«Tote bag di tela – meglio se con dentro un libro di Murakami –, matcha latte alla mano (rigorosamente vegetale e in un bicchiere di carta bio), passo molleggiante. È così che il maschio performativo saluta il 2025, lanciato verso un 2026 ricco di sorprese (almeno, così gli dicono i tarocchi).

Chi di noi non ha mai avuto a che fare con almeno uno di loro, tra frequentazioni, amicizie o rapporti lavorativi? Qualche anno fa lo avremmo definito un animale bizzarro, una specie ibrida nata da una canzone de I Cani e una laurea in Scienze Sociali. Ma piano piano, quello che era solo un figurante di seconda linea è entrato a gamba tesa nel panorama occidentale – e sembra intenzionato a restarci.

Non fa pugilato, ma arrampica. Non balla la techno, ma frequenta locali con musica downtempo. Non segue il calcio, ma gioca a spikeball.

Sempre pronto a prendere le distanze dal suo collega etero basic, si erge a paladino del politicamente corretto. Eppure, viene da chiedersi: non sarà anche lui un prodotto di mercato ben confezionato?

Il maschio performativo è, in fondo, il maschio etero basic 2.0: più curato, più sensibile, più social media friendly. Riconosce le proprie emozioni, frequenta cerchi di autocoscienza maschile, ascolta Morgana su Spotify. Poi però muore dalla voglia di spiegare a una donna cosa si intenda per “cinema d’autore pasoliniano”.

Non è un cattivo ragazzo, anzi. È solo il prodotto di un’epoca in cui anche l’identità deve funzionare, generare engagement, sembrare autentica, ma non troppo.

Lui non mente: interpreta. Fa della vulnerabilità un contenuto, dell’introspezione un podcast, dell’empatia una strategia comunicativa.

E così, i maschi performativi e basic non si oppongono davvero: sono due teste dello stesso Cerbero, che sorveglia la soglia del maschile contemporaneo. Una abbaia contro il femminismo, l’altra lo cita nei commenti sotto un reel. Ma entrambi restano legate alla stessa catena: quella che misura il valore dell’uomo in base alla sua performance.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Questo vale anche per il patriarcato – basta saperlo “rebrandizzare” ».

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Arianna Genghini
Content creator e autrici di Romanzo di un maschio, Valeria De Angelis e Maria Chiara Cicolani discutono del genere maschile con ironia, fra stereotipi e dure verità.