dell’Oscar Jacqueline Durran per Cime Tempestose di Emerald Fennell. Anzi sì: probabilmente Barbie di Greta Gerwig. Non è un caso. Durran è stata anche la mente dietro il guardaroba che ha trasformato Barbie in un fenomeno culturale globale, così come dietro gli abiti Chanel di Kristen Stewart in Spencer, i vestiti da ballo delle sorelle March in Piccole Donne e alcuni dei look più iconici del cinema moderno, da Anna Karenina a Orgoglio e Pregiudizio.

Non sorprende quindi che Emerald Fennell e Margot Robbie — nuova Cathy, ma anche produttrice del film e già collaboratrice di Durran proprio per Barbie — abbiano voluto di nuovo lei per questo progetto. Quello che forse non potevano prevedere era l’ondata di reazioni che i costumi avrebbero scatenato ancora prima dell’uscita del film. Dalle prime immagini rubate dal set, internet si è diviso tra entusiasmo e indignazione, puntando il dito contro l’assenza di accuratezza storica e l’eccessiva stravaganza degli abiti.

In vista dell’uscita del film il 13 febbraio, a ridosso di San Valentino, Jacqueline Durran ha aperto le porte del suo processo creativo mostrando moodboard, riferimenti e dettagli di alcuni dei look più discussi: dall’abito trasparente della prima notte di nozze al cappello oversize di pelliccia, fino al famigerato “abito in lattice” che lattice non è. Ed è proprio da qui che vale la pena partire.

Un collage di epoche per raccontare un personaggio e renderlo sempre più contemporaneo

I riferimenti per i costumi di Cathy spaziano dall’epoca elisabettiana a quella georgiana e vittoriana, passando per dipinti storici, abiti d’epoca, moda contemporanea e rappresentazioni cinematografiche del Novecento. La vera sfida del reparto costumi non è stata scegliere un periodo preciso, ma distillare tutte queste influenze in look capaci di raccontare la storia che Emerald Fennell aveva in mente.

Ogni abito non serve a collocare temporalmente il film, ma a raccontare lo stato emotivo del personaggio. Cathy non appartiene mai davvero a un’epoca: è una figura sospesa, fuori dal tempo, e il suo guardaroba riflette questa natura instabile e contraddittoria.

Il primo abito di Cathy adulta e le intenzioni del film

a woman wearing a traditional outfit with a red bodice and white sleeves leaning against a wall beside a colorful windowpinterest
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Il primo look che Margot Robbie indossa da Cathy adulta è emblematico. Si tratta di un abito ispirato allo stile della lattaia tedesca, che compare all’inizio del film e stabilisce immediatamente le regole del gioco. In quel vestito convivono un accenno al periodo storico di riferimento, elementi di moda contemporanea e un richiamo esplicito alla vecchia Hollywood.

È una dichiarazione d’intenti visiva: Cime Tempestose non sarà mai un film in costume tradizionale. Tutto è fuso insieme, volutamente, per introdurre lo spettatore in un universo estetico che vive di eccessi, contrasti e contaminazioni.

Dal matrimonio alla prima notte: l’eccesso come linguaggio visivo

bride in a field wearing a wedding dress and holding a bouquetpinterest
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Anche l’abito da sposa segue la stessa logica, fondendo suggestioni vittoriane con un immaginario anni Cinquanta. Ma è il look della prima notte di nozze a chiarire definitivamente l’approccio del film ai costumi.

a figure in a dramatic gown enters a softly lit roompinterest
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L’ispirazione nasce da un’immagine che Emerald Fennell ha mostrato durante il brainstorming: una fotografia degli anni ’50 di una donna avvolta nel cellophane, come un regalo con un fiocco al centro. Da qui l’idea di Cathy come “dono”, oggetto desiderato e al tempo stesso imprigionato. Il tessuto scelto non è lattice, ma un materiale contemporaneo ultra lucido, sintetico e plastificato.

Il rosso, colore chiave per Cathy lungo tutto il film, ritorna più volte, così come i materiali lucidi. Entrambi dialogano in modo potente con i set, amplificando il senso di artificio e teatralità che attraversa l’intera pellicola.

Cappelli oversize e gioielli couture: la teatralità portata all’estremo

two individuals enjoying a garden partypinterest
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Anche i dettagli seguono questa filosofia. Il cappello di paglia oversize indossato durante una scena di picnic gioca con l’idea di ciò che potrebbe essere appropriato per un picnic, ma lo esaspera fino a renderlo quasi surreale. È decorato con stelle cadenti, volutamente eccessivo, come tutto il resto nel film.

A rendere ancora più sfarzosi i costumi di Cathy contribuiscono gioielli vintage Chanel, utilizzati in modo non convenzionale: cuciti nei capelli o direttamente sugli abiti. Sono pezzi raffinati e audaci, vintage ma sorprendentemente moderni, completamente fuori epoca rispetto al romanzo della Brontë — e proprio per questo perfetti per il film.

Quando l’inesattezza storica diventa storytelling

L’obiettivo di Cime Tempestose non è mai stato quello di essere accurato dal punto di vista storico. Al contrario, i costumi fanno esattamente ciò che Emerald Fennell fa con la storia: osano, esagerano e sorprendono. Strizzano l’occhio al periodo di riferimento senza mai farsi ingabbiare da esso.

Il risultato è un’estetica audace, volutamente artificiale, che trasforma i costumi in uno strumento di racconto emotivo più che storico. Emerald stupisci come solo tu sai fare!