Non è male iniziare con un amplesso, nella proiezione delle nove di mattina. Certo, se l’atto in questione è quello di Nicole Kidman e Antonio Banderas, protagonisti del nuovo film in concorso a Venezia 81, Babygirl, allora è ancora meglio.
Prodotto da A24, la casa indie per eccellenza negli Stati Uniti, c’è chi ha definito questo film come una versione indipendente di Cinquanta Sfumature, ma c’è molto di più. Babygirl parla di potere e di controllo, da un punto di vista prettamente femminile. Siamo abituati infatti a una narrazione in cui a pagare, nelle relazioni extra coniugali è sempre stata la donna. Qui invece il gioco sembra diverso.
A capo di una grande azienda Romy (Nicole Kidman) inizia una relazione illecita con il suo tirocinante molto più giovane di lei (Harris Dickinson), nonostante Jacob (Antonio Banderas) il marito, sia un regista teatrale di successo, affascinante e piacente.
Il motivo principale è che Romy non ha mai provato davvero piacere nel sesso coniugale, rifugiandosi nei porno online per arrivare a quell’orgasmo sempre sfiorato. Quando trova qualcuno che la comanda, che la tratta come una bambina (da qui il titolo) la sua vita sessuale cambia, ma va a impattare su quella lavorativa.
In realtà poi non è il tradimento il fulcro di questa narrazione, a tratti sconnessa, ruota tutto intorno al confronto generazionale, quello fra i Gen Z e Millennial che vivono in maniere diversa la sessualità e l’amore, generando attacchi di ansia nelle generazioni precedenti.
Il risultato? La considerazione verso Romy è la stessa che si può provare verso un qualsiasi uomo di potere che abbia mandato all’aria tutto per sesso. E quanto è appagante che per una volta non ci sia uno squilibrio nella considerazione della donna, anche in chiave negativa?
Babygirl uscirà anche in Italia distribuito da Eagle Pictures.

