Nicolas Maupas sceglie con cura le parole anche se è di fretta, anche se il mondo va veloce, anche se è nel pieno di un tour promozionale in cui le interviste e le attività stampa si susseguono senza soluzione di continuità. Si vede che gli piace dare tempo ai suoi pensieri e che non vuole esprimerli in modo approssimativo. E quando racconta di sé e del suo lavoro lo fa con gratitudine, con un tono di voce che tradisce la sorpresa dell'essere qui, nel presente, desiderato e amato da tutti, ambito dal cinema e dalla tv, volto di una generazione che sa parlare con grande franchezza di com'è stare al mondo oggi, di quanta fatica si fa per non perdere pezzi di sé e dei propri sogni lungo la via.

È successo tutto in un battito di ciglia, pochi anni appena. Lui se ne stupisce, come dirà più volte anche durante la nostra chiacchierata. Noi no. Evidentemente è così che doveva andare. Fino a L'amore, in teoria, la sua ultima e brillante fatica cinematografica, in sala dal 24 aprile.

a nighttime scene of two individuals engaged in a conversation on a streetpinterest
Federico Vagliati
Caterina De Angelis è Carola, il love interest di Leone ne L’amore, in teoria

Questo ininterrotto incedere di Nicolas iniziato con Mare Fuori nel 2020 - e poi continuato tra le altre cose sui set della serie antologica Nudes (Rai Play), della fiction di Rai 1 Un professore con Alessandro Gassmann (Rai 1), di Odio il Natale su Netflix, di Noi siamo leggenda (Rai 2), della miniserie su Guglielmo Marconi (Rai 1) e della produzione internazionale Il conte di Montecristo (sempre Rai 1) - l'ha riportato infine sul grande schermo dopo il debutto in Sotto il sole di Amalfi nel 2022 e La bella estate del 2023. E da protagonista. L'amore, in teoria è un manifesto generazionale che parla sì di amore - quello immaginato, limato da anni di sogni a occhi aperti e smanie e quello reale a tratti balordo, spesso crudele e tossico, non sempre gentile - ma anche di come si può rimanere fedeli a ciò in cui si crede senza curarsi del giudizio degli altri e farsi schiacciare dal peso delle aspettative della società.

Il film ravviva questo dibattito aggiornandolo in chiave GenZ: racconta di Leone, laureando in Filosofia che della passione sa solo quello che gli hanno raccontato i grandi pensatori sui libri, non ha mai fatto l'amore con nessuno e per questo, a volte, si sente sbagliato e siccome è un iper-romantico si fa trattare male (malissimo) da Carola (Caterina De Angelis), che ama in segreto dal liceo. Lei, in cambio di questa dedizione, lo usa come fidanzato finto con la sua ingessata famiglia per uscire con il suo ragazzo vero, un tipo sbagliato che sua madre e suo padre non approvano: siccome, dicevamo, Leone è uno di quelli buoni, per Carola finisce col cacciarsi nei guai, situazione che però metterà sulla sua strada nuovi amici (Meda, un guru senza fissa dimora interpretato da Francesco Salvi) e una ragazza libera e anticonformista che lo fa innamorare perdutamente (Flor, ovvero Martina Gatti). Il sottofondo del coming-of-age di Leone, romantico a Milano, è Tananai con "Booster" e "Alibi". Alla regia del film c'è Luca Lucini, diventato cantore dell'adolescenza e dei suoi drammi 20 anni fa, quando ha diretto il romance young adult più citato e indimenticato di tutti, ovvero la trasposizione cinematografica del romanzo di Federico Moccia Tre metri sopra il cielo.

nicolas maupas cover digitale cosmopolitan italiapinterest
Paolo Palmieri
Nicolas Maupas è la nuova cover digitale di Cosmopolitan Italia.

Cosa ti piace di Leone?

«Soprattutto il fatto che non è l'eccezione alla regola, ma un’alternativa possibile. Leone è un ragazzo con un'indole buona che crede nell’amore e non vuole svendere i suoi sentimenti. Lavorare con Luca Lucini e costruire questo personaggio insieme è stato bello, ho imparato tanto sia a livello umano che professionale».

Potremmo quasi definirlo la risposta al maschio alfa e tossico visto in decine di rom com. Tu come la leggi questa rivoluzione narrativa?

    «Credo che il film offra una rappresentazione più sana di quella che abbiamo visto in alcune alternative di genere. Ma vuole essere un contrappeso normale, non andare all’estremo opposto dell'idea di maschio tossico. Il messaggio del film è già forte di suo: racconta che ogni tanto dobbiamo rallentare e guardarci un pochino dentro, ascoltarci anche, seguire il nostro ritmo personale. E che a volte le cose semplici sono le migliori».

    In una scena del film Leone dice che stiamo perdendo di vista l’aura romantica dell’amore. Sei d’accordo con lui?

      «In parte sì, credo che il linguaggio amoroso sia molto cambiato negli anni. Parlo di linguaggio in senso lato, ovvero del modo in cui comunichiamo l’uno con l’altro. Quindi non so se sta perdendo l’aura romantica e salvifica come dice Leone ma sicuramente ci parliamo meno, soprattutto dal vivo, e se penso quanto è importante il confronto per un adolescente, immagino anche quanto la sua mancanza possa destabilizzare».

      Luca Lucini ha detto che ricordi un giovane Hugh Grant. Come ti fa sentire questo paragone?

        (Ride, n.d.a.) «Come attore ovviamente ho degli idoli a cui faccio riferimento dal punto di vista professionale. Però ecco, forse il confronto con Hugh Grant è troppo precoce».

        Il tuo personaggio ha una spalla speciale, Meda. Un po’ grillo parlante, un po’ filosofo, un po’ psicologo. Tu hai una figura così nella tua vita?

        «Sì, ne incontrate diverse. I miei genitori, amici, alcuni insegnanti del liceo, persone comunque più grandi che mi hanno lasciato qualcosa. Credo sia davvero importante riuscire a portarsi a casa degli insegnamenti dalla vita degli altri, in ogni situazione».

        In che modo L’amore, in teoria parla alla tua generazione?

        «È un film che, oltre la tematica romance, parla di come si cresce, racconta di un ragazzo che si ritrova in un contesto difficile da accettare, che si sente in ritardo sulle cose, sulle tappe della vita per come gli hanno detto che dovrebbero essere. È un ritratto generazionale in cui i miei coetanei possono senz’altro ritrovarsi. Mi piacerebbe che fosse uno specchio in cui ognuno può trovare un riflesso di sé. Uno spunto per capire che ci si può prendere i propri tempi e ragionare con cura sulle proprie scelte».

        l'amore in teoriapinterest
        Federico Vagliati
        Una scena de L’amore, in teoria di Luca Lucini con Nicolas Maupas

        Allargando il focus alla tua carriera, alle spalle hai già tanti ruoli e progetti diversi. C'è un fil rouge che li lega?

        «Credo che sia il racconto dell’adolescenza, mi sono calato in personaggi che mi hanno dato la possibilità di esplorarla da diverse angolazioni. In quanto attore sto cercando di conoscere tutte le mie sfumature. Più che sfuggire a un archetipo o inseguire il ruolo perfetto, per me è tutta una questione di percorso».

        C'è un ruolo o un genere in cui non ti sei ancora cimentato e con cui vorresti metterti alla prova?

        «Mi piacerebbe interpretare uno chef, mi piacciono molto i film che esplorano il mondo della cucina. E poi vorrei avere la possibilità di calarmi nei panni dell'antagonista, sarebbe una bella sfida».

        Dove nasce questa tua passione per la recitazione?

        «Dai film. Da piccolo ne ho visti tanti con i miei genitori e mi sono appassionato, d'altronde il cinema ha un'aura magica che riesce a conquistare. E io mi sono lasciato conquistare con grande facilità. E poi mi è sempre piaciuto raccontare storie, lo faccio ancora adesso con i miei amici. E il cinema, se ci pensi, non è altro che un grande racconto per immagini».

        Cosa guardavi in tv o al cinema da ragazzino?

          «Tantissime cose. Ero e sono ancora un grande fan del fantasy, ho iniziato guardando le grandi saghe come Il Signore degli anelli e Star Wars. E poi mi sono avvicinato alla serialità anche se, per una questione di formato, preferisco di più ritrovarmi nella piccola bolla temporale creata da un film».

          C'è una serie o un film comfort che guardi e riguardi senza mai stancarti?

            «Ho un appuntamento fisso: almeno una volta al mese devo guardare tutta la saga di Harry Potter».

            Mare Fuori ti ha regalato la popolarità, un successo che è esploso dal giorno alla notte. Come hai vissuto questa rivoluzione?

              «Mi sento fortunato per quello che è successo e sono contentissimo di come stanno andando le cose, ammetto che ogni tanto faccio ancora fatica a realizzare che sta accadendo davvero e in tempi così rapidi. Per carattere cerco di rimanere con i piedi per terra, mi serve per separare il Nicolas lavorativo da quello privato e per mantenere un equilibrio».

              La domanda delle domande: sappiamo tutti cos’è l’amore almeno in teoria, ma in pratica tu lo hai capito cos'è?

                «Credo che tutti sapremmo definirlo in chiave teorica, io ho capito solo che è una cosa enorme. Così enorme da essere delicata e fragile. Da proteggere».