Sydney Sweeney il physique du rôle da regina dell'horror l'ha sempre avuto, fin da Euphoria e The Handmaid's Tale. Era solo questione di tempo perché venisse consacrata al genere dove le belle, bionde, sexy e in pericolo si trasformano in oggetti del desiderio di mostri o assassini o loro stesse diventano creature pericolose votate al male. Lei, con questi cliché, ci gioca fin dall'inizio della sua carriera, apparentemente consapevole di quello che la sua immagine rappresenta e di come possa essere usata a suo vantaggio per raggiungere il successo. Sweeney si muove nello spazio grigio tra auto oggettivazione e autodeterminazione e Immaculate - uscito in Italia l'11 luglio - sembra la risposta perfetta a mesi di commenti sessualizzanti con il quotidiano canadese National Post che ha dedicato un intero pezzo alla taglia del suo seno.

Sweeney, prima dell’imminente remake di Barbarella, ha scelto di calarsi nel ruolo di scream queen, ma alle sue condizioni, rendendo chiaro che è lei a essere al comando, anche nell' abbracciare il trope della suora sexy. Erano anni che voleva questo film: aveva fatto un'audizione per il ruolo quando aveva 16 anni, ma poi il progetto era naufragato. «Non riuscivo a togliermelo dalla testa», ha raccontato, «Così recentemente ho scritto allo sceneggiatore Andrew Lobel per chiedergli se si poteva rimettere in moto tutto riscrivendo la mia parte alla luce della mia età attuale e partecipando come produttrice». Il risultato è un horror diretto da Michael Mohan che si inserisce nella lunga tradizione dei nunsploitation movies (ma senza scadere di livello) e dei film dell'orrore a stampo religioso, attingendo anche al pregnancy horror di Rosemary's Baby e Prevenge. Sweeney interpreta suor Cecilia, giovane devota e ingenua che si trasferisce dagli Stati Uniti in un convento nella campagna italiana. A volerla lì è padre Tedeschi (Álvaro Morte di La casa di carta), esperto genetista, ma le cose in convento prendono subito tratti sinistri tra visioni oscure e continui jump scare. Suor Cecilia rimane misteriosamente incinta senza mai aver avuto rapporti sessuali e questo, oltre a dare origine a forme di idolatria, accuse e invidie, rivela una lotta di poteri umani e soprannaturali che si gioca sul suo corpo di donna.

Lo stampo femminista del film emerge fin dall'inizio, anche se non trova poi un reale approfondimento. Quando Suor Cecilia chiede alla sua consorella Guendalina (Benedetta Porcaroli) se crede in Dio, lei risponde: «Certo che ci credo! La vita è così crudele, solo un uomo può esserne responsabile». Si sente l'eco delle vittorie antiabortiste negli Stati Uniti degli ultimi anni e la paura di una limitazione corporea che sottende il vero orrore per le donne e chiama una catarsi. A suor Cecilia viene negato l'accesso alle cure mediche, tanto che la ragazza è costretta a fingere un aborto spontaneo nella speranza di essere portata in ospedale. Immaculate è un film fortemente corporeo e grondante di sangue, con un'estetica gotica attentamente curata e lunghi primi piani disturbanti. In tutto questo, come fa notare il Guardian, «la lotta di Sweeney per l'autonomia corporea contro i fanatici religiosi in Immaculate, trascende lo schermo in un modo in cui la maggior parte dei film simili possono solo pregare di riuscire a fare».