È già tutto nei filmini della nostra infanzia, solo che non lo sappiamo. Perché quando li rivediamo, siamo così presi da quel tornare impossibile alle voci, ai corpi e all'aria di un passato ormai irraggiungibile da non centrare l'illusione giusta, simile a quella di un caleidoscopio. Ovvero: i filmini della nostra infanzia sembrano solo sgranare, e invece mettono a fuoco anzitempo, e come pochissime altre cose nella vita, la nostra sostanza più vera. Dentro alle scene mosse di un ricordo amatoriale, incredibile ma è già tutto lì: lì la nostra indole, lì cosa ci innamora o disgusta, lì per cosa siamo nati, e portati; lì la nostra forza più chiara, la nostra vulnerabilità più scura. Vorrei prendessimo questo numero di Cosmopolitan di fine e inizio anno come un invito speciale a concederci una visita privata nel museo del nostro crescere. Ci accompagna come firma della nostra copertina Alice Urciuolo, 30 anni, che ha messo il diventare grandi al centro delle sue opere più importanti come sceneggiatrice e scrittrice, prima con Skam e Prisma, poi con Adorazione, romanzo candidato al premio Strega e adesso diventato una serie Netflix, proprio ora che i giovani sono alle prese con la difficoltà che spesso è impossibilità di trovare autonomia economica e stabilità abitativa, proprio ora che le nozioni di casa e famiglia, a cui dedichiamo la grande inchiesta di questo The Feeling Issue, cambiano insieme ai desideri attraverso cui più di una generazione guarda al futuro. Con lei incontriamo Victoria De Angelis, e troviamo per l'appunto quanto ci dicevamo: lei che ora va sola oltre i Måneskin era già questa cosa qui in un video caricato dal padre nel 2008, in cui sembra solo una bambina di otto anni che suona con la chitarra elettrica il riff di "Smoke on the Water" dei Deep Purple, e invece a guardarlo meglio lì era già lei sulla soglia di qualcosa, metà danese e metà italiana, che soffre di attacchi di panico e di ansia ma si esibisce davanti a migliaia di persone, che gioca con la femminilità e la mascolinità scardinando il binarismo nell'identità e nel rock. Lungo il filo che corre per queste pagine scopriremo cos'è "casa" – «una sensazione più che un luogo» – in conversazione con quattro ragazze di seconda generazione, e "famiglia" in questo momento in cui più che mai appaiono sbilenche, più che aperte, affannate, più che solide. Dedichiamo poi uno spazio importante al congelamento degli ovuli, perché tra la scelta di diventare madri e il diventarlo non è detto che basti un niente. Non è un caso che nell'ultima pagina arriva qui anche Arisa: «Madre vorrei ancora diventarla, un nido caldo ancora averlo». Promemoria per lei. E per noi.