Narrazioni allucinatorie, fiabesche, incentrate sull'immersione oscura in intensi, persino violenti, processi di metamorfosi. Ohii Katya, artista multidisciplinare che vive a Berlino, nata nella periferia della città di Kharkiv, in Ucraina, due anni dopo la sua indipendenza, attraversa questi racconti attraverso la scultura, la performance e le installazioni immersive. «Sono sempre stata creativa, ma non ho mai considerato l'arte come una carriera percorribile fino alla fine del 2019, quando mi sono trasferita a Roma un anno prima del Covid, e del lockdwon, in Italia», ci racconta per questo nuovo episodio di A regola d'arte. «Prima di fare arte, ho studiato ingegneria e lavorato come 3d animator; non avevo idea di come funzionasse il mondo dell'arte contemporanea, non avevo alcun'educazione artistica e assolutamente alcun network – spiega –. Ma c'era un desiderio».

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Alessandro Canaletti
Ohii Katya

«All'inizio dipingevo tele eterogenee e ambiziosamente grandi. Ma non ci ho mai trovato una vera soddisfazione, mancava qualcosa. Una mattina mi sono svegliata con l'idea di realizzare una scultura. Non avevo né schizzi né conoscenze sui materiali, ma in qualche modo tutto è andato alla grande, cosa che non mi era mai capitata». Mentre lavorava alla scultura, il suo corpo era costantemente in movimento: «Ne è nata una sorta di danza: scivolavo costantemente intorno all'opera, senza mai rimanere statica. Ho sentito subito di aver trovato il mio medium», dichiara l'artista emergente, e forse già questo basterebbe a dare un'idea, forse più per suoni ed immagini, cosa significa l'arte nel 2025, che forme prende e perché, senza bisogno di troppe parole. Ma noi l'abbiamo intervistata, per approfondirne i sottotesti, i sensi più nascosti. Tra le esposizioni di ReA Art Fair, che si tiene a Milano dal 12 al 15 giugno, c'è anche una delle sue opere. Se il filo rosso alla sua produzione è spesso il cambiamento, Ohii Katya si inserisce alla perfezione anche nell'approccio della fiera italiana, la prima senza intermediazione di gallerie o musei, nel rispondere alla domanda che guida la sua quinta edizione: Che cosa c'è dopo il futuro?

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Finn O_Hanlon
Canniball Buffet by Ohii Katya

Sei un'artista multidisciplinare, che mescola installazione immersiva, scultura e performance. Perché hai scelto questi media? Cosa significano per te?

«Mi piacciono il worldbuilding e il character design. Il mix di questi tre media mi permette di sfruttare i vari sensi dello spettatore e di dare vita a un regno immaginario bizzarro, in cui i personaggi subiscono trasformazioni grottesche alla ricerca del loro posto in un un mondo in continua evoluzione».

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Patrizio Gentile
Voyuer, sculpture by Ohii Katya
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Patrizio Gentile
Voyeur, sculpture by Ohii Katya

Come descriveresti il tuo processo creativo? Che cosa ti ispira

«Quando inizio un progetto, entro in uno stato ossessivo, quasi maniacale. L'idea diventa totalizzante. Ogni volta voglio realizzare lo spettacolo migliore, il più sorprendente visivamente e concettualmente. Voglio affinare, esagerare e infiammare tutti i sensi. Traggo ispirazione dall'opera, dal cinema, dal teatro, dai rituali, dalla musica, dal folklore, dalle favole, dalla medicina e dalla biologia. Partendo da un'immagine vaga nella mia testa, spesso un personaggio in particolare, ascolto e mi concentro su ciò di cui il progetto ha bisogno, eliminando il superfluo. Questo richiede molti, moltissimi passaggi, come sbucciare una cipolla. Nonostante i miei pezzi siano spesso barocchi e pieni di elementi, ogni piccolo dettaglio, che sopravvive fino alla fine, è lì apposta per intrecciare l'intero pezzo».

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Finn O_Hanlon
BALIA by Ohii Katya, video still, directed by Finn O_Hanlon

Quali sono i tuoi soggetti? Vuoi comunicare qualcosa con la tu arte?

«Mi interessano le metamorfosi, le specie ibride, le favole, i rituali, le mutazioni e la natura in tutta la sua stranezza. I regni che creo a volte sono spaventosi e illogici come i sogni. Le creature che abitano quei regni sono imperfette, i loro corpi sono limitati e in un certo senso mostruosi. Sono instabili e strane, sì. E sono inquietanti. Ma anche vulnerabili. Penso che queste creature ci somiglino nelle grottesche trasformazioni che subiscono per trovare il proprio posto in un mondo in costante cambiamento».

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Oleksandr Radomskyi
Ohii Katya, ÓNEIRO, sculpture and installation

Che materiali utilizzi per creare le tue opere?

«La scelta dipende sempre dalle esigenze del progetto. Utilizzo una vasta gamma di materiali, sia industriali che organici. I miei preferiti sono zucchero bruciato, latte di soia, rami d'albero caduti, silicone, lattice, resina, cera d'api, argento, ferro e lana d'alpaca. Ho iniziato a usare zucchero e cibo in generale per disperazione (ride, nda). Alla fine del 2020 non avevo soldi per comprare dei veri e propri materiali da scultura, ma il desiderio di creare era così forte che ho aperto il frigorifero e ho iniziato con gli alimenti che ci ho trovato dentro. Ben presto la situazione finanziaria è cambiata, ma da allora il cibo è uno dei miei medium preferiti. A mio parere, il suo utilizzo in contrasto con i materiali artificiali conferisce un effetto estremamente corporeo, quasi vivo, che crea una forte risposta emotiva nello spettatore. Mi piace lasciare spazio alla sensazione che l'oggetto possa cambiare posizione, perdere liquido, decomporsi o addirittura guardarti».

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Oleksandr Radomskyi
Bombyx Mori, mask by Ohii Katya
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Oleksandr Radomskyi
Bombyx Mori, mask by Ohii Katya

Come le tue radici, tra lingua e cultura, influenzano la tua produzione artistica?

«Sono nata negli Anni '90, due anni dopo il crollo dell'URSS e l'indipendenza del mio paese. Credo che questo periodo difficile sia ben noto a tutti i paesi post-sovietici. L'Ucraina andò in default, l'inflazione aumentò a dismisura, con i prezzi gonfiati e il denaro che perdeva di valore, e, invece di ricevere uno stipendio, spesso si veniva pagati con beni come latte o farina. Il sistema giudiziario era malfunzionante e indifeso contro l'ampia fascia criminale della società. Le persone cresciute in Unione Sovietica si ritrovarono con la terra che crollava sotto ai propri piedi. Nessuno era pronto per questo. Allo stesso tempo, un flusso di nuovi beni meravigliosi, che nessuno si poteva permettere, affluì nel paese. La cortina di ferro cadde e un flusso di nuova musica, arte e cinema dall'estero, una cultura completamente nuova, emerse. Fu sbalorditivo, assordante, ma in netto contrasto con la vita circostante, era un'utopia. Tutto intorno era in costantemente cambiamento, il mondo sembrava sempre più instabile; il vecchio stava crollando e il nuovo stava emergendo. Per sopravvivere era necessario cambiare e adattarsi continuamente. Forse questo ha in qualche modo influenzato la mia percezione del mondo come continua trasformazione e ha catalizzato il mio interesse per le metamorfosi come strategia di sopravvivenza. Tuttavia, è estremamente difficile individuare tracce dirette. Direi che il mio lavoro può essere paragonato a una stanza di specchi deformi. Eventi e sentimenti reali scorrono lungo i suoi corridoi, ma, riflessi sulle superfici degli specchi, risultano distorti e irriconoscibili».

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Oleksandr Radomskyi
Volto, mask by Ohii Katya for Archivio Futuro

L'essere una ragazza influenza in qualche modo le tue creazioni? Cosa significa essere un'artista donna nella nostra società?

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Tilde Kay Snyder
Ohii Katya, BALIA, performance, during Ohii Katya’s solo show MORULA curated by Stefania Plaza Mora
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Patrizio Gentile
Ohii Katya, Morula, Site-specific intallation curated by Stefania Plaza Mora

«Credo che le sensazioni corporee abbiano avuto un impatto notevole. Il corpo femminile subisce più cambiamenti di quello maschile, non solo durante la vita, ma anche durante il ciclo mestruale. Nell'arco di un solo mese, il background ormonale cambia costantemente, influenzando non solo il fisico, ma spesso anche il comportamento e le caratteristiche della personalità. Però per me un'artista non è soggetta a distinzioni di genere, ci sono opere belle opere brutte, nient'altro. E sono incredibilmente grata di aver incontrato, finora, nel mio percorso, molte persone che la pensano allo stesso modo».

A ReA Art Fair 2025 presenti Buffet of the Odd. Ce ne parli un po'?

«Oltre agli oggetti in argento sterling di Buffet of the Odd c'è una nuova scultura che si fonde con essi. Questa nuova opera è stata creata appositamente per la V edizione di REA, non è mai stata pubblicata o esposta prima. Buffet of the Odd è un set di posate progettato per essere utilizzato da uomini evoluti, con una struttura corporea diversa dalla nostra. Quest'opera specula sui possibili modi in ​​cui l'umanità può evolvere in, diventare, qualcosa di diverso. Stavo pensando a come i nostri corpi cambiano nel tempo obbedendo alle esigenze dell'ambiente. Molti esseri umani ora nascono senza denti del giudizio perché il nostro cibo è diventato più morbido. I bisogni elementari hanno sempre catalizzato l'evoluzione. La composizione del nostro cibo, la sua consistenza e il metodo di estrazione possono modificare i nostri corpi fino a renderli irriconoscibili con il passare del tempo. Ho pensato anche alle sale polverose dei musei storici dove le reliquie sono conservate sotto la cupola di vetro, a come ricreiamo l'immagine dell'uomo antico, basandoci su quelle reliquie. L'immagine potrebbe essere una mistificazione, ma inserita nel contesto scientifico diventa credibile. Ci crediamo senza la capacità di scoprire la verità; sulla base di quell'immagine facciamo previsioni future. Creiamo una sorta di nuova realtà, una possibile variante del passato e del futuro per noi stessi. Ho riflettuto su come questo dimostri i limiti della conoscenza umana e del mondo razionale».

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Anais Horn
Ohii Katya, Buffet of the Odd, sculpture in sterling silver

Che cos'è l'arte nel 2025 secondo te? Che cosa gli manca e perché è invece ancora così bella e necessaria?

«Per me, il desiderio di creare è un impulso naturale, antico come il mondo. La sua funzione, per me, non è cambiata nel profondo. Le sfumature e le decorazioni cambiano, riflettendo lo spirito del tempo, ma l'essenza rimane la stessa. Credo sia un tentativo di comprendere la vita e capire perché siamo qui. Di stabilire un contatto con le persone vicine. Di raccontare loro una storia, di condividere un frammento della propria visione. E, magari, di incoraggiarle a pensare che tutto è più profondo di quanto sembri, che tutto è interconnesso, per appagarle e ispirarle. Cosa spingeva gli uomini antichi a dipingere affreschi sulle pareti delle grotte?».

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Finn O_Hanlon
Canniball Buffet by Ohii Katya