Il primo amore, ma non solo. Se c’è un’altra tappa che «non si scorda mai» è la notte prima degli esami, le ore trascorse tra ansia ed eccitazione che precedono il tanto atteso punto di svolta che segna inesorabile il prima e il dopo. L'esame di maturità, la paura di non essere all'altezza ma anche tutta la frenesia del "diventare grandi", di chiudere un capitolo e di iniziarne un altro con in mezzo una pausa estiva da rendere indimenticabile. Ecco, La notte prima degli esami, quella che Venditti ha saputo descrivere alla perfezione e quella del film di Fausto Brizzi che dal 2006 si è aggiudicato un passaggio in tv obbligato (e trend topic sui social) a poche ore dalla prima prova.
Ci sono Massi e Simona che si trovano ad affrontare una sfida molto più grande di quella racchiusa su un foglio a protocollo, il racconto di un'amicizia più forte di tutto e poi il rapporto speciale di Luca con il prof Martinelli che da "Carogna" diventa amico, confidente e pigmalione. Il film del 2006 di Fausto Brizzi ambientato a Roma nel 1989 con Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e il compianto Giorgio Faletti è un must watch alla vigilia della prima prova di maturità nonostante siano cambiate un po' di cose nel gap di 35 anni tra fiction e realtà. Dal walkman allo smartphone, dai gruppi di studio alle live su Instagram: la notte prima degli esami della Gen Z non è proprio la stessa di Luca&Co (ma molto simile).
Per quanto riguarda la colonna sonora, Venditti vince ancora a mani basse. Dal giugno 1984 «la notte di lacrime e preghiere» raccontata dal cantautore romano rimane la sound track immancabile, ed è così anche per la maturità 2023. La differenza sostanziale è nel mezzo: non c’è più il walkman (ma nemmeno l’ipod) ma sono le playlist di Spotify a definire la OST dei 536.008 maturandi di quest'anno.
Come si legge su Skuola.net, il brano di Antonello Venditti rimane l'inno ufficiale di tutti gli studenti pronti (chi più chi meno) ad affrontare quest’importante tappa della vita, vero e proprio switch nel percorso di crescita (secondo posto per "We are the champions" e "I migliori anni della nostra vita" di Renato Zero).
La Gen Z, per definizione la prima generazione «a non aver conosciuto un mondo senza tecnologie e ambienti digitali» vivrà la maturità a braccetto con i social, tra reel su TikTok per alleviare la tensione ed esorcizzare la paura affidandosi al motto evergreen «mal comune mezzo gaudio». Una finestra sul mondo, che attenzione, può diventare la distrazione numero uno se non maneggiata con cura.
Ci sono le dirette Instagram, gli incontri virtuali dove chiacchierare, immaginare, sperare ma anche sorridere consapevoli di essere nel vortice di un momento indimenticabile. E poi i profili social dei professori da stalkerare alla ricerca dell'indizio perduto, e le pagine web da aggiornare costantemente nella speranza di trovare l'input e la soffiata giusta e le Help line WhatsApp e Telegram. A non risentire del passare del tempo, le parole di Martinelli a Luca, una lectio magistralis di ieri, oggi e domani: «L’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. È importante quello che provi mentre corri».











