Un grande dipinto fa da sfondo alla nostra intervista a Frah Quintale. Ritrae una cassetta degli attrezzi vista dall'alto e lo ha realizzato mentre scriveva i brani del suo ultimo disco, che è il motivo per cui in questa mattina di inizio ottobre mi trovo seduta davanti a lui negli studi di Warner a Milano. Amor proprio è il nuovo progetto di Francesco Servidei, il cantautore bresciano che torna con il suo quarto album da solista dopo la fortunata parentesi di Lovebars in coppia con Coez e i tre dischi che hanno contribuito a cambiare il pop italiano (Regardez Moi, Banzai - lato blu e lato arancione ).
Undici tracce raccolte negli ultimi quattro anni, un cerchio che si chiude e che, proprio come il quadro che abbiamo di fronte, sono il ritratto di un importante lavoro su di sé, in cui, come chiavi inglesi, chiodi e bulloni, ogni brano è servito ad aggiustarlo e rimetterlo insieme, in un processo di crescita e scoperta che arriva proprio nel suo decimo anno di carriera.
«Più andavo avanti e più mi accorgevo che tra il dipinto e il mio album c’erano degli elementi, delle cose che tornavano: l’aggiustarsi, l’aprirsi, cercare strumenti per rimettere delle cose a posto. E quindi mi è venuto naturale usare il quadro come elemento della copertina. È la chiusura di un cerchio e lo dimostrano anche le persone che ho voluto coinvolgere nel progetto, amici che sono sempre un po’ gravitati attorno al mio mondo musicale, che collaborano con me: dalle produzioni ai featuring con Joan Thiele, Tony Boy e Colapesce, al ritornello scritto da Coez e Franco126, alle due produzioni di Ceri, che ha prodotto con me il mio album d’esordio, su "Lampo", il singolo che ha preceduto "Lunedì blu", e "Gelato"».
Noi abbiamo avuto l'occasione di parlarci, e queste sono le domande e le risposte raccolte nella round table con i giornalisti, tra addii e nuovi inizi.
Il rapporto che possiamo instaurare nel corso della nostra esistenza è quello con noi stessi: che significato assume per te questo concetto e come mai hai scelto di chiamare Amor proprio questo disco?
«Mi piaceva l’idea della ricerca su se stessi: cerco molto la solitudine, mi piace interrogarmi. Tutta la fase embrionale del disco è arrivata in un momento in cui c’è stata una rottura con una persona, quindi un distacco e vari cambiamenti nella vita. Quando ti ritrovi da solo è lì che ti ricostruisci: secondo me è proprio quello l’amor proprio, non nel senso dell’individualismo, ma del lavoro su se stessi per riuscire poi a stare in mezzo agli altri. Attorno a questo concetto ho cucito le varie tracce del disco: si passa dalle relazioni amorose alle amicizie, alle perdite, ai lutti, alla solitudine. È come una cassetta degli attrezzi: la chiudi, ma dentro c’è molto di più. Non si smette mai di imparare. Forse ho realizzato definitivamente che tante cose sono cicliche: per ogni discesa c’è una salita e viceversa. E ora è arrivato il momento di aprirne un'altra».
In questi quattro anni cos'è successo?
«Una bella altalena. Di mezzo c’è stato Banzai, poi il disco con Coez e il nostro tour nei palazzetti. In parallelo ho scritto questo disco. È stato un bel periodo, perché sento di essere cresciuto anche artisticamente. Il sodalizio con Coez, sia umanamente che discograficamente, mi ha insegnato tanto. Era tanto che non stavo in studio con un’altra persona che scriveva: quando poi mi sono staccato da quella roba e mi sono ritrovato da solo, ho cercato di riprendere quello che avevo imparato e riportarlo sui miei brani. Mi sono anche dato il tempo giusto, perché spesso si corre dietro a chiudere il disco in fretta, invece io ho voluto guardare tutto nel suo complesso. Ho lasciato sedimentare i pezzi e li ho finiti solo quando ho trovato l’ispirazione giusta. Non sono cose fatte di fretta».
Come spieghi la scelta della solitudine in una società iperconnessa come la nostra?
«Non mi reputo un lupo solitario, ma nemmeno soffro la solitudine. Forse sì, siamo una società super connessa, ma allo stesso tempo super individualista. Il mio modo di affrontarla è cercare di lavorare su me stesso, per poi poter stare in mezzo agli altri».
"Occhi da gangster" era il titolo del brano con Joan Thiele, parte del suo ultimo album. Nel tuo disco con lei canti "Occhi diamanti". Le due canzoni si parlano in qualche modo?
«Con Joan in Occhi da gangster si è creato un immaginario un po’ felliniano, se vogliamo. Mi piaceva l’idea che, come nei film, ci fosse un legame anche a livello di titolo. Il feat è nato un po’ per caso: avevo questo sample su cui avevo iniziato a scrivere e mi ha ricordato subito quel pezzo. Il ritornello parlava già di occhi e diamanti, quindi per associazione di idee ho flashato e ho pensato a lei. È stata una cosa molto naturale».
Joan Thiele, Colapesce e Tony Boy sono gli altri ospiti del disco: quali sono le caratteristiche di ciascuno e cosa pensi di aver assorbito da loro?
«I punti di contatto sono nella scrittura: tutti e tre hanno immagini molto forti. Joan porta il cinema, Colapesce il mare e la Sicilia, Tony Boy invece è la parte street. Anche quello è un mio aspetto, venendo dall’hip hop. Ho trovato il balance degli ospiti che rispecchiano le varie sfaccettature della mia scrittura. Ci siamo messi tutti al servizio della musica. Lorenzo (Colapesce) mi ha anche aiutato sul bridge finale di "Lunedì blu". È sempre uno scambio quando sei in studio: anche un piccolo suggerimento può cambiare una traccia».
A proposito di Sanremo: che esperienza è stata la prima volta all’Ariston? Ti piacerebbe tornarci in gara?
«È stata un’esperienza intensa. Non avevo mai pensato di poter andare a Sanremo, ma con Joan c’è un sodalizio artistico e mi fidavo del suo progetto. Il suo pezzo era forte, lo avevo già sentito, e quando mi ha invitato ho detto “va bene, è l’occasione giusta”. È stata una bella esperienza. Quest’anno mi concentrerò sul disco: ad aprile c’è il tour nei palazzetti e voglio dedicarmi a quello. Non ti dico che non ci andrei in futuro, ma magari non subito. Il Festival è cambiato negli anni, e io stesso sono cambiato: anni fa, a vent’anni, magari avrei detto di no, che non era per me. Ora sono cresciuto e chissà se ci si incontrerà a metà strada».
Riguardo ai tuoi palazzetti di aprile, esserci già passato con Coez ti ha aiutato?
«Assolutamente sì. È come la questione Sanremo che dicevamo prima con Joan. Essere accompagnato a braccetto da Silvano mi ha permesso di conoscere già la mole di lavoro che c’è dietro una macchina del genere. Il palazzetto è un bel traguardo, non una passeggiata, l'esperienza di Lovebars mi ha aiutato a prendere le misure».
Qual è l'aspetto che ti spaventa di più dei palazzetti?
«Voglio che quello che faccio arrivi al meglio. Non è paura, è voglia di far bene».
Per quanto riguarda il tour di aprile e la scaletta, cosa ci dobbiamo aspettare?
«Non sarà una scaletta facile, ma colgo la palla al balzo per dirti che il 2026 saranno dieci anni dall’inizio della mia carriera solista, quindi vorrei che questo tour fosse una festa, una celebrazione dei miei dieci anni. Vorrei ospiti sul palco, vorrei fare anche brani dei miei featuring, non solo dei miei dischi. Spero sia proprio una festa, una celebrazione».
Una domanda più ampia. In questi giorni molti artisti hanno preso posizione su Gaza e anche tu hai detto la tua. Cosa pensi del fatto che agli artisti oggi sia “richiesto” di schierarsi?
«Secondo me questi anni hanno reso la musica un bene di consumo e qualcuno, nello schierarsi, ha paura di perdere qualcosa. Magari non tutti si sentono pronti o informati per affrontare certe battaglie, ma penso che chi si informa abbia il dovere di dire ciò che pensa. A volte mi hanno detto “pensa solo alla musica, non alla politica”, ma non sono d’accordo. Se la musica fosse davvero un bene di consumo come una bottiglietta d’acqua che compri, allora sì, dovrei solo cantare. Ma non è così. Sono contento di poter essere una spalla per qualcuno anche in questo, far sentire che non è solo. È successo anche a me l'altro giorno in manifestazione, anche in mezzo agli idranti e alla polizia: ho avuto paura della massa e della folla, della polizia, gli idranti e tutto il contesto potevano agitarmi. Ma la gente attorno mi ha fatto sentire al sicuro. È questo che gli artisti dovrebbero fare: far sentire le persone meno sole nelle proprie battaglie».
Le tracce di Amor Proprio
- NÉ OGGI NÉ DOMANI
- LAMPO
- A PRESCINDERE feat @colapesce
- LA NOTTE
- LUNEDÍ BLU
- OCCHI DIAMANTI feat @joanthiele
- 1 ORA D'ARIA 1 ORA D'ANSIA feat @tonyboygohard
- CHIODI
- GELATO
- ANNI CHE NON DORMO
- NON SCENDO PIU
I prossimi appunti di Frah Quintale
INSTORE
10 ottobre 2025 - Milano, Dischi Volanti
11 ottobre 2025 - Brescia, LaFeltrinelli c.so Zanardelli
12 ottobre 2025 - Bologna, SEMM Music Store & More
13 ottobre 2025 - Torino, LaFeltrinelli EDIT p.za Teresa Noce
14 ottobre 2025 - Firenze, Galleria del Disco
15 ottobre 2025 - Roma, Discoteca Laziale
16 ottobre 2025 - Napoli, LaFeltrinelli p.za Garibaldi
PALAZZETTI ‘26
13 aprile 2026 - Milano, Unipol Forum
15 aprile 2026 - Firenze, Nelson Mandela Forum
17 aprile 2026 - Roma, Palazzo dello Sport
18 aprile 2026 - Napoli, Palapartenope
20 aprile 2026 - Padova, Kioene Arena
21 aprile 2026 - Torino, Inalpi Arena












