Il Mar Mediterraneo è uno scrigno di biodiversità: pur ricoprendo meno dell’1% della superficie del pianeta, ospita ben il 17% delle specie marine della Terra! Per poter apprezzare questa enorme ricchezza non serve necessariamente essere subacquei esperti, ma è sufficiente prestare attenzione agli organismi presenti sulle nostre spiagge. Lungo la battigia, infatti, ci sono spesso conchiglie di ogni forma e dimensione; tra le più belle vi è quella del murice, utilizzato fin dai tempi antichi per tingere i tessuti di porpora. Il mollusco, infatti, produce una piccola quantità di pigmento, talmente pregiato che Greci e Fenici lo impiegavano solo per colorare le stoffe delle famiglie reali.

Continuando ad osservare il litorale si possono scoprire anche altre curiosità, come ad esempio i gusci di vongole e arselle arenate che presentano frequentemente un piccolo forellino all’apice della valva. La presenza di questa valva è dovuta all’azione della natica di mare, un altro mollusco dalla conchiglia a chiocciola che è in grado di corrodere i gusci per risucchiare la preda al loro interno, lasciando il caratteristico buco circolare.

Nelle acque basse possiamo incontrare anche bellissime stelle marine, animali che hanno l’incredibile capacità di rigenerare intere parti del corpo a partire da un singolo frammento. Molte specie che abitano nel nostro mare possono avere colori sgargianti che non hanno nulla da invidiare a quelli delle specie tropicali.

Anche la componente vegetale nasconde alcuni segreti degni di nota! Se sulla spiaggia notate delle palline di consistenza feltrosa, probabilmente siete davanti agli egagropili, cioè a sferette costituite dai residui fibrosi di una pianta marina di fondamentale importanza per gli ecosistemi del Mediterraneo: la Posidonia oceanica. Questa pianta forma delle vere e proprie praterie sommerse che producono ossigeno, smorzano il moto ondoso e offrono rifugio a centinaia di specie marine. Queste aree, tra le più produttive del nostro mare, devono essere tutelate. Lo strumento migliore che abbiamo per proteggere tutte queste zone, sono le Aree Marine Protette (AMP), zone in cui il mare può rigenerarsi e tornare in salute. Proprio per questo motivo Worldrise, un’organizzazione no-profit che da oltre un decennio agisce per la conservazione efficace dei mari italiani, ha creato 30x30Italia, un’alleanza istituita per facilitare la protezione del 30% dei mari entro il 2030, in linea con le direttive internazionali. Quest’obiettivo è ambizioso ma quanto mai necessario perché la salute del mare dipende da noi, proprio come la nostra salute è direttamente legata a quella dell’oceano.