Meraviglia. È la parola più vicina alle tre ore e un quarto di Avatar 2 (titolo completo Avatar - La via dell'acqua). James Cameron a 68 anni fa quello che sa fare meglio: stupire con uno straordinario 3D, colori e ambientazioni sempre più fantasmagoriche, con la volontà di lasciare ancora una volta lo spettatore a bocca aperta. A 13 anni dall'ultimo Avatar, che resta il film che ha più incassato nella storia del cinema, seguito solo dall'altra sua straordinaria creatura, ossia Titanic, il regista debutta oggi 14 dicembre in sala con un obiettivo ancora più alto: riportare il pubblico di tutto il mondo al cinema, dopo lo streaming, le piattaforme, il Covid e tutto il resto. Calcoli alla mano: Avatar 2 è costato alla 20th Century Fox (Disney) 350 milioni di dollari, quindi ne deve incassare almeno due miliardi. Il primo ne ha portati a casa 2 miliardi e 922 milioni. Una scommessa certo ambiziosa, ma che per Cameron significa prima di tutto superare se stesso. Può riuscirci.
Ma andiamo alla trama (anche se qui non è ciò che più conta). Siamo sempre su Pandora e l'ex marine Jake Sully, diventato Na’vi per amore della principessa Neytiri (Zoe Saldana), ha messo su famiglia. I due hanno quattro figli: Neteyam, il primogenito coscensioso, Lo'ak, più simile al principe Harry, la piccola Tuk e Kiri, adottata dai due ma figlia naturale (non si capisce bene come) della dottoressa che Sigourney Weaver interpretava nel primo film. E poi c'è l'adolescente umano Spider (Jack Champion), rimasto su Pandora perché un neonato non lo si può rimandare indietro.
All’inizio di questo secondo capitolo, gli umani (meglio conosciuti come «il popolo del cielo») decidono di ritentare l’invasione, guidati dall'ex commilitone di Sully, il mercenario Lyle Wainfleet, che torna sotto la forma di Na’vi per ingannare i nemici e catturare Sally. La prima reazione di Sally è fuggire per salvare la famiglia al grido di «i Sally restano sempre insieme». E questo significa abbandonare la foresta per rifugiarsi da un popolo del mare, i Metkayina che vivono sulla barriera corallina e considerano l’acqua il loro mondo. I cattivi, però, lo scoprono e da lì inizia l'ultima caccia che dura più di mezzo film. E nella fase finale ricorda volutamente la nave che affonda di Titanic.
Storia classica - buoni contro cattivi con una certa dose di cliché - ma lo svolgimento è appunto una meraviglia visiva. Soprattutto quando si va sott'acqua. C'è tanto blu. Ci sono piante fosforescenti e diafane che possono dare visioni, balene amiche con il volto di squali martello, pesci di ogni dimensione e forma. È la natura che co-comanda nel mondo dei Na’vi, come dovrebbe essere sempre. Perché come lo era stato 13 anni fa, Avatar 2 ha ancora di più un'anima ambientalista. Poi c'è la dimensione personale.
Jake Sully è diventato padre e deve farne i conti. Deve decidere se essere prima guerriero o prima padre, spesso confonde le due cose. I figli, intanto, vivono quell'età lì in cui si cerca di capire chi siamo e che cosa vogliamo diventare. Quali sono i limiti e quali le sfide. La famiglia è allargata, ma unita. È un'ode alla diversità, ma anche all'accettazione. E alla fine sono i figli che, malgrado i propri limiti anzi proprio grazie a essi, salvano i padri.
Se tutto questo lo si guarda con un paio di occhiali 3D sugli occhi, è ancora più bello.















