C'è una scena di X: A Sexy Horror Story che mi ha cambiato la vita. Come un classico letto da giovane che diventa il tratto principale della propria personalità o un brano senza il quale un'esistenza sarebbe interamente compromessa, diversamente vissuta. Ho condiviso la scena sul mio profilo Instagram nel 2022, quando è uscito questo film, primo capitolo della trilogia X di Ti West. Uno slasher (sottogenere dell'horror) che vede, insieme a Jenna Ortega e Kid Cudi, Mia Goth recitare in un doppio ruolo; sia nei panni della protagonista Maxine Minx che dell'antagonista Pearl – anche se in questo ultimo caso, l'attrice è quasi irriconoscibile per via del trucco e del manierismo recitativo. Maxine è un'ambiziosa attrice che cerca di farsi notare nell'industria del porno, mentre Pearl un'ex ballerina, ormai molto anziana, che non è riuscita a vivere la vita che voleva. Non è riuscita a diventare famosa. La storia di Pearl è raccontata nel secondo capitolo della saga, che funge da prequel, intitolato appunto Pearl e uscito sempre nel 2022. Anche qui Pearl è interpretata sempre e solo dalla talentuosissima, questa volta riconoscibile, Mia Goth. Nelle sale italiane è da poco uscita invece la terza parte della saga, Maxxxine, in cui Goth, al fianco di colleghi come Moses Sumney e Lily Collins, interpreta Minx alla ricerca, questa volta, del successo hollywoodiano. Nonostante la sua precedente carriera nei film per adulti, è riuscita ora a superare con successo un'audizione per un film "vero e proprio", assicurandosi addirittura la parte della protagonista.



Nella scena che vive nelle mie emozioni e nella mia formazione identitaria per sempre, Pearl accoltella ripetutamente, e con spietata voracità, il regista della pellicola pornografica di cui Maxine sta effettuando le riprese. La donna anziana ha appena provato a baciarlo, subendo abbastanza ovviamente un rifiuto. Poco dopo, in una veste bianca ricoperta di sangue, illuminata dalle luci rosse, perforanti e accese di un van, la stessa si diletta in una danza dal ritmo lento, e goffo per l'età, sulle note ruvide di «Oui Oui Marie» di Chelsea Wolf. «So relatable», avevo scritto nella caption del post che la riportava sul mio feed, non tanto perché approverei l'assassino di un uomo più giovane di me che non mi trova attraente, ma perché condividerei lo stesso senso di perdizione e di drammaticità, di futile disperazione, di fronte alla scomparsa della bellezza, della gioventù e dei propri sogni. E di come l'ego possa venire prima di ogni altra cosa; di come metaforicamente io possa ucciderti per vanità, e mettermi a ballare l'istante dopo, perché è l'unica cosa che mi interessa davvero. Pearl, che ha vissuto entrambe le guerre, non è diventata una ballerina professionista, eppure era così bella da giovane. Suo marito non riesce più a soddisfarla sessualmente, ma l'intensità del desiderio vive ancora dentro di lei, come se fosse la prima volta.

Non si può parlare di Maxine Minx senza parlare di Pearl: sebbene siano, espressamente e per diretta affermazione di Ti West su Letterboxd, due personaggi diversi, le due sono anche la stessa persona (e da qui la scelta di farle interpretare entrambe alla stessa attrice). La storia di X giustappone la liberazione sessuale all'invecchiamento, riflettendosi alla perfezione nelle aspirazioni di carriera di Maxine e nel rimpianto di Pearl per una vita sprecata; sensazioni che possono convivere, seppur in qualche modo contrastanti, all'interno della mente di un essere umano. Pearl, in un certo senso, potrebbe anche agire come una previsione del futuro di Minx; un futuro da pregustare al cinema con il terzo capitolo della trilogia, che approfondisce ancora di più il personaggio travolgente di Maxine.

Amiamo Maxine perché è determinata e sicura di sé, sa cosa vuole e non guarda in faccia a nessuno, non le importa cosa gli altri pensano di lei. La amiamo perché, come Pearl, è instancabilmente legata alla sua apparenza, e alla potenza e alla vita, o alla debolezza e alla morte, che da questa inevitabilmente derivano; la amiamo perché è sex positive e sessualmente matura, senza però mancare della vulnerabilità che si riflette tramite Pearl. Maxine stessa, più o meno esplicitamente, teme infatti di poter fare la medesima fine della donna anziana. Ma è importante per lei che non succeda: «Non accetterò una vita che non mi merito», continua a ripetersi nell'arco della trilogia. Prima, guardandosi allo specchio che riflette il suo ombretto blu catalizzante o l'immagine di sé mentre sniffa cocaina in Texas, poi, sei anni dopo, quando si aggira per Los Angeles con una folgorante chioma biondo oro, per destreggiarsi tra i peep show a cui partecipa come sorta di lavoro secondario. Una frase («Non accetterò una vita che non mi merito») che nella parabola cinematografica apprendiamo essere il mantra di suo padre, telepredicatore religioso ossessionato dalla vita peccaminosa promossa dalla Hollywood degli Anni '70'/80, di cui è caduta vittima pure sua figlia, e che quindi lui vuole salvare. Amiamo Maxine perché si ribella al bigottismo di valori cristiani obsoleti, ma amiamo che in Pearl questi stessi persistano, nonostante i desideri delle due siano fondamentalmente uguali. Amiamo Maxine quando ripete a se stessa: «Sei una sex symbol!» o «Sei una stella del cinema!», ma anche Pearl, disperata, che grida in lacrime davanti alla sua disfatta: «Sono una star!». Amiamo Maxine, Pearl e la trilogia di X perché presentano tutte le facce della medaglia di una donna, della sua feroce voglia e necessità di realizzarsi e di come siano infinite, ambigue, diverse ma così simili, le possibilità, le esperienze e le emozioni che sperimenta nel corso della vita.

Infine, distanziandoci sempre di più da Pearl, la amiamo perché, da X a Maxxxine, cresce ed evolve in una super-eroina indipendente e piena di risorse, intelligente e inarrestabile. Potrebbe farsi schiacciare dai traumi che ha vissuto nei capitoli precedenti, forse come Pearl, e diventare la versione meno interessante di se stessa, ma invece né trae forza, energia e vita. La amiamo perché non ha nessuno su cui poter contare all'infuori di se stessa; perché è sola, ma riesce comunque a scegliere la vita che sa essere quella giusta per lei. Forse è proprio per questo che Charlie XCX ha detto che Maxine è brat.

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