Oscar e film horror non vanno quasi mai d’accordo. Mentre drammi strappalacrime e biopic di ogni tipo si contendono il plauso dell’Academy, il genere che meglio ha saputo rappresentare paure e problemi sociali di ogni epoca continuano a essere guardati con un certo disprezzo, come se questi film non fossero abbastanza "presentabili" sul red carpet. Nonostante ogni anno l’horror produca film redditizi e universalmente apprezzati, il genere ha raramente trovato spazio tra le statuette d’oro. Pellicole che hanno ridefinito il genere e influenzato intere generazioni, come Gli uccelli (Alfred Hitchcock, 1963), Onibaba - Le assassine (Kaneto Shindô, 1964) e La cosa (John Carpenter, 1982), sono state completamente ignorate nelle categorie principali. L’omissione di Shining (Stanley Kubrick, 1980) risulta particolarmente grave: pur reinventando le case infestate e la follia domestica, il film non solo è stato trascurato dall’Academy, ma ha anche ricevuto due nomination ai Razzie Award come peggior regista e peggior attrice protagonista (Shelley Duvall).

    premios oscar 2025
    Getty Images

    E il fatto è che né il prestigio né la paternità salvano l'horror dall'indifferenza. It Follows (David Robert Mitchell, 2014), Babadook (Jennifer Kent, 2014), The Witch (Robert Eggers, 2015) e Midsommar - Il villaggio dei dannati (Ari Aster, 2019) sono stati elogiati dalla critica, analizzati in centinaia di forum e accolti con entusiasmo dal pubblico. Nessuno però è riuscito a entrare nella notte degli Oscar, il più importante evento del cinema americano.Ci sono, naturalmente, delle eccezioni. L'esorcista (William Friedkin, 1973) è stato il primo film horror candidato come miglior film, totalizzando dieci nomination e vincendo due premi. Decenni più tardi, Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, 1991) avrebbe raggiunto un traguardo impensabile, aggiudicandosi i cosiddetti Big Five. Miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura non originale.

    Più recentemente, film come Il sesto senso (M. Night Shyamalan, 1999) e Il cigno nero (Darren Aronofsky, 2010) hanno dimostrato che l’horror psicologico può farsi largo anche tra i grandi premi. Il film d’esordio di Jordan Peele, Scappa - Get Out (2017), ha interrotto la lunga lontananza con quattro nomination, tra cui Miglior film e Miglior regia, aggiudicandosi il premio per la Miglior sceneggiatura originale. Peele ha sottolineato come l’horror possa essere politico, intelligente e degno di riconoscimenti prestigiosi. Non possiamo poi dimenticare le cinque nomination dell’anno scorso per The Substance, tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior attrice protagonista, che si è però aggiudicato solo il premio per il Miglior trucco. Approfittando dell’abbondante produzione horror prevista per quest’anno, possiamo osare sognando un gala in cui le migliori promesse del genere nel 2025 ottengano finalmente il posto che meritano agli Oscar del 2026? Riusciremo a convincere qualche membro dell’Academy con questa lista dei desideri?



    Weapons (Zach Cregger, 2025)

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    L’irresistibile premessa di Weapons ha tenuto il fandom con il fiato sospeso fin dal primo trailer, che ci ha sconvolti mostrando un gruppo di giovani smarriti nella notte. Zach Cregger, regista e sceneggiatore intenzionato a consolidare l’impressione positiva suscitata nel 2022 da Barbarian, è riuscito a ritagliarsi un posto tra i migliori horror recenti con una produzione che ha inondato i social di reinterpretazioni, teorie e, soprattutto, parodie dell’ormai immortale zia Gladys.

    «Weapons è uno di quei film che ti fa riconciliare con il genere. Con il cinema. Con l’idea che ci sia ancora spazio per il rischio, la stranezza e un disagio ben calibrato», si legge nella nostra recensione del film.

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    Warner Bros.

    Grazie alla sua originalità e al successo commerciale, Weapons merita un posto tra i candidati all’Oscar come miglior film e di essere preso in considerazione nelle categorie dedicate alla regia, alla sceneggiatura originale, alla fotografia, al sound design e, naturalmente, alla migliore interpretazione non protagonista di Amy Madigan.

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    Warner Bros.

    Bring her back: torna da me (Danny Philippou, Michael Philippou, 2025)

    Talk to me è il superbo lungometraggio d’esordio dei fratelli australiani Danny e Michael Philippou, che ci mostra due registi cresciuti tra filmati amatoriali e anni di contenuti di qualità su YouTube, fino a imbattersi in un’idea abbastanza potente da far emergere il loro talento dietro la macchina da presa. Con Bring her back: torna da me vanno oltre. Nonostante sia il loro secondo lungometraggio, dimostrano che qui conta il talento, non la fortuna, e, per la gioia dei loro già devoti fan, ci offrono due nuovi registi da seguire con attenzione a ogni nuova uscita.

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    Sony Pictures

    La recensione di Bring her back: torna da me pubblicata su Fotogramas sottolinea che «è una proposta estrema, che non concede tregua né ai personaggi né allo spettatore. È costantemente al limite del ritmo frenetico, nello stile di recitazione e nella concezione di scene e immagini di terrore. Pochi registi contemporanei sono così radicali nell’esprimere l’orrore attraverso il corpo violato».

    Intenso, psicologico e dolorosamente palpabile, Bring her back: torna da me merita di essere considerato nelle categorie dedicate a sceneggiatura, regia e interpreti secondari (o protagonisti), grazie a una delle migliori performance della carriera di Sally Hawkins.

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    Sony Pictures

    I peccatori (Ryan Coogler, 2025)

    La pausa di Ryan Coogler tra i franchise ci porta nel Delta del Mississippi degli anni '30, esplorando il razzismo che corrode le radici stesse su cui, in qualche modo, poggiano gli Stati Uniti. Racconta il blues, e la musica in generale, come un incantesimo spettrale capace di unire e liberare le persone, ma anche il male che si insinua in tutti noi, succhiandoci il sangue fino a trasformarci in tristi gusci che danzano all’unisono al ritmo imposto dai potenti. Nella nostra recensione de I Peccatori lo descriviamo come «un racconto notturno di (molto) terrore, una storia pulp del Sud popolata da musicisti, vampiri, streghe, gangster e mitragliatrici Thompson, ma anche un dramma gotico che riscrive, con inchiostro rosso e il suono di una chitarra, romanzieri classici come Erskine Caldwell, arricchendoli della potente arguzia narrativa di autrici come Octavia E. Butler».

    los pecadores the sinners
    Warner Bros.

    In tutto questo, I peccatori si impone come un film che merita di essere considerato tra i candidati alle categorie principali, tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura e, naturalmente, Miglior colonna sonora originale, grazie alla superba opera di Ludwig Göransson.

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    Warner Bros.

    Frankenstein (Guillermo del Toro, 2025)

    L’adattamento di Frankenstein (e visibile su Netflix) è stato per decenni uno dei progetti mai realizzati di Guillermo del Toro, regista noto per avere sempre una mezza dozzina di sogni cinematografici in attesa di diventare realtà. Dopo anni di tentativi e voci, la sua versione del classico di Mary Shelley è finalmente arrivata, suscitando grande interesse per diverse categorie importanti agli Academy Awards 2026. Secondo la nostra recensione di Frankenstein, Del Toro «costruisce universi fantastici con l’intento di celebrare l’unicità e l’innocenza umana e di denunciare la natura dispotica delle figure istituzionali e normative. Nessuno ama i mostri come lui».

    frankenstein
    Netflix

    I costumi meritano senza dubbio una nomination, così come trucco e acconciature, scenografia e persino effetti speciali. Ma vale la pena tenere d’occhio anche la sceneggiatura non originale, l’attore non protagonista (il "mostro" interpretato da Jacob Elordi), la colonna sonora originale di Alexandre Desplat e, perché no, il possibile vincitore a sorpresa per il Miglior film.

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    Netflix

    28 anni dopo (Danny Boyle, 2025)

    Sono passati 23 anni da quando il virus della rabbia ha cambiato per sempre il volto del cinema horror britannico. Ora, Danny Boyle e Alex Garland tornano al timone della loro creazione più contagiosa, aprendo un nuovo capitolo della distopia infetta. Nella nostra recensione di 28 anni dopo lo descriviamo come «un film che osa rischiare tutto, vagando lungo un percorso alla ricerca di un’esperienza inaspettata che, al di fuori di ogni schema prestabilito, riesce a sorprenderci come se Danny Boyle avesse di nuovo tutta la carriera davanti a sé».

    28 anos despues
    Sony Pictures

    L’aspetto più sorprendente di 28 anni dopo potrebbe essere il suo eccentrico montaggio in stile videoclip, ma non si possono escludere nomination per Ralph Fiennes come attore non protagonista, né un riconoscimento nella categoria Miglior fotografia, grazie all’audacia con cui il film è stato girato con iPhone e accessori mai visti prima.

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    Sony Pictures

    The ugly stepsister (Emilie Blichfeldt, 2025)

    Invece di attualizzare il mito di Cenerentola, Blichfeldt, con The ugly stepsister (la sorellastra brutta), recupera la crudeltà di una delle versioni più celebri della fiaba (quella dei fratelli Grimm) con un film in costume. Un atroce viaggio di una delle sorellastre (Lea Myren) alla ricerca di come diventare la più bella.

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    Beta Fiction Spain

    «La combinazione delle sue scene brutali, del suo acuto senso dell’umorismo e della bellezza formale di un film che oscilla tra il sofisticato e l’eccentrico è irresistibile», si legge nella nostra recensione di The ugly stepsister. Il terrore della pressione estetica in The Substance, già riconosciuto alla precedente cerimonia degli Oscar, potrebbe tornare a farsi notare agli Academy Awards, nelle categorie dedicate a scenografia, costumi e/o trucco e acconciatura.

    Da Fotogramas Es

    la hermanastra fea
    Beta Fiction Spain
    DaFotogramas ES
    Traduzione e adattamento a cura di Luca Guarneri