La mia ultima storia è finita con una telefonata di 37 secondi. Dopo quasi un anno di vita insieme, ci siamo detti: «È andata!» e non ci siamo più rivisti. A questa chiusura da Guinness dei primati è seguito un mio secondo record personale di cui vado modestamente molto fiera: sono rimasta single per due anni, il periodo più lungo trascorso da sola da quando ho iniziato ad avere, in adolescenza, una vita relazionale. Durante quel periodo avevo giurato a me stessa che non avrei mai più avuto una storia seria. Non solo per colpa di quell’ultima rottura: una settimana dopo la fine della mia relazione, un evento familiare traumatico mi ha portato ad allontanarmi da uno dei miei genitori.

Così, per più di un anno, l’idea di entrare in intimità emotiva con qualcuno mi faceva rabbrividire, mi procurava un misto di ansia e disgusto. «Credo che la maggior parte delle coppie sia infelice», confidavo ai miei amici single. Di solito, questa osservazione veniva accolta da un coro di “hmm” o da una serie di alzate di spalla. Per quanto sembrassi lontana dall’idea di tornare alla vita di coppia, c’era ancora una parte di me che lo desiderava disperatamente. Volevo la stabilità che le relazioni romantiche possono offrire. Volevo sentirmi al sicuro con un’altra persona, anche se sapevo che sarebbe stato molto difficile. «Questo è dovuto al tuo modo disorganizzato di vivere l’affettività», mi disse il mio terapeuta di allora, mentre gli raccontavo questo nodo interiore.

In quel periodo mi documentavo sui diversi tipi di rapporto, su TikTok, dove si parla di coppie ansiose destinate a fallire, su Instagram grazie a delle efficientissime infografiche, e sulla mia piattaforma preferita per questo genere di contenuto: Reddit, un master sulle relazioni tossiche. Reddit è il posto perfetto dove recarvi digitalmente se non siete ancora pronti ad affrontare l’idea che voi e il vostro ex foste semplicemente incompatibili, o che a volte le persone si allontanano. Ma soprattutto, Reddit fa al caso vostro se proprio non siete disposti a riconoscere che entrambi possiate aver commesso degli errori. Per quanto fosse allettante, a un certo punto ho però capito che non volevo rimanere bloccata in un Reddit party di auto-commiserazione.

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Jess Ebsworth

(Re)imparare ad amare

Cambio scena. C’è un lungo e pesante silenzio. Fisso sullo schermo il nome dell’estraneo che mi sta per raggiungere su Zoom. Speravo di poter almeno tenere la telecamera spenta durante il seminario online a cui mi sono iscritta. S’intitola: “Esplorare il tuo stile affettivo: comprendere i modelli relazionali.” Ma quando la lezione è iniziata e dopo aver sentito (e cercato di ignorare) il lungo sospiro della terapeuta, ho capito che saremmo stati in tre e ho dovuto cedere e accendere la telecamera. Questo corso introduttivo su Zoom (profondamente imbarazzante) fa parte del primo passo per cercare di “intraprendere un viaggio alla scoperta di sé”. Come è emerso, non posso semplicemente liberarmi di anni di condizionamenti nel corso di pochi mesi. Il mio obiettivo, invece, dovrebbe essere quello di imparare di più sui miei problemi e di utilizzare queste informazioni per modificare il mio comportamento.

Gli stili affettivi all’interno di una relazione non sono fissi. “Anche se spesso si formano nella prima infanzia, possono evolvere nel tempo attraverso uno sforzo consapevole, una conoscenza interiore e la cura nei rapporti”, mi dice Kate Daly, esperta di relazioni e cofondatrice della società di servizi di divorzio online Amicable. “Il cambiamento è più probabile quando siamo intenzionati a riconoscere i nostri lati deboli, le origini dei nostri comportamenti e lavorare per trovare modi più sani di relazionarci con noi stessi e con gli altri”. «I nostri stili affettivi si sviluppano durante la prima infanzia e sono influenzati soprattutto dal tipo di relazioni che intrecciamo con i nostri caregiver primari. È dal legame con i genitori che nasce la consapevolezza (o meno) nel bambino di sentirsi sicuro e protetto», spiega Simone Bose, terapeuta relazionale di Relate.

Se non l’aveste già capito, io sono cresciuta in una famiglia con dinamiche familiari piuttosto tumultuose. L’immagine più sintetica che posso darvi è che sono la persona a cui gli amici si rivolgono quando sono in crisi, perché quasi sempre io ci sono già passata. Sebbene abbia speso molte ore e denaro in psicoterapie, nel tentativo di diventare un’adulta funzionale, quando si tratta di relazioni finisco per sentirmi come una bambina spaventata e scappo. La buona notizia è che io, come tutti, posso lavorare sul modo in cui sono stata plasmata, poiché, come spiega Bose, tutti i disturbi dell’attaccamento sono radicati in problemi di autostima. Quindi, lavorare sull’autopercezione di quanto io sia degna di amore è il passo più importante che posso fare per me stessa.

Controllare la mente

Durante il corso arriva anche il momento della meditazione. Mentre provo a dedicarmici e penso a “liberare la testa”, finisco in un circolo complesso in cui mi chiedo cosa significhi avere la mente sgombra da pensieri e se sia possibile sgombrarla effettivamente mentre si pensa di sgombrarla. Ma a parte questo. Meditare è noioso e mi sembra un’esagerazione, ma questa pratica è in effetti considerata molto utile in psicoterapia: «C’è una correlazione diretta tra questa attività e la capacità di regolare il sistema nervoso, per poter affrontare le emozioni difficili», spiega Rowenna Clifford, ipnoterapeuta cognitiva. Ripetendo fra me e me il mantra «mantieni la calma», inizio un corso di sette giorni incentrato sull’autostima, ricordando ciò che Simone Bose mi ha detto sul fatto che l’affettività insicura ha più a che fare con il nostro stato interiore che, per esempio, con il numero di foto che i nostri genitori hanno appeso sul frigorifero quando eravamo piccoli.

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Jess Ebsworth

Tuttavia, sdraiata sul pavimento della mia camera da letto, non posso fare a meno di sentirmi scettica su quanto questa pratica possa effettivamente aiutarmi con la mia vita sentimentale. La mia mente si muove tra i suggerimenti del corso e pensieri random che affiorano in superficie: «cosa devo fare domani? Accidenti, devo passare l’aspirapolvere». Poi, circa a metà, mentre inspiro energia positiva ed espiro via il bagaglio negativo della giornata, come da istruzioni, sento un’ondata di calma che mi investe e con essa sentimenti di auto accettazione che si diffondono dentro di me. Mentre il corso mi incoraggia a pensare ai miei successi, inizio a considerare la mia carriera e la mia vita da una prospettiva diversa. Penso alle relazioni, a come ho sempre fatto del mio meglio con gli strumenti che avevo a disposizione, indipendentemente da come sono finite. Sebbene possa essere dura con me stessa per aver chiuso male con i partner precedenti, faccio comunque del mio meglio per analizzare i miei sentimenti.

A metà settimana, mentre sto andando a un appuntamento, mi perdo e, invece di farmi prendere dal panico per il fatto che la persona che mi aspetta penserà che sia cattiva perché sono in ritardo e non vorrà più vedermi, le mando un breve messaggio vocale per spiegarle l’accaduto e mi prendo un po’ di tempo per fare un respiro profondo (anche se sembra un po’ stupido nel bel mezzo di una strada trafficata). Quando arrivo, sono riuscita a calmarmi abbastanza da essere spigliata, invece di chiederle una dozzina di volte se è sicura che non ci siano problemi per il mio ritardo. Ma, ovviamente, solo una piccola parte di questo “cambiamento” è dovuta alla meditazione. Dieci minuti al giorno non portano a una guarigione totale: non è così facile. È ora di provare a fare un po’ più di ricerca interiore.

Conoscersi meglio

Un tempo la scrittura personale era identificata semplicemente con l’annotare le idee sul diario? Oggi ha subito un rebranding e gode di uno status quasi mitico fra coloro che in rete affermano che questa pratica ha salvato la loro sanità mentale. Ma davvero una biro può avere tutto questo potere? «Il diario offre uno spazio per esplorare le nostre emozioni, identificare gli schemi nelle relazioni e sfidare i pensieri negativi», afferma Kate Daly. «Favorisce l’autoconsapevolezza, che è fondamentale per comprendere i comportamenti sbagliati». Non sapendo da dove cominciare, cerco “suggerimenti per relazioni tossiche” e trovo su Pinterest una serie di 10 indicazioni che sembrano interessanti. Tra queste ci sono domande come: “Qual è la tua più grande paura nelle relazioni e come si manifesta nei tuoi comportamenti?” e “Come puoi iniziare a distinguere tra le relazioni sane e quelle che rafforzano i tuoi timori?”. Rispondere non è semplicissimo. All’inizio ho difficoltà a riempire la pagina. Anche se so che nessuno vedrà mai quello che scrivo, mi trovo di fronte a una barriera.

Mantengo le mie annotazioni a livello superficiale, segnando quello che penso di dover dire, piuttosto che quello che provo realmente. Ho come la stupida convinzione che qualcuno leggerà quello che ho scritto, e lo giudicherà. A quanto pare, non sono la sola a sentirmi così. L’autocensura nello scrivere un diario, anche privato, è sorprendentemente comune. Spesso deriva dalla paura di affrontare verità scomode su noi stessi. «Le persone con uno stile affettivo disfunzionale possono sperimentare questo fenomeno in modo più acuto, poiché tendono a reprimere le emozioni e a mantenere un senso di controllo sul proprio mondo interiore», spiega Daly.

Il mio carattere problematico fa capolino anche quando sono sola con i miei pensieri. Come per la meditazione in ogni caso, scopro che più mi ci dedico e più miglioro, e a metà settimana sto riempiendo molte più pagine di quanto pensassi di poter fare. Fra le righe, rifletto sulle mie relazioni passate, su come potrei cambiare il mio comportamento. Tipo cercare di bilanciare meglio la quantità di tempo che trascorro da sola con quello che passo in compagnia, o anche questioni molto più complesse, come l’ostinazione attraverso cui, all’inizio di ogni relazione, sostengo con forza che non sono interessata a sposarmi. Le domande che ancora mi lasciano perplessa, però, sono quelle che riguardano il rapporto con i miei genitori. Alla fine della settimana, mi sento più sicura. Tuttavia, le mie difficoltà con alcuni degli argomenti più impegnativi mi lasciano intendere che sia ora di rivolgersi a un professionista.

Provarle tutte

Incontro Birgitta Ronn, ipnoterapeuta clinica, nel suo studio accogliente. Prima dell’appuntamento, mi sento un fascio di nervi e mi chiedo quali segreti potrei confessare a questa sconosciuta, senza nemmeno saperlo. Lei mi mette subito a mio agio. La stanza profuma di incenso, è decorata con luci fiabesche e mi sembra di essere entrata nel covo di una strega buona. Le qualifiche di Birgitta mi fissano dall’alto, incorniciate alle pareti. La nostra sessione da 90 minuti inizia con 30 minuti di conversazione, in cui esploriamo meglio il tipo di relazioni che desidero avere e quali sono le barriere che mi impediscono di ottenerle. Parliamo della mia paura di incontrare nuove persone o di inserirmi in nuovi contesti, cercando di capire come questo possa derivare dalle mie esperienze di bambina bullizzata. Parliamo del mio timore del rifiuto e, soprattutto, di come rifiuto un partner prima che lo possa fare lui. Proviamo a pensare insieme un modo per liberarmi da questo pattern. Un momento profondo.

Poi mi invita a sdraiarmi sul suo lettino foderato di morbida pelliccia sintetica e a mettermi comoda. Sono pronta per i 60 minuti di ipnosi che mi aspettano. Il processo non è per nulla quello che immaginavo – tipo lei che mi sventola davanti agli occhi un orologio da taschino mentre io inizio a sentirmi molto assonnata – ma la seduta si rivela fondamentalmente una meditazione profonda guidata. Per aiutarmi ad arrivare a uno stato di trance, la dottoressa mi guida attraverso una serie di percorsi, tra cui immaginare di camminare attraverso una lunga serie di scale, prima di galleggiare senza sforzo sull’acqua calda. Poi, quando sono completamente rilassata, inizia a chiedermi di immaginare la versione di me stessa che voglio essere all’interno di una relazione: come si comporta quella persona? Che cosa è importante per lei? Mi spiega Birgitta: «attraverso l’ipnosi, un metodo dolce ma molto efficace per calmare il nostro sistema nervoso, possiamo affrontare la paura e la mancanza di sicurezza che spesso emergono nelle relazioni in cui ci sentiamo vulnerabili».

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Riscrivendo il copione originale, spesso derivato dall’infanzia, siamo in grado di creare una nuova storia più adatta a chi vogliamo essere oggi, in cui l’amore può essere uno spazio sicuro. Dopo la seduta, mi sento in uno stato onirico per il resto della giornata. Scopro che la mente è estremamente malleabile durante questo periodo. Mentre procedo con le mie attività, posso sentire le mie sinapsi che si attivano, lavorando su alcuni dei temi su cui ci siamo concentrate Birgitta e io. Questa sensazione continua per giorni. La mattina dopo mi sveglio e pulisco a fondo tutto il mio appartamento. Mi sento motivata, energica e, posso dire? Anche sexy.

Nei giorni e nelle settimane successive, rifletto ancora di più su chi voglio essere. E cosa fare praticamente per diventarlo. Comincio ad apportare alcuni piccoli cambiamenti, ma nessuno di questi slanci mi sembra forzato o affrettato come nei precedenti tentativi di trasformazione. Agisco quando mi viene l’ispirazione, cosa che accade spesso durante la settimana. Decido anche di aprire una conversazione scomoda sul nostro rapporto con la persona con cui esco. Dopo il chiarimento, entrambe piangiamo un po’, ma ci sentiamo più vicine che mai.

Il verdetto finale

Dopo due anni da single, è una bella sensazione uscire di nuovo con qualcuno, anche se faccio ancora fatica ad aprirmi veramente. I due mesi trascorsi a esplorare le mie relazioni mi danno anche una buona scusa per parlare con la persona con cui esco ora di alcuni problemi che ho avuto nelle storie precedenti, come la ricerca troppo frequente di conferme. Qualche giorno dopo, faccio un quiz gratuito online e scopro che sono passata a uno stile di attaccamento ansioso. Ok, non è esattamente il risultato che speravo, ma almeno è un progresso.

Sono riuscita a domare in qualche modo le mie caratteristiche distruttive e ora posso concentrarmi sulle mie inquietudini. Sebbene il processo non abbia curato il mio trauma infantile, mi ha incoraggiato a ritagliarmi del tempo per me stessa e occuparmi dei miei bisogni emotivi. Ho iniziato a credere profondamente che se fossi riuscita a risolvere i miei aggrovigliamenti affettivi, avrei potuto essere una partner migliore. E se questo può essere vero a lungo termine, a breve termine mi ha aiutato a capire che devo curare prima di tutto il mio giardino, soprattutto se voglio che sia un luogo accogliente per gli altri. E, cosa più importante, anch’io mi merito di godermi i miei bellissimi fiori.

Gli stili di attaccamento secondo l’esperto

Sicuro

Deriva da un’infanzia in cui il caregiver ha fornito una solida “base”. Il bambino può sentirsi libero di andare a esplorare il mondo, sapendo che il genitore gli è sempre vicino. Chi ha avuto questo genere di educazione, ha di solito più facilità a formare relazioni sane e durature.

Ansioso

Se il genitore è distante, stressato o incapace di dare attenzione, il bambino può inconsciamente sviluppare un bisogno di attenzioni e pensa di dover farsi notare se vuole ottenere ciò che desidera. Le persone ansiose tendono a volere il sostegno emotivo dei loro partner, il che può mettere a dura prova la relazione.

Evitante

Se chi si prende cura di un bambino lo premia (inconsapevolmente) per il suo silenzio o, peggio, crea un ambiente in cui non si sente sicuro nell’esprimere i propri bisogni, la persona in questione potrebbe faticare a mostrare le sue emozioni o a comunicare in modo efficace. Le persone di questo genere tendono a essere iper-indipendenti e a chiudersi al partner.

Disorganizzato

Si sviluppa quando un bambino è cresciuto in una casa instabile o insicura. Spesso è il risultato di un’educazione in cui erano presenti abusi o negligenze.