«Allora, ti devo fare una domanda. Sei un serial killer?», è la prima battuta che sentiamo dire a Willa Fitzgerlad non appena premiamo il tasto play su Strange Darling di JT Mollner. Uscito ad agosto 2024 negli Stati Uniti, il thriller sta raccogliendo sempre più consenso fra critica e spettatori – su Rotten Tomatoes sono rispettivamente al 95% e all'85% le recensioni positive; Stephen King, inoltre, lo ha definito un capolavoro. A tratti disturbante (e non per il sangue, le cicatrici o alcune parti di corpo mozzate), ricopre le vicende di un uomo e una donna, conosciuti solo con il nome di The Demon (Kyle Gallner) e The Lady (Fitzgeral), che si incontrano per un appuntamento di una notte. Ambientata nell'Oregon rurale, la loro one night stand si trasforma presto in una rincorsa fra gatto e topo per i boschi selvaggi, dove lei è intenta a scappare da lui, ferita e malconcia, implorando salvezza a chi incontra per la strada. Finché non accade l'inaspettato.

In sei capitoli narrativi disposti in ordine non lineare, si dispiega la drammatizzazione dell'apice di una serie di omicidi durata per anni negli USA occidentali e operata da parte, appunto, di un killer seriale (la cui identità in principio non è nota). Sebbene forse solo a tratti – siamo pur sempre nell'ambito dell'horror e di uccisioni sommarie, oltre che di messaggi ambigui –, la protagonista può essere considerata una sorta di eroina moderna, in qualche modo simbolo del potere femminile: da un lato, per gli elementi qualitativi, profondi, emotivi e umani che la contraddistinguono, dall'altro, per la recitazione impeccabile e lo stile magnetico con cui Fitzgerald è in grado di caratterizzare il personaggio. Già amiamo il titolo del film (letteralmente, "tesoro strano", molto cool), ma se pensiamo che a occupare queste scene ricche di suspence e twist inaspettati è la Emma Duval dello Scream di MTV, non possiamo che aspettarci, effettivamente, un potenziale cinque stelle su Letterboxd. La nostalgia del resto è una delle emozioni più romantiche e strazianti che mi perseguita senza sosta.

Eroine moderne: il personaggio di The Lady di Willa Fitzgerald in Strange Darling

The Lady di Willa FItzgerald in Strange Darling si presenta a noi come un personaggio che gli americani definirebbero "badass": tosta, dura, anche un po' prepotente, brat o baddie che dir si voglia nel 2024. Nella macchina dove inizia l'appuntamento con The Demon, lei indossa una parrucca di un caschetto rosso accesso – i suoi capelli sono in realtà angelicamente biondi, ma ora potrebbe sembrare "qualsiasi femme fatale in uno squallido slasher di Brian De Palma", come si legge su Dazed –, fuma le sigarette dell'uomo, mette in chiaro cosa voglia lei da quella serata, mente (o forse no?).

Con poche battute, sussurrate in modo dolce ma tagliente, in quella macchina descrive precisamente cosa significhi per una donna uscire con un uomo sconosciuto: «Hai idea del rischio che una donna come me corra ogni volta che accetta di divertirsi un po'?», dice The Lady. «Non ci ho mai pensato in questo modo», risponde lui. «È ovvio che non lo hai mai fatto. Non sei una donna», è la frase che conclude il suo discorso da standing ovation, prima della fatidica domanda «Sei un serial killer?». In questo modo The Lady affronta il problema della sicurezza per le donne (è la stessa storia dell'uomo e dell'orso nel bosco su TikTok), ma è sconvolgente apprendere che, in realtà, l'omicida seriale è proprio lei.

Il thriller di Mollner esamina le figure dei serial killer, e ciò che li muove nelle loro azioni, romanticamente ed emotivamente. Per quanto si possa non essere d'accordo su tutte le politiche di genere, o sul ribaltamento dei ruoli di genere, presenti all'interno della pellicola (e io non lo sono), alcune manifestazioni di queste risultano comunque davvero interessanti. Nella storia del genere horror, per anni, ha prevalso la narrazione delle donne come vittime indifese, che venivano inevitabilmente uccise da uomini malvagi. Ci perdonerete, allora, se oggi siamo contente di vedere che a essere cattive, nella fiction, possiamo essere anche noi; se a essere false, stronze, ipocrite e contradditorie, a uccidere (solo negli horror), possiamo essere anche noi. Perché un uomo può essere rappresentato così e una donna no? Strange Darling capovolge questa narrazione e, sebbene non arrivi a essere ciò che di più etico possa esistere al mondo, forse per alcuni minuti di cinema, e fatto così bene, ci basta.

In questo gioco di inversione di ruoli, ci sono tuttavia alcune scene abbastanza problematiche, che fanno risultare il film quantomeno ambiguo, e che potrebbero ribaltare alcuni dei suoi significati potenti (ma forse, solo se glielo lasciamo fare). A un certo punto, quando The Demon insegue The Lady dopo che lei lo ha ferito nella stanza di un motel, i due si ritrovano a scontrarsi faccia a faccia in una casa in campagna. Ad avere la meglio qui è il personaggio di Willa Fitzgerald, ma non prima che quello di Kyle Gallner riesca a chiamare la polizia (di cui tra l'altro fa parte). All'arrivo di questa, The Lady, con davanti il corpo morto di quella sorta di ex amante, finge di essere stata da questo violentata, per farla franca. Quello che segue è quasi anche se non sempre naturale: la poliziotta donna le crede, mentre il poliziotto uomo no. Un po' come quando con Gone Girl non avevamo davvero bisogno di un Ben Affleck traditore che ci spiegasse quanto le donne (in quel caso Rosamund Pike) siano psicopatiche, anche qui è disturbante che a fuoriuscire dalla scena sia il messaggio di non credere alla donne, a maggior ragione visto che si tratta di un contesto di di violenza di genere. Sappiamo bene invece che, a casa come in questura, nessuno ci crede. E sappiamo bene che, in 99 casi su 100, la violenza ai danni della donna è sempre davvero avvenuta. Magari la volontà del regista era solo quella di mostrare che nulla è come sembra, ma sarebbe falso se dicessi che, da donna, non abbia trovato questa scelta infelice. Credo inoltre che, per una donna, mentire sia brat, e se in termini di giudizio utilizziamo due pesi e due misure a seconda del genere, è solo perché siamo anni luce distanti da una parità effettiva. E adesso è il momento di rivendicare tutto, anche la scorrettezza. Almeno nell'arte.

Un altro colpo di scena che in qualche modo disturba ma che ritengo comunque ingegnoso riguarda invece le scene di sesso nel Motel. Lo scopriamo solo dopo, ma la richiesta di The Lady a The Demon è quella di fare sesso in maniera violenta (che ricordiamo essere del tutto lecito, se consensuale). Sullo schermo appare quindi in un primo momento la figura dell'uomo che sembra soffocare brutalmente la donna e abusarne. Se prima lei ci sta, un attimo dopo, tra le lacrime, la vediamo implorarlo di fermarsi. Guardare quelle scene non è semplice e ci porta a pensare che, alla fine, l'uomo non riesca, come spesso accade nella vita vera, a rispettare i no della donna. Solo qualche istante dopo, si rivela l'effettivo rispetto di The Demon nei confronti del consenso di The Lady: quando lei utilizza una safe word in precedenza stabilita insieme (ma di cui noi veniamo a conoscenza più tardi), lui si ferma immediatamente. Ma non senza dimenticare di cercare, in ogni modo, quel sesso promesso che tuttavia non arriva mai: quelli di lei sono continui dispetti, teasing. Non soddisferà mai la volontà del partner. Brat. Abbiamo bisogno di iniziare a concepire il sesso non solo come qualcosa che debba compiacere in primis l'uomo, poi forse anche noi, e The Lady può apparire portavoce di questa esigenza così banale ma ancora purtroppo così attuale. È imbarazzante per The Demon, che comunque si chiama così e forse per un motivo, assistere a quanto misero possa risultare davanti alla promessa non mantenuta di una scopata.

Anche se non capiamo fino in fondo quale sia il pensiero del regista (ma forse proprio in questo consiste la sua bravura) e perché scelga di ribaltare situazioni che non andrebbero ribaltate, quantomeno non ora, non secondo me, possiamo prendere ciò che più ci rappresenta di Strange Darling e Willa Fitzgerald, e farlo diventare il manifesto di ciò che proviamo.

Pensiamo quindi a una donna che finalmente non è vittima ma carnefice, ma che è inscrutabile, che cambia persona davanti agli occhi di tutti, che uccide perché «ogni tanto vedo demoni, non esseri umani», oppure per estrema necessità. Quando come in questo ultimo caso, le uccisioni sono dovute ad esigenze di sopravvivenza e – e lei è in completa survival mode – , la serial killer, che a questo punto è nota con il nome di The Electric Lady, non ne è esattamente felice. Tant'è che risparmia le donne che l'hanno aiutata (e non è forse questa sorellanza?). Pensiamo quindi a una donna, che è anche un'omicida seriale, le cui azioni sono incredibilmente sincere, nonostante probabilmente menta, e che arrivano da luoghi interiori di bisogni concreti, È come se, infondo, anche lei avesse dei sentimenti, e quali: così profondi, così veri. «The Lady è un personaggio di una profondità così ampia da non arrivare per forza alla comprensione del pubblico. Era importante che non fosse una storia di odio meschino, ma che avesse davvero una reale profondità, umanità e amore», ha dichiarato Fitzgerald sempre a Dazed.

Tutto ciò è rappresentato dalle note struggenti della cover realizzata da Z Berg e Keith Carradine di «Love Hurts», che parla più di mille dialoghi e che accompagna con una drammaticità devastante le avventure della protagonista. Sembra che davvero The Lady stia cercando l'amore in quella one night stand con il poliziotto, e sembra davvero dispiaciuta nel vederlo tramontare, dopo avergli dato della ketamina spacciata per cocaina, in modo da stenderlo. Sembra davvero che The Lady sia sempre stata alla ricerca di un amore che non è mai stata in grado di ricevere. Percepiamo che, per un momento, ha creduto sul serio in quell'amore, e in tutte le cose più stupide che esso comporta. Non è una villain ma nemmeno un'eroina, come forse chiunque di noi.

Le contraddizioni di questo film, che forse supera il male e il female gaze, approdando semplicemente nel serial killer gaze, sono allora così potenti da risultare comunque belle, se affrontate con consapevolezza. E in ogni caso, Willa Fitzgerald è un'icona e una star anche con l'orecchio tagliato da un proiettile, una benda in testa, il sangue sul mento e una pistola in mano. Scream queen.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan