Forse fatichiamo a notarlo ma anime e manga, spesso e volentieri, portano messaggi impliciti all’interno delle loro storie. A prima vista infatti, una determinata interazione da parte di alcuni personaggi o semplicemente un’ambientazione futuristica potrebbero sembrare solo dei mezzi per seguire una storia, e se invece nascondessero più di quello che pensiamo? Ebbene, andiamo dunque a parlare di trasposizione della realtà. Ovviamente, essendo opere che vengono divulgate prevalentemente come storie, la realtà viene mascherata all’interno di una narrazione coinvolgente e che ci potrebbe far dubitare dell’esistenza di un significato implicito. Si pensi a Il Ragazzo e l’Airone di Hayao Miyazaki: se andassimo ad analizzarlo da un punto di vista critico, vedremo che seppur le ambientazioni diventino sempre più impossibili e che, nel caso dell’airone, si verifichi una sua personificazione (davvero qualcosa di atipico), man mano che la storia procede, un significato sottinteso c’è e anche molto potente: dal viaggio di crescita del protagonista, Mahito, che affronta il lutto per la perdita della madre fino alla figura di Miyazaki alla ricerca di qualcuno che sia capace di proseguire il suo lavoro.
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Anime e manga sono davvero per tutti?
Dunque perché le animazioni sono realizzate in questo modo? Per rispondere a questa domanda bisogna andare ad analizzare effettivamente l’impatto visivo che queste opere vogliono esercitare sullo spettatore. Essendo il lavoro basato su disegni, è molto semplice anche per i bambini poter usufruire di queste storie e l’altro vantaggio è che, grazie alla trasposizione cinematografica, può essere apprezzata da tutta la famiglia. C’è però una sostanziale differenza tra film di animazione occidentale e orientale: quello che trovo debole nella narrazione occidentale è che le storie rappresentate dai cartoni animati sono prettamente per bambini. Nessuno vieta a un adulto di andarli a vedere però a mio parere i messaggi che vengono mandati sono vincolati a un singolo target: quello dei bambini appunto. L’unico caso che mi sento di citare è Zootropolis nel quale viene rappresentata tramite gli animali la vita di una società multietnica. Il vantaggio che gli anime e manga giapponesi hanno è quello di non rispondere a un singolo target: tutti a seconda dell’età possono capire cose diverse e analizzare in modi diversi quello che vedono o leggono. Un esempio è il film Suzume di Makoto Shinkai che è la storia di una ragazza che cerca di prevenire l’avvento dei terremoti in Giappone. I bambini e i ragazzi che non hanno ancora una mente abbastanza critica da comprendere il sottotesto possono godersi il film vivendola come una storia di fantasia ma gli adulti ne vedono la rappresentazione di un problema reale e attuale soprattutto in Giappone.
Un caso estremo: Death Note
Una riflessione che mi sento di condividere è quella su Death Note di Tsugumi Oba. Vedendo l’anime e leggendo il manga mi è sembrato che la storia rappresenti una denuncia sociale nei confronti della Giustizia giapponese. La storia ha come protagonista un ragazzo delle scuole superiori, Light Yagami, che trova un diario, il Death Note, con il quale scopre di poter uccidere le persone se ne conosce il nome e il volto. Inizialmente utilizzerà il diario per eliminare piccoli criminali che non venivano puniti dalla legge mentre, con il passare del tempo, il personaggio svilupperà un complesso di Dio che lo porterà a voler uccidere chiunque si ribelli al suo contro. Questo per dire che secondo me, l’opera potrebbe nascondere questo significato di giustizia sociale, portata avanti da un personaggio deviato, sotto la narrazione della storia principale.
Scovare gli indizi
Invito quindi tutti, la prossima volta che leggeranno un manga o vedranno un anime, a riflettere su quale potrebbe essere il messaggio sottinteso nascosto nell’opera. L’analisi, essendo individuale, può portare a diverse conclusioni e risposte che potrebbero fare vedere agli spettatori una determinata opera come non l’hanno mai vista prima.





