Eravamo dentro un tramonto di fine estate, in barca a vela a largo di qualche arcipelago greco nel mar Egeo, quando un capitano diventato amico nel corso di quel navigare, mi sfidò a mettere alla prova la sua verità priva di fondatezza scientifica: qualunque giorno dell’anno sia, ovunque siamo, da che il sole tocca la linea dell’orizzonte a che l’inghiotte il mare, la collina, la terra, passano 90 secondi. Novanta tocchi tutti uguali: da quel momento io dove mi trovi mi trovi li conto a ritroso, verifico che questo piccolo segreto che sembra non valere niente valga e davvero ci rassicuri a ogni latitudine e longitudine. E cosa resta quando tutto sfuma? Qualcosa che assomiglia a un mistero. Una visione. Se vogliamo, in quel vuoto pieno di colore, una visione più malinconica di quella che c’è nel sorgere, negli inizi in cui ci porta invece una poesia che trovate più avanti nel numero (l’ha scritta Martina Bernocchi per noi, come opera dedicata): «Sull’estremità della punta del cocuzzolo della montagna è arrivata l’alba. Alla fine è venuta a piedi, meglio. Passeggiare schiarisce sempre la notte e le idee». Questo, vorremmo. Che attraverso le storie del nostro The Vision Issue, a partire dalle due di copertina in cui due ragazzi eletti, Margaret Qualley e Saul Nanni, si rivelano, facciate un viaggio alla scoperta di cosa c’è “oltre”. Al di là della cancellata di un pregiudizio, della muraglia di una paura. Visione come sogno in cui credere più forte proprio quando vi diranno che è meglio lasciare perdere. Parlano di questo, le pagine che vengono. E le vite che si incontrano al nostro Dopocinema al Lido durante la Mostra del Cinema di Venezia. Al suo quarto anno sulla spiaggia del Des Bains, in questo l’abbiamo chiamato Orizzonte Mare, proprio per, ogni quasi sera, ripetere la meraviglia del rito del crepuscolo in compagnia di chi tra una scena da girare e una proiezione, tra uno shooting e un red carpet vuole fermarsi con noi a svelare un po’ di quel che ha imparato da questa esistenza in cui siamo e val la pena far festa. E domande. Per esempio: dentro un presente in cui per la nostra sicurezza e autostima sembra essere più importante di qualsiasi altra epoca il successo, sapremmo definirlo? Che faccia ha? A cosa corrisponde? Ce lo siamo e ve lo abbiamo chiesto sui nostri social, nella nostra inchiesta che poi ogni numero ricostruisce e restituisce qual è il nostro sentire rispetto a un tema attraverso dati. Qualcuno scrive: «Non penso il successo sia dettato da soldi o fama, ma dalla gratificazione di aver creato una vita di cui essere fiero e che ti renda felice». «Non è solo risultati visibili ma una sensazione di equilibrio, soddisfazione personale e libertà». «La serenità e l’orgoglio che provo quando so di aver dato il meglio di me stessa, restando autentica». Dunque gran parte della luce sta nel non tradirsi. Che meraviglia.
L'editoriale del The Vision Issue, con Saul Nanni e Margaret Qualley
Lavinia Farnese, direttrice di Cosmopolitan Italia, introduce il nuovo numero della rivista, che ci chiama a guardare "oltre", al di là della realtà, in comunione con il sogno

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