Tutti parlano di The Substance, gore-movie con protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley diretto dalla regista francese Coralie Fargeat. E il motivo è presto detto: non è solo un film horror. E soprattutto non è una pellicola che si presta a una interpretazione univoca, dato che, a guardare i video dedicati al titolo su Tik Tok (dove, ovviamente, è diventato viralissimo in poco tempo) la percezione del suo significato cambia se a guardarlo è un uomo o una donna. Il genere horror, negli ultimi anni, ha acquisito nuova linfa grazie a titoli che strizzano fortemente l'occhio a temi della nostra attualità seppur presentati in maniera allegorica seguendo i cliché del filone, che spaziano dal sottogenere splatter (concentrato sul sangue e le mutilazioni) allo slasher (con un maniaco assassino a caccia di vittime). Se alcuni progetti cinematografici ricalcano in pieno ciò che lo spettatore si aspetta da un horror (come Terrifier, dal 7 novembre al cinema con il terzo capitolo), altri usano la sua estetica per parlare di altro, ovvero di temi rilevanti non solo per chi guarda il film ma per l'intero genere umano: è il caso di Smile 2, che parla della deriva del successo, ma anche e soprattutto di The Substance, giunto nelle sale il 30 ottobre in tempo per la notte di Halloween. Il film parla di cosa si è disposti a fare per mantenere le apparenze e di dove può arrivare una donna ossessionata dall'esteriorità pur di rimanere rilevante in un settore, quello televisivo, che non solo rigetta il trascorrere del tempo ma guarda alla vecchia con orrore.

Il film, il primo in lingua inglese diretto da Fargeat che è stato presentato, tra gli applausi, al Festival di Cannes, parla dell'ex diva del fitness hollywoodiano Elizabeth (Moore) che, alla soglia dei 50 anni, viene scaricata da tutti, finisce in ospedale dopo un incidente e scopre di potersi iniettare una sostanza capace di partorire una versione più giovane e bella di sé. Mentre il suo corpo rimane in ibernazione provando ciò che prova il suo doppleganger, Sue (Qualley), ovvero la proiezione ringiovanita di Elizabeth, se ne va in giro a riscuotere successo con gli uomini e nel mondo dello spettacolo: una situazione che presto la porta a dilatare il suo tempo nel mondo (che in realtà, stando alle regole della sostanza, dovrebbe durare solo una settimana a "corpo") e a prosciugare la linfa vitale di Elizabeth, distrutta nel corpo ma allo stesso tempo rinvigorita emotivamente all'idea di poter essere di nuovo così giovane e bella. Senza fare spoiler sul finale, la pellicola sta provocando reazioni parecchio scenografiche tra gli spettatori di tutto il mondo, tanto che su Tik Tok, cercando The Substance Reaction, si arriva in un feed pieno di gente che vomita, si copre gli occhi o esce dalla sala prima della fine della pellicola perché non ne sopporta più la visione.

Tra le recensioni degli spettatori pubblicate sui social spicca, come dicevamo all'inizio, una grande differenza tra le opinioni degli uomini e quelle delle donne: i primi giudicano The substance come un film gore vecchio stile e lo apprezzano (o meno) a seconda del gusto personale; le seconde invece tendono a coglierne la metafora più profonda, quella legata al femminile e al loop sociale che spinge (e costringe) le donne a essere belle e giovani per rimanere rilevanti. Le spettatrici sembrano cogliere le sfumature femministe - che poi non sono neanche così malcelate, anzi - del lavoro di Fargeat perché si sentono chiamate in causa dalla questione: in questa visione è il male gaze a plasmare il corpo femminile, non la loro reale volontà. In questo vortice di desiderio e voglia di piacere che supera persino la forza di volontà e l'amor proprio, le spettatrici capiscono l'Elizabeth della splendida Demi Moore perché, almeno una volta nella vita, si sono ritrovate al suo posto. In questo, per molti - critici e spettatori amanti del genere, ma anche persone che non sono appassionate di horror - sta la potenza di un film solo apparentemente travestito da pellicola splatter.