Il sesso, come le relazioni, è una questione generazionale, dettata dalle mutevoli esigenze che contraddistinguono ogni età e dai cambiamenti della nostra società. Tra questi, è impossibile ignorare il rapido avanzamento tecnologico, che ha reso occhiali, orologi e motori di ricerca così smart da elidere interi passaggi e gesti dal nostro quotidiano. Ma quanto ci impatta, davvero, la tecnologia nell'ambito sessuale?
Pare impossibile quantificarlo in toto, ma Lelo, brand di sex toys svedese, ne delinea il possibile impatto guardando al futuro, in un nuovo report che indaga l'opinione di generazioni di italiani (tra Baby Boomers, Gen X, Xennials, Millennials e Gen Z) sul ruolo che la tecnologia gioca nella loro vita sessuale, interpretando i dati con l'aiuto di alcuni futurologi per capire come il nostro rapporto col sesso cambierà negli anni a venire.
Forse faremo sempre meno sesso, o forse, semplicemente, lo stiamo ancora facendo, ma in modo diverso, non più giusto o più sbagliato, ma nella modalità che conosciamo noi, in questa cultura e momento storico. E se c'è un punto d'accordo tra generazioni, un punto da cui partire, è la convinzione che l'innovazione tecnologica cambierà profondamente il nostro modo di vivere il sesso e le relazioni, non importa come o quando. Dal report, infatti, emerge come il 32% degli intervistati sia sicuro che la tecnologia gioverà all’espressione sessuale, mentre un italiano su cinque ritiene che questa avrà un buon impatto anche sull’intimità.
Nonostante l'ondata di sentimenti positivi in merito al tema, nel campione c'è, però, chi prova anche un senso di preoccupazione nei confronti del tech, che si manifesta nella paura di perdere il contatto con la realtà, con le persone e le relazioni. E anche se la Gen Z non è del tutto estranea a questo timore, per lo più, è un'apprensione condivisa dai Baby Boomers. Per le nuove generazioni, invece, la paura della tecnologia legata al sesso supera il concetto di alienazione, e si cela in fenomeni come il revenge porn, temuto soprattutto dalle donne intervistate.
Ma forse, il divario più ampio tra le generazioni intervistate sta nella loro opinione sul ruolo della tecnologia nell'adempimento dei propri bisogni emotivi. Le nuove generazioni credono, infatti, che l'innovazione tech possa soddisfare le loro esigenze emotive (secondo il 44% del campione), mentre questo è vero solo per il 23% dei Baby Boomers presenti nel sample.
Partendo da questi presupposti, il futurologo Tom Cheesewright ha quindi individuato tre aree di sviluppo nella sfera sessuale futura. In primis, la tecnologia immersiva, che come la realtà virtuale, compensa ai propri desideri con esperienze altrettanto interattive e reali. Il biomorfismo, che pone al centro lo sviluppo della robotica sessuale verso un design più vero, naturale. Poi le relazioni a distanza, dove lo spazio che divide due partner si accorcia con esperienze virtuali condivise che soccombono alla lontananza.
Mantenendo lo sguardo verso il futuro, anche Cheesewright, tuttavia, riconosce potenziali rischi sul piano etico nel connubio tra sex e tech. Tra questi, l'isolamento, la formazione di aspettative irrealistiche (e il conseguente azzardo di non saper scindere tra realtà e finzione), ma anche la tutela dei diritti dei robot, un tema da non sottovalutare.
Insomma, il sesso sta per cambiare, come tutti i settori che si intersecano, d'altronde, con la tecnologia. Ma parte della nostra crescita come specie sta nel non rimanere statici, nell'abbracciare la novità e affrontare la paura. In fondo, chi ci ha mai fermati di fronte alla scoperta, al cambiamento? Non è forse questa una fase naturale dell'evoluzione?












