Anche sul #sobertok di TikTok ci si prepara al Natale. Qualcuno posta un video del perfetto vin brulé dealcolato fatto in casa, qualcun altro insegna come creare un simil Baileys rigorosamente senz'alcol. Ben vengano i sidri speziati e gli spritz natalizi analcolici esteticamente gradevolissimi con rametti di rosmarino e bacche a decorare. Il mondo del beverage si adatta, cambia forma, si evolve prevedendo spumanti analcolici e bevande low alcohol a base di kombucha.
Se gli incontri conviviali, anche e soprattutto durante le Feste, si accompagnano spesso a brindisi, bollicine, vini e amari, la comunità di sober curious insiste nel promuovere una socialità sobria, possibile anche a Natale, assicurano. Del resto, secondo Global data, società britannica di analisi di mercato che ha sondato le risposte di 2.000 giovanissimi, sono quattro su cinque (80%) i giovani che dichiarano che l’uso di bevande analcoliche e a basso contenuto alcolico permette loro di mettere in primo piano i valori di salute e benessere, senza compromettere il gusto e i momenti insieme.
- Mai provato un mocktail?
- Ricette biscotti di Natale, in versione vegana
- Sober party, le feste della Gen Z
La Gen Z non beve più?
È da tempo, ormai, che si parla della nuova tendenza alla sobrietà portata avanti dai più giovani. È un cambio culturale che ancora non sappiamo a cosa porterà, ma che si riflette sul mercato. La produzione globale dei drink senza alcol è valutato oggi 1,4 trilioni di dollari e ha una crescita annua del 7,34%. Il settore delle bibite con poco alcol, da solo, vale 28,5 miliardi di dollari, con una crescita rispetto all’anno scorso del 5,95%. Questo significa che potrebbe raggiungere, nel 2030, 28,5 miliardi di dollari. Si stima che il volume dei nuovi lanci di prodotti alcohol free sul mercato europeo sia cinque volte più rapido rispetto a quello delle proposte innovative nel settore degli alcolici. Le birre analcoliche, ad esempio, costituiscono il 57% dei lanci totali di birre, le bevande alcoliche aromatizzate il 18%, il vino il 15% e i superalcolici solo il 10% delle nuove proposte.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da sempre sottolinea i rischi che l'alcol comporta per la salute, ha stimato che tra il 2010 e il 2020 il consumo di alcolici in Europa è diminuito di mezzo litro procapite. Ci si sta muovendo verso una direzione e, secondo il rapporto State of Beverages 2025 Trend della Keurig Dr Pepper, sono i ragazzi della Generazione Z e i Millennials a spingere in questo senso: il 60% di loro preferisce i cosiddetti "mocktails" (cocktail senz'alcol) o i "proxies" (cocktail con poco alcol) alle bevande alcoliche promuovendo uno stile di vita NO/LO alcol, cioè con poco o zero alcol. Difficile dire da dove nasca questa esigenza, se sia legata a una maggiore attenzione per la salute o a una difficoltà nel lasciarsi andare, perdere il controllo rischiando di risultare imbarazzanti, magari venendo persino immortalati sui social. Un altro elemento è senz'altro legato al costo: gli alcolici tradizionali sono sempre più cari: secondo EUROSTAT, dal 2000 il prezzo medio è quasi raddoppiato (+95%), e i giovani preferiscono spendere meno.
Natale sobrio per la Gen Z
Gli esperti di Global data sottolineano che, alla luce di queste nuove evidenze, il settore delle bevande no-low alcol è destinato ad ampliarsi e saranno sempre più richiesti mocktails ad hoc per eventi e ricorrenze specifiche, com il Natale.
«Il Natale è per tradizione un sinonimo di socializzazione attorno alle bevande alcoliche ma per molti consumatori», ha spiegato infatti Charlotte Chilcott, retail analist di Global data, «a cambiare sono le regole sociali riguardanti il consumo di alcolici. Per questi, i drink low e no alcol possono tranquillamente dare piacere così come le bevande tradizionali». È una questione di gusto e di estetica, non di euforia e sballo e al mercato non resta che raccogliere la sfida. Secondo lo studio di Global data, la propensione a spendere dei più giovani è legata alla capacità dei retailer di migliorare qualità e varietà dei prodotti presenti sul mercato. Circa il 60% dei consumatori tra 16 e 34 anni considera, infatti, questi due elementi come motivi per incrementare la spesa nel segmento no-low alcol.












