È uno dei film più attesi dell’anno e lei una delle giovani star più glam di Hollywood che affianca l’idolo delle folle Timothée Chalamet. Stiamo parlando ovviamente di Elle Fanning nel biopic su Bob Dylan “A complete unknown”, al cinema oggi, 23 gennaio. Lei interpreta Suze Rotolo, il primo batticuore del cantante, ma lui ha voluto cambiarle nome nella sceneggiatura e si chiama Sylvie, un atto d’amore per preservarne una sorta d’anonimato anche se tutti sanno chi è e cosa ha rappresentato per lui.
Splendida nella cornice degli Anni Sessanta, Elle Fanning risplende di luce propria in quello che sembra un lungo brano infinito più che un film vero e proprio.
Gentile, disponibile e sempre sorridente, si racconta alla stampa estera con spiazzante sincerità e rivive quei magici momenti sul set che raccontano gli inizi della carriera di un artista ormai diventato leggenda.
Com’è stato lavorare con Timothée?
«Siamo buoni amici da quando abbiamo girato insieme “Un giorno di pioggia a New York” e da allora ci sentiamo periodicamente. Sono così orgogliosa di lui e lavorarci insieme è così semplice, sicuro e autentico che mi sento a mio agio, protetta, capita, perché entrambi siamo stati attori fin da piccoli e ci capiamo, anche se lui è diventato piuttosto riservato».
Suze Rotolo ha scritto un memoir su Dylan. Cos’ha scoperto che non sapeva di lui?
«Un milione di cose, per esempio che aveva una sorella a cui lui non andava a genio. E poi quei meravigliosi momenti che solo il primo innamoramento sa darti, anche quando la famiglia disapprova perché lui è un musicista inaffidabile. Lei però ne coglie subito la grandezza e lo protegge in modo tenero, forse in fondo sa già che lo perderà presto per via della fama. È la sua musa, la sua ispirazione giovanile eppure profonda, che ti rimane dentro perché sono vicini ma anche lontani e ti si spezza il cuore anche solo a pensare di volere qualcuno che poi ti allontana».
Quanto ha influito lei sulla carriera di lui?
«Ha avuto di sicuro un impatto enorme. Tante canzoni la riguardano (come “Boots of Spanish Leather”, “If you see her” o “Say Hello”) anche dopo la rottura; per questo ora lui sente di doverne proteggere l’identità. In fondo lo riporta a chi era prima di diventare noto a tutti, in una bolla in cui solo chi ti conosce davvero può entrare. Lei è sempre stata un’attivista e questo aspetto è un altro dei motivi che hanno spinto Bob all’azione attraverso la sua musica, a ispirarlo».
Elle, lei conosce la fama da quando era in fasce, deve aver subito capito come si sentiva Dylan, o no?
«Quando diventi un personaggio pubblico devi avere una disciplina maggiore. Io recito dall’età di tre anni ma so che hai bisogno di cambiare per restare al passo, anche con il successo, che ad esempio i social media hanno modificato. Venendo da una famiglia di sportivi, so quanto sia importante avere la motivazione, l’impegno e l’amore necessari per seguire la tua passione durante gli alti e i bassi.».
Cosa le piace degli Anni Sessanta?
«Mi sembrano simili a quelli odierni perché i giovani si attivano in quello in cui credono, soprattutto gli artisti, e si fanno sentire per reclamare la propria voce e i propri diritti. I ragazzi posseggono un grande potere e devono usare ogni strumento per metterlo in atto, come all’epoca succedeva con la musica folk. Se vedo le foto dell’epoca delle proteste e dei movimenti per i diritti civili mi accorgo nella luce degli sguardi di quei gruppi e mi sembra cool, divertente e liberatorio».
Nel film si vede Dylan che tradisce Sylvie. Lei nella realtà è brava a subodorare le menzogne?
«Ormai sono diventata bravissima a farlo, ma c’è sempre qualcuno con un carisma capace di crearsi un mito attorno, il che ha una bellezza inspiegabile perché riguarda l’immagine che vuoi dare di te al mondo. Ci sono cose sacre che ti tieni per te e altre che come artista vuoi condivide. Dylan dice di vivere in un circo, si è persino creato un nome d’arte, si è letteralmente reinventato e va benissimo, come attrice so cosa vuol dire far finta di essere un’altra».
Sta per arrivare un “ma”?
«Ma devi restare fedele a te stessa, se inizi a dire bugie puoi davvero ferire il mondo, iniziando dalle piccole cose che non sono vere, autentiche. A volte lo fai per insicurezza o paura, nel caso di Dylan il perché resterà un mistero».












