Un inno alla natura, all’amore e all’arte salvifica. Hamnet – Nel nome del figlio, in uscita il 5 febbraio prossimo, è il ritratto inedito del giovane William Shakespeare alle prese con la bellezza creativa ma anche con il senso di perdita.
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Pronto a fare incetta di premi
Andiamo con ordine: il film, che ha già conquistato otto nomination ai Premi Oscar, probabilmente farà guadagnare l’ambita statuetta come miglior attrice protagonista a Jessie Buckley. Sì, la 36enne irlandese, ha conquistato tutti nel ruolo di Agnes, la moglie di Will (interpretato da Paul Mescal de Il gladiatore 2 e di Normal People).
È su di lei che si concentra il ritratto intenso di Chloé Zhao (già Premio Oscar come miglior regista e miglior film per Nomadland), è sul suo legame con l’ambiente a rendere il racconto ancora più intenso e viscerale.
Sì, perché Agnes vive in simbiosi con il mondo rurale che la circonda, da cui trae forza e tenerezza. Forse questo la rende bersaglio di pregiudizi e di miscredenze da parte degli altri abitanti ma la storia è ambientata nel sedicesimo secolo ed è plausibile che il suo comportamento venisse ritenuto fuori dagli schemi. Troppo libera e imprevedibile per i canoni femminili dell’epoca, la giovane sfida anche le convenzioni sociali innamorandosi del giovane tutore Will. Insieme hanno tre figli, Susanna e i gemelli Judith e Hamnet.
È proprio la storia di quest’ultimo ad aver ispirato l’Amleto, come si capisce anche dalla similitudine nei nomi. Una tragedia, in tutti i sensi, perché l’unico maschietto di casa muore inspiegabilmente lasciando un senso di smarrimento e vuoto soprattutto nella madre.
In quel momento Will mette in tutta la sua vena creativa quel buco interiore che gli macera l’anima, cerca di sopravvivere al lutto attraverso la sua penna e prova a dare un senso a tutto quel dolore.
Paul Mescal in Hamnet
E no, non è il “suo” racconto, quello della gloria di un genio della letteratura mondiale, non si vedono deliri di onnipotenza ma solo un’umana, umanissima, lacerazione interiore che si cerca di placare con gli strumenti a propria disposizione.
Tutta questa intensità nasce dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, che si è occupata anche della sceneggiatura del film, un altro tassello al femminile di un puzzle complesso e profondo. La sensibilità dei dialoghi, ma soprattutto dei silenzi, rende questa storia così prorompente e inaspettata.
Il merito va anche alla scelta perfetta del cast perché i protagonisti, incluso Joe Alwyn, sono tra gli attori più promettenti della loro generazione. La controparte maschile allo sguardo della regista, della protagonista e della sceneggiatrice, prende vita in William grazie all’intensità di Paul Mescal (sì, avrebbe meritato la candidatura agli Oscar), uno dei talenti più autentici della sua generazione.
Il 29enne irlandese, che vedremo accanto a un altro talento europeo, Josh O’Connor, in The History of Sound, ha impressionato con varie interpretazioni, da Estranei ad Aftersun. La sua non è una partecipazione ingombrante, imponente, di quelle che risucchiano tutta l’aria della scena, ma una presenza discreta, vibrante, sempre intima. E questo risuona in Hamnet – Nel nome del figlio, come non si vedeva sullo schermo da molto tempo.














