Ambika Mod è una delle attrici inglesi del momento: con la serie Netflix One Day il suo volto è ormai noto in tutto il mondo. Un successo improvviso, il suo, nato però dalla preparazione e non dalle raccomandazioni. Lo racconta al Festival di Cannes durante l’incontro “Women in film”, che mostra la realtà del cinema al femminile con una ricerca condotta da Mastercard. Con lei sul palco la regista indiana Nisha Ganatra.
Sono state intervistate seimila donne, del mondo dello spettacolo a vari livelli, e almeno la metà sostiene che la situazione attuale comporti più barriere rispetto a cinque anni fa. «Se sei una minoranza –aggiunga Ambika Mod – devi dimostrare ancora di più il tuo valore e faticare tantissimo. E lo dico per esperienza, non essendo benestante e non conoscendo nessuno nell’ambiente. Anche adesso sento un peso, una responsabilità enorme nei confronti della comunità che rappresento, quando in realtà non dovresti essere definito dal colore della pelle. Lo ammetto: ho ancora la paura di fallire.
All’inizio ero più intraprendente, non avevo niente da perdere e mi sentivo più me stessa ma le cose piano piano cambiano. Se sbagli ottieni effetto domino sulle altre donne». Anche la collega regista e produttrice le fa eco: «Quando esordisci non sai neppure che stai facendo, io non sapevo come vendere un film, volevo solo farne uno e avevo paura a chiedere, mentre i maschi si fanno meno scrupoli quando non sanno qualcosa».
Una volta messo piede nello showbusiness cosa succede? Nel caso di una ragazza giovane come Ambika Mod si cercano subito mentori a cui farriferimento. «Sono stata fortunata – dice – ad essere circondata da bravi attori, prima fra tutte Emma Thompson, una vera ispirazione. È generosa, mi ha dedicato un pomeriggio intero perché sa cosa vuol dire iniziare come giovane scrittrice una carriera al femminile».
Quello che cambia non è il tocco umano, ma quello tecnologico, infatti, continua l’attrice: «La comedy negli ultimi anni ha avuto un’impennata senza bisogno di grandi budget. Basta mettere il tuo progetto online e permettere di cambiare il modo di fruirne». Certo, la preparazione è importante, come pensa il 74% delle intervistate e come conferma la stessa artista: «Al liceo facevo qualche corso di teatro nel weekend ma è stato al college che mi si sono aperti gli orizzonti facendo comedy e intraprendendo un percorso formativo. L’istruzione è fondamentale per l’arte, ti apre a molte più opportunità». La parola d’ordine, insomma, resta positività: il 45% delle intervistate pensa, infatti, che l’intelligenza artificiale sia uno strumento ma non un sostituto della creatività e le due ospiti del talk ne sono pienamente d'accordo. Nessuno spauracchio, per il momento, solo una sana sfida.














