Che a Paolo Sorrentino interessino da sempre temi come bellezza e giovinezza è testimoniato dai titoli dei suoi stessi film. Ora, con Parthenope, da poco presentato a Cannes, il regista li fonde in un film che percorre la vita di una donna sirena (Celeste Dalla Porta), dagli Anni '50 ai giorni nostri in una Napoli che è parte integrante del percorso esistenziale. Il pubblico del Grand Théâtre Lumière al festival ha regalato al regista napoletano una buona dose di applausi (più di quelli concessi ad altri film in concorso, secondo Vulture), ma le recensioni sono spaccate in due, Parthenope non convince tutti.
C'è, indubbiamente, chi l'ha apprezzato: secondo Variety «non è una semplice storia di formazione; piuttosto, è un film sul ritorno a se stessi. È una ricerca artistica commovente, mentre il regista esplora, attraverso il racconto di una donna che trova la sua vita interiore - sia al di là della sua bellezza, sia attraverso di essa - le ragioni per cui brandisce la sua macchina fotografica in primo luogo: la ricerca di verità trasformative sul modo in cui vediamo il mondo e noi stessi meglio svelati attraverso la scoperta estetica».
Deadline ha sottolineato la bravura dell'attrice protagonista e The Wrap le atmosfere create dal regista. «In questo caso», si legge nella recensione, «la grande bellezza potrebbe essere la protagonista del film, una splendida giovane donna che prende il nome da una sirena mitologica indissolubilmente legata alla città di Napoli. Potrebbe anche essere il mondo in cui vive, una città costiera soleggiata sul Mar Tirreno nel Mediterraneo. E potrebbe anche essere l'aura creata dai film di Sorrentino, languida e squisita e, la maggior parte delle volte, gloriosamente triste».
Sono, però, arrivate anche recensioni che hanno stroncato duramente il lavoro del regista. Non solo il Guardian gli ha assegnato due stelle su cinque, ma ha parlato di «autoparodia», «esercizio di stile», arrivando a definirlo simile a «una pubblicità di due ore per un profumo incredibilmente costoso». Anche IndieWire non ha fatto sconti scrivendo che Parthenope «è solo un lungo film realizzato da un uomo di mezza età che quasi impazzisce cercando di immaginare come sarebbe la vita come una donna incredibilmente sexy». «È un mistero», aggiunge, «che tormenta gli artisti maschi fin da quando sognavano di possedere la bellezza delle loro muse, gli sforzi di Sorrentino per dargli un senso sembrano tanto anacronistici nel 2024 quanto avrebbe potuto essere dare alla luce una creatura marina dell'antica Grecia durante l’estate del 1950. D’altra parte, alcune compulsioni potrebbero essere più eterne di quanto pensiamo».
A conti fatti, secondo Metacritic, il portale che assegna un numero da 1 a 100 ai giudizi della critica comparsi online per poi farne una media, Parthenope si colloca poco oltre la metà (58 su 100): possiamo solo sospendere il giudizio e aspettare che il film arrivi nelle sale italiane il prossimo autunno.









