Prima ha fatto innamorare di sé la Mostra del cinema di Venezia e poi conquisterà le sale di tutta Italia (dal 14 dicembre). Il maestro giardiniere, diretto da Paul Schrader, è una storia che abbraccia la natura nella sua bellezza salvifica. Cosa vuol dire? Usa la devozione verso i fiori per riaccendere la speranza in una vita che sembra spezzata, oltre che avvolta dal mistero. In questo caso è quella del taciturno Narvel Roth (interpretato da Joel Edgerton), che si occupa del giardino immenso della villa della signora Haverhill (Sigourney Weaver), una donna con un certo caratterino, di quelle indomabili, impavide e intransigenti.
A lui il rigore piace: il ritmo delle stagioni lo calma e leviga le ferite, ma lo spettatore dovrà intraprendere un viaggio con lui e con la nuova arrivata Maya (Quintessa Swindell), per scoprirne il passato e i segreti.
No, non è il classico film delle feste: i fiori e le piante né gli alberi sono usati come mere decorazioni, anzi. La vita che infondono viene custodita come in un tempio. Anche se la presenza di Narvel all’inizio mette un po’ la pelle d’oca, basta gustare questo progetto dai titoli di testa (un’autentica espressione della natura che sboccia e si rigenera) per aver quasi l’impressione di essere travolti dagli odori, dai colori e dalle fragilità di quanto ci circonda. Niente spoiler, solo un caldo invito a non lasciarselo sfuggire.













