«Che c'è di strano nell'avere voglia di andare ancora a letto con il proprio abuser?», è il messaggio che scrivo ad una mia cara amica su WhastApp dopo aver visto al cinema Nosferatu (2024) di Robert Eggers e aver divorato articoli su articoli di critica, recensioni, reel. «Appunto, nulla», mi risponde lei. Penso di pubblicare lo schreenshot della nostra chat nelle mie storie Instagram per dare una idea della mia posizione proprio quando il tema è caldo, ma poi non lo faccio: non so se tutti capirebbero.

Sul New Yorker, Richard Brody sostiene che il remake odierno del progetto di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922 abbia un approccio progressista alla storia, ma che in fin dei conti, il risultato non appaia tangibilmente come tale. Quella del regista espressionista è una rivisitazione del romanzo Dracula di Bram Stoker del 1897, da cui poi nasce tutto, compreso l'originale rifacimento di Nosferatu firmato nel 1979 da Werner Herzog e il Dracula di Francis Ford Coppola del 1992 (prima del 1819 con John Polidori, invece, il vampirismo era trattato solamente nei racconti orali popolari). Secondo il critico cinematografico, sul finale, il vincitore della pellicola uscita nelle sale in America il giorno di Natale 2024, e in Italia il 1° gennaio 2025, sarebbe Nosferatu, il Conte Orlok o il vampiro, che dir si voglia. Quindi il male, in una delle interpretazioni possibili, forse quella più lontana dal relativismo.

Eggers, come annotano gli esperti, racconta all'incirca la stessa storia di Murnau, una versione non autorizzata e differente di quel primo Dracula che, fun fact, porterà la vedova di Stoker ad avviare una causa legale, e poi a vincerla, con una sentenza decretante la distruzione del film. Tuttavia la pellicola, in maniera abbastanza simpatica, sopravvivrà, poiché già presentata in anteprima, solamente grazie ad alcune copie esportate in precedenza. Molto in sintesi, la trama dei due Nosferatu - quello di Heggers invece risulta meno fedele agli eventi dell'originale - racconta la vicenda del Conte Orlok, in realtà un vampiro sanguinario, che si ossessiona di una giovane fanciulla, la quale finisce per sacrificarsi a Nosferatu per liberare la città di Wisborg, fittizia località della Germania del 1838, dalla maledizione e dalle morti causate da Orlok, che vede invece nella donna il suo oggetto del desiderio.

Quella di Brody è una delle diverse interpretazioni che si possono dare al progetto del regista statunitense: «Il Nosferatu immaginato da Eggers si apre a diverse possibilità [...] Si sente libero di uscire da determinati confini», sostiene Cristina Resa su IGN Italia. La centralità del personaggio femminile di Ellen Hutter (interpretato da Lily Rose Depp) ne é una conferma, insieme alle sue pulsioni e libertà sessuali, a ciò che la allontana dalle norme sociali, dalle convenzioni, da una vita vissuta secondo delle regole imposte culturalmente. A tutto ciò che la rende un'eroina moderna, un simbolo di girlpower.

Lily Rose Depp in Nosferatu: analisi del personaggio di Ellen Hutter nel film di Eggers

Ciò che varia nella pellicola di Eggers, che poi prende la sua unica e propria direzione distanziandosi da Murnau senza dialoghi, è sia la backstory, aggiunta brevemente nelle scene iniziali, sia lo sguardo. Il regista statunitense, sostiene anche Brody, mette al centro la figura di Ellen Hutter, interpretata da Lily Rose Depp: in questa versione goth-horny dell'horror di culto, intrisa di female rage, la giovane donna presentata dai predecessori come pura, casta, genuinamente salvifica, fanciullesca e innocente, qualche anno prima degli eventi narrati stringe un legame di dipendenza, devozione e fedeltà proprio con Nosferatu (sul grande schermo, Bill Skarsgård). Tormentata dalla solitudine e dal bisogno di vicinanza affettiva, Ellen risveglia il vampiro invocandolo di raggiungerla, attraverso quei «Come to me» sospirati, carichi di erotismo, di passione. In questa occasione del passato, la giovane ragazza viene visitata dal soprannaturale e fisicamente «violentata da Orlok, con il risultato di portare per sempre con sé sia ​​la maledizione del vampiro che un legame oscuro con l'aldilà. Le sue premonizioni, il suo sonnambulismo, gli incubi e i suoi tremori furiosi sono presentati come gli effetti duraturi del suo trauma, e il successivo matrimonio (con Thomas Hutter, portato in scena da Nicholas Hoult, nda) riaccende la lussuria del mostro», come si legge sul New Yorker.

Eggers suggerisce anche che Ellen sia sessualmente desiderosa: lo si percepisce, appunto, sia nella backstory sia nelle scene in cui cerca il marito fisicamente più di quanto questo faccia con lei – scandaloso per l'epoca rappresentata, ma anche di alcune non troppo lontane dalla nostra. «Nella visione di Eggers, il desiderio è la fonte primaria dell'irrazionale. Ellen viene punita per aver avuto impulsi sessuali, crudelmente abusati da un predatore che l'ha marchiata come sua vittima prescelta», afferma Brody. Il personaggio di Depp è infatti legato indissolubilmente alle tenebre e a quello di Nosferatu; «Succumb to the darkness», è infatti il claim. Con il procedere degli eventi – l'arrivo del vampiro a Wisborg, la distruzione della città e le morti che ne conseguono – è la stessa protagonista a decidere di spezzare la maledizione andando nuovamente a letto con lui, durante una notte illuminata dalla luna, fino al sorgere del sole.

«Il predominio della backstory e delle cause sottostanti nel cinema recente è essenzialmente politico: rappresenta un passaggio dai tipi agli individui, sostituendo le identità socialmente assegnate con la singolarità dell'esperienza nella costruzione del personaggio. Ma un simile approccio, per quanto ben intenzionato, non garantisce un risultato virtuoso. In questo nuovo "Nosferatu", che enfatizza le devastazioni che cambiano la vita dell'adolescenza di Ellen, lei deve, per liberare il mondo dalle depredazioni sanguinarie di Nosferatu, tornare a letto con il suo stupratore. Che Eggers veda dove sta andando la sua storia o ci caschi semplicemente, la trasformazione del significato del racconto è disgustosa. La sua messa in primo piano del personaggio femminile principale del film può sembrare una forma di progresso, ma è una vittoria vampirica», conclude quindi il critico.

Nosferatu 2024: perché la Ellen Hutter di Lily Rose Depp è un'eroina moderna del girlpower

Chi concorda con Brody riscontra nell'approccio del Nosferatu di Eggers uno di potere e controllo sulla sua "preda", Ellen, ma non è detto che si tratti solo di questo. La visione del critico, poco sorprendentemente, sembra non tenere del tutto in considerazione l'agency e la volontà del personaggio femminile; le sue più che legittime pulsioni erotiche, i suoi desideri più strani, ma non per questo meno validi, il suo istinto ad autodeterminarsi, la sua necessità di ribellarsi a ciò che ci si aspetta da una donna "per bene", per dirla alla Simone de Beauvoir, a ciò che le è culturalmente e socialmente concesso, richiesto, imposto.

Dopotutto, il cinema, come tutta l'arte, cerca di spiegarsi la realtà che lo circonda: «Il film richiede a chi guarda di fare un movimento opposto, un passo indietro e di mettere in relazione quello che abbiamo visto con il nostro contesto interpretativo contemporaneo», spiega sempre Resa. «Al centro della versione di Eggers, più che le figure di Orlok o Thomas Hutter (il marito e giovane agente immobiliare che, ingannato, affronta un pericoloso viaggio verso i Carpazi per concludere l’affare che porta il conte nella città di Wisborg, nda), c’è quella di Ellen: una donna intrappolata nelle convenzioni sociali del suo tempo».

«Se per Murnau si trattava di un modo per mettere in scena le inquietudini e l’angoscia generate dall’instabilità politica del primo dopoguerra e per Herzog rappresentava una possibilità per riflettere sul male che proviene da dentro di noi, Eggers relativizza l’idea stessa di male come interpretazione della realtà che è frutto di convenzioni sociali. Nosferatu diventa così una figura perfetta per esplorare la paura di qualcosa che si allontana dalla norma. Un appetito, dicono nel film, che si configura come desiderio sessuale abietto. Non di Orlok, ma di Ellen», continua la critica.

Come si evince anche dai dettagli rappresentati dal dipartimento hair and make-up su Depp, e soprattutto dai suoi capelli, Ellen Hutter rappresenta una donna soggetta alla moda, allo stile e ai valori simili a quelli dell'epoca Vittoriana. Dovrebbe rispettare l'etichetta, dovrebbe non fuoriuscire dai binari del decoro, ma invece si scioglie le acconciature intrecciate, decide di fare sesso nuovamente con un vampiro-abuser, forse per salvare la città e i suoi abitanti dalla morte, forse in parte anche perché lo desidera.

«Questo ampio orizzonte di riferimento – spiega sempre Resa – serve a Eggers per costruire il personaggio di Ellen, che diventa la sua eroina e il cuore pulsante del film. A differenza dei precedenti due Nosferatu, è posta al centro dell’azione, facendo emergere, tra i temi principali quello della salute mentale. Il regista allude, inoltre, in senso più ampio, agli aspetti di una sessualità divergente dalla norma che venivano utilizzati per patologizzare il femminile, legittimando il dominio dei mariti e limitando la libertà d’azione delle donne. Da questo punto di vista, Eggers ha la bella intuizione di inserire all’interno del racconto il motivo della possessione [...]. Ellen sembra posseduta dall'influenza malevola del vampiro. E se il controllo che opprime Ellen fosse, invece, quello sociale? Se fosse un’allusione alla difficoltà di essere soggetto attivo, assecondando le proprie pulsioni e il proprio desiderio di trasgressione? E se, quindi, per riappropriarsi della propria capacità di agire, dovesse, come capita a tante eroine delle storie dell’orrore, attraversare l’abiezione? [...] Così, pur rispettando la struttura narrativa originale, Eggers riesce a non riproporre la dicotomia tra male e bene, abiezione e purezza, mostro e fanciulla, ma costruisce due personaggi che non si riflettono allo specchio, ma che si incontrano nell’ombra».

Due personaggi che si scontrano nell'ombra: nelle sue condizioni più razionali, Ellen si configura come una donna decisamente innamorata del marito Thomas, contrariata dalla volontà del vampiro di possederla. Ciò non è in contrasto con la sua voglia di unirsi sessualmente e romanticamente a Nosferatu: nella vita, le cose non sono mai o solo bianche o solo nere; le relazioni non sono per forza o solo sane o solo malate.

Questa spinta simbolica verso Nosferatu e contro suo marito la si osserva nella scena in cui, riprendendo uno degli intertitoli in linee di dialogo del film del 1992, Ellen rifiuta il bouquet che le ha regalato Thomas. «Perché hai ucciso questi bellissimi fiori?», dice la donna, caricando una frase così densa di senso di ancora più significati e nuove valenze. «Se nel film del 1922 serve a caratterizzare Ellen come fanciulla innocente, quindi unica in grado di contrastare il male portato da Nosferatu, nel film di Eggers assume un significato quasi psicoanalitico e richiama i concetti di desiderio, piacere, bellezza. In un certo senso anticipa la convergenza tra eros e thanatos, le due pulsioni che sono alla base del legame tra Ellen e Orlok», spiega Resa. Un'altra sequenza indicativa si riscontra quando, dopo aver confessato il suo incontro giovanile con Nosferatu, Ellen provoca Thomas suggerendo che il demone sarebbe stato un amante migliore.

Oggi, infatti, si potrebbe volgarmente parlare di quella tra Orlok e la giovane donna come di una storia d'amore tossico, da cui, continuiamo a ricordarcelo fra di noi, è pur sempre bene prendere le distanze. Ma i desideri di Ellen non fanno di lei una vittima, se mai un prodotto concreto del nostro tempo, in uno scontro fra persone, più o meno "colpevoli", che non sanno o non vogliono distinguere tra quello che desiderano e quello di cui hanno bisogno. In un dialogo tra passato e presente, il regista potrebbe avere cercato di spiegarsi la realtà circostante, senza aggiungerci alcun tipo di morale; non solo risaltando la figura della donna, ma anche i suoi più che legittimi desideri e passioni, purtroppo imbrattati dalla violenza maschile. Non si tratta di colpevolizzare Ellen e deresponsabilizzare Nosferatu – in un moto molto vicino a quello raccontato in Lolita da Nabokov, lui è pur sempre un "uomo" malvagio, molto più adulto di lei che si arroga il diritto inesistente di averla –, ma di riconoscere alla donna quello di amare, quindi di vivere, anche quando è sbagliato, ci si fa del male. Qui non c'è giudizio, c'è l'ascolto e la rappresentazione di ciò che spinge Ellen nelle braccia del vampiro.

Lana Del Rey, in tempi di Covid-19, rispondeva su Instagram a chi l'accusava di «rendere glamour l'abuso» attraverso i suoi testi affermando di raccontare la realtà delle sue relazioni tossiche, dando uno spazio in musica a questi argomenti, riappropriandosi del dolore vissuto, connettendosi così con migliaia di altre donne. «Sono stata onesta – scriveva – sulle relazioni difficili che ho avuto. È così che vanno le cose per molte donne. Penso che sia patetico che la mia piccola esplorazione lirica che descrive in dettaglio i miei ruoli a volte sottomessi o passivi nelle mie relazioni abbia spesso portato le persone a dire che ho fatto tornare indietro le donne di centinaia di anni. Ci deve essere un posto nel femminismo per le donne che mi assomigliano e si comportano come me. Il tipo di donna che dice di no ma gli uomini sentono sì; il tipo di donna che viene criticata senza pietà per essere se stessa, autentica e delicata; il tipo di donna a cui vengono portate via le proprie storie e voci da donne più forti o da uomini che odiano le donne».

L' atto finale di Ellen Hutter, che porta alla morte sia sua che del vampiro, non è un sopperire alla carnalità – sarebbe un'idea davvero troppo bigotta –; potrebbe simboleggiare la decisione di vivere liberamente le proprie infatuazioni e i propri appetiti, anche quando questi non portano alla stabilità, anche quando è sbagliato. In questo senso, la donna potrebbe decidere di riunirsi, ancora una volta, con l'aspetto più violento, traumatico e frustrante dell'amore, senza che le sue azioni perdano di autenticità e valore. Se mai, infatti, ne guadagnano: risuona ancora più forte il suo grande vaffanculo all'etichetta, a ciò che gli uomini vogliono dalle donne, e cioè un sacrificio puro e casto, che sia esclusivamente loro.

Volendo ribadire sempre e comunque la necessità attuale per gli uomini, di rieducarsi, e di creare una società e una cultura distanti dalle matrici patriarcali, il disegno di Eggers, rappresentativo dell'esperienza di molte non può che risuonare reale e bellissimo, soprattutto nella fotografia finale, dove Nosferatu e Ellen giacciono a letto coi corpi nudi e intrecciati fra loro, appena prima di morire: quello di un amore tossico, sbagliato, ma pur sempre e per sempre vissuto. Nessun uomo vince in Nosferatu ed è questa forse la cosa più bella. Non vince il marito, che possibilmente si vede Ellen "sottratta" al suo possesso da un altro; non vince il vampiro, che muore anche lui forse proprio per la violenza con cui pretende di possedere una donna, ingannato, questa volta, da lei. Vince forse il personaggio del professore, interpretato da William Dafoe, che è anche l'unico uomo – e che infatti si allontana dal prototipo, rifiutando le regole e abbracciando l'alchimia, il misticismo e l'occulto –, che crede davvero a quello che racconta la donna, mentre tutti gli altri non l'ascoltano: parlano invece di deliri di nervi e di follia. Forse ricorda qualcosa.