C’è un momento, quando Leo Gassmann parla, in cui sembra che le parole si muovano con la stessa vibrazione della sua musica: sincere, senza posa. Con un ritmo tutto loro, una corsa gentile ma inarrestabile come la sua vita tra palchi, set e sogni che prendono forma. Lo raggiungiamo al telefono mentre è in studio a lavorare al nuovo disco, tra strumenti folk e nuove ricerche sonore; nel frattempo si prepara anche per salire sul palcoscenico debuttando a teatro con Ubi Maior per poi ritrovarlo in Fuori la verità al cinema dal 6 novembre. In un vortice, sì, ma non di quelli che travolgono: il suo è un turbine lucido, scelto, pieno di vita. C’è l’entusiasmo, la passione, una voglia inarrestabile di continuare con curiosità e sincerità. Un viaggio consapevole, ormai. Leo Gassmann cammina su una strada scelta, sicura, quella in cui l’arte prende forma. Non ha paura di dirsi felice, emozionato, di dare voce ad ogni sentire, e forse è proprio questo il suo gesto più rivoluzionario.
Sei molto impegnato, ti dividi tra palchi, set, studio. Come vivi poi i momenti più tranquilli?
«Quando c’è la possibilità di fermarsi, riesco a sfruttare quel tempo per viaggiare, sono bravo a gestire quel tipo di vuoto. Capisco che quella che vivo oltre tutto è la vita vera. E mi piace molto anche quel periodo dell’anno. Ora sono in studio e galoppo, ho passato mesi a dedicarmi molto alla recitazione, a breve sarò anche a teatro con Ubi Maior».
Stai lavorando al tuo nuovo album; vivi intensamente due mondi apparentemente diversi, quello del set e quello delle sessioni in studio. Pensi che ci sia un mondo che ti appartiene più dell’altro?
«Sono due arti molto diverse che mi permettono di esprimere due parti della mia personalità. Quella che esce con il cinema, non è la stessa che emerge con la musica, ma devo ammettere che la musica è il primo amore. Credo che scrivere una canzone sia un po’ come fare un film: c’è molto di me in ogni brano. Prendendo parte a un film, invece, mi presto alla creatività di qualcun altro, è necessario saper entrare nella storia di altri. Tornando alla musica, quello è un luogo in cui mi metto a nudo davanti a tutti, forse direi che c’è un’attenzione di più».
Cosa troveremo nel nuovo disco?
«In questo nuovo disco sto mettendo anni di ricerca sonora. I primi due album sono stati sperimentali, ogni canzone aveva il suo mondo. È stato un periodo di ricerca, ho provato tante cose, era importante farlo per capire che strada seguire, per capire chi voglio essere sul palco. Fino a oggi ho mostrato una parte di me molto pop, molto lavorata in studio. Ora stiamo facendo un disco folk con l’uso di molti e diversi strumenti»
Parlando di cinema, invece, il 6 novembre uscirà “Fuori la verità”, dove interpreti Flavio al fianco di Claudio Amendola, Claudia Gerini e Claudia Pandolfi. Come ti sei preparato per questo film?
«È un lavoro a cui tengo molto, con la regia di Davide Minnella che ama il suo mestiere e fa amare il mestiere dell’attore ancora di più. Il film ruota attorno alla mia famiglia che decide di partecipare a un gioco in tv per soldi, un gioco in cui per vincere devono dire la verità. Così vengono a galla numerosi segreti e questo mette a rischio l’integrità della famiglia. Si toccano tanti temi, dall’omosessualità ai tradimenti, fino a gravidanze nascoste. Credo che sia un film che riflette molto una generazione, e spero che possa portare le persone a tornare a parlare, a confrontarsi. La famiglia dovrebbe essere un luogo sacro dove non si ha paura di raccontarsi».
«Flavio è un ragazzo che è stato costretto dalla famiglia a fare un lavoro che non gli piace, non si sente libero, è un ragazzo chiuso che ha paura di parlare in casa e raccontare chi è veramente. Mi sono un po’ ritrovato, non perché la mia famiglia mi abbia imposto cose che non volessi fare, ma sicuramente perché mi è capitato di omettere delle verità per paura del giudizio».
Che rapporto hai con la verità?
«Un bel rapporto: in questi ultimi anni ho imparato a dire le cose che penso. Nella mia prima canzone a Sanremo Giovani cantavo: “Perché dici di sì, non accetti l’errore!”. Era vero, io dicevo sì a tutto. Poi crescendo ho imparato a pronunciare diversi “no”, mi ha permesso di vivere con più serenità».
Quali sono stati i primi “no”?
«Non ricordo con precisione, ma ho iniziato dalle piccole cose, nei rapporti in famiglia, nelle amicizie e poi anche sul lavoro. Ho detto “no” a canzoni che mi hanno mandato e non mi sono piaciute. È anche un modo per essere più sinceri e per alleggerire il presente».
Viaggi molto e hai raccontato che i luoghi che visiti ti offrono idee nuove per la tua musica. Prossimo luogo da visitare?
«Sicuramente il Sud America, l’Argentina, ma anche l’india e l’Australia».
E durante i viaggi scrivi?
«I primi album li ho scritto proprio in viaggio, è un momento in cui riesco a connettermi di più al mondo intorno a me, al riparo da chiamate e messaggi. In questo album ci sono tante influenze, stiamo usando il bendo, le armoniche, le fisarmoniche, le cornamuse, strumenti nordici, è un album ricercato a livello di suono».
Parlando di sogni, con chi ti piacerebbe lavorare al cinema e in studio?
«Al cinema sicuramente con Sorrentino. Riguardo alla musica non ho desideri particolari. Ci sono molti artisti che stimo, ma preferisco che le collaborazioni nascano in modo naturale. Anche nel prossimo album ci saranno dei ft., ma sono brani nati da incontri, da amicizie. Mi piace che ci sia sincerità dietro un rapporto e se mai partirò per un viaggio con un artista che stimo e ne uscirà una canzone, ne sarò molto felice».












