«Attraverso l’arte voglio vendicare la storia, gli eventi, le persone che ci sono state nascoste», ci racconta Federica Mariani, quando le chiediamo cosa significa secondo lei l'arte nel 2024. Milanese, classe 2000, attualmente sta concludendo l’ultimo anno di magistrale in Scultura presso l'Accademia di Belle arti di Brera, dove nel 2021 si è laureata in Grafica d’arte. A Casa Testori, hub culturale di arte contemporanea alle porte di Milano, sono attualmente esposte alcune sue opere (fino al 26 ottobre). Margaret Cavendish, un'eclettica intellettuale del XVII secolo, che si occupò di filosofia e matematica, di fisica, e della condizione femminile, è la protagonista di queste opere – una video installazione e due sculture, un verme e un pipistrello – e si inserisce in un discorso di ricerca artistica, quello di Mariani, che promette di rinarrare la storia da un altro punto di vista. Quello del «margine», per dirlo con le parole di Bell Hooks. Com'è la nuova arte? Come la affrontano in questo determinato periodo storico i nuovi artisti della Gen Z? Queste sono le domande che ci risuonano in testa, mentre, chiacchierando con Federica Mariani, proviamo a darci una risposta attraverso le sue illuminanti parole.
In che cosa consiste la tua arte?
«La contemporaneità, costruita dalle guerre e dalla violenza, porta in sé residui e contaminazioni dell’atteggiamento antropocentrico, maschilista e specista, che da sempre l’uomo riversa sui suoi simili, sull’animale e l’ambiente. Prerogativa dell’attualità è il ripensamento dell’essere umano e dei suoi rapporti con l’altro. Questo necessario risveglio non può compiersi senza una presa di coscienza di cosa nel passato non ha funzionato: le discriminazioni, le disuguaglianze, la violenza. La "Storia" è scritta dai vincitori, eppure esiste un altro tipo di storia, tenuta nascosta dai vincitori stessi, che da sempre accompagna il corso degli eventi. Attraverso l’arte voglio vendicare la storia, gli eventi, le persone che ci sono state nascoste. Utilizzando l’archivio come strumento principale della mia investigazione artistica, setaccio i margini i questa "Storia", alla ricerca di pratiche nascoste, contributi fondamentali eppure invisibili, donne la cui presenza è rimasta forte nonostante l’assenza nel quadro principale degli eventi».
Ci parli di “Empress Margaret’s Speech” (2023), la tua opera ora in esposizione Casa Testori?
«A Casa Testori per la mostra "La prima volta", curata da Marta Cereda, è esposta una mia video installazione, composta dal video "Empress Margaret’s Speech" (2023) e da due sculture animali (o meglio donne) di un verme ed un pipistrello, appartenenti alla serie in divenire "We live like bats or owls, labor like beasts and die like worms". Questa è la prima volta che sia il video che le sculture vengono esposte, e devo dire di essere estremamente contenta del luogo e della sala che mi sono state destinate. La veranda infatti, zona di passaggio tra l’esterno della casa e il suo interno, permette alle grottesche creature animali di infiltrarsi nell’abitazione, creando continuità con il giardino, da dove sembra provengano. Ma questi animali sono in realtà più "umani" di quanto sembrino. Il video si propone, in linea con i dettami della mia ricerca artistica, come strumento e veicolo per mostrare, portare alla luce, dare voce a donne del passato le cui menti illustri e ricche esperienze non vengono mai ricordate e riconosciute in modo adeguato. In questo caso la protagonista è Margaret Cavendish».
Cosa ci puoi dire sulla figura di Margaret Cavendish? Perché l'hai scelta per rappresentare la condizione femminile di oggi?
«Margaret Cavendish, eclettica intellettuale del XVII secolo, si occupò di filosofia, fisica e matematica, ma dedicò una parte delle sue riflessioni anche alla condizione della donna, rivolgendo alle sue contemporanee parole di sfida ma compassionevoli, esortandole soprattutto a una presa di consapevolezza del divario di genere, di modo da poter prendere in mano la situazione e rivoluzionare la propria condizione subordinata. Nell’opera video, il mio corpo si presta alla sua voce di Margaret Cavendish che, da me impersonata con una maschera dalle sue fattezze, recita una parte delle sue Female Orations (1662), una denuncia dedicata alla condizione femminile. Quando lessi per la prima volta le Female Orations, rimasi colpita da come il testo di Cavendish, che ricordiamo è di quasi 500 anni fa, fosse non solo attualissimo, ma denso di messaggi e invocazioni che ancora oggi risuonano non solo nelle lotte femministe, ma anche queer. In un passaggio ad esempio Cavendish sottolinea: "We shall make ourselves like the defects of Nature, and be hermaphroditical, neither perfect women, nor perfect men, but corrupt and imperfect creatures". Pensare di parlare di ermafroditismo e di fluidità di genere nel 1662 sembra impossibile, ma Margaret Cavendish è veramente una mente illuminata, e illuminerà il pensiero di molte altre donne, tra cui Virginia Woolf, e chissà quante altre a venire. Seppur rivolto alle donne, il messaggio di Cavendish è universale, e ci parla ancora, nel 2024, di problemi irrisolti, di conti in sospeso, di questo trattamento iniquo a cui ancora siamo soggette».
Come si traduce il messaggio che vuoi trasmettere attraverso la tua arte, a livello visivo?
«Il video è ambientato in un luogo particolare, un esterno, un’accozzaglia di frammenti di reali che creano un paesaggio irreale e bizzarro, che pare "luccicare". Ho voluto ricostruire, a modo mio, il meraviglioso "mondo sfavillante", che Cavendish descrive in quello che per molti è il primo romanzo di fantascienza della storia, The Blazing World (1668). In quest'opera, raccontando di mondi lontani governati da una donna, un’imperatrice, che tutto sa e tutto ordina, Cavendish trova l’escamotage perfetto per poter pubblicare le sue speculazioni fisiche e filosofiche, che al suo tempo, poiché scritte e teorizzate da una donna, non trovarono modo di emergere. Nel testo l’imperatrice racconta, spiega, descrive come si muovono il mondo e gli astri, ed affronta argomenti di diverso genere appartenenti al dibattito intellettuale del tempo (altrove Cavendish ammetterà di essere lei l’imperatrice del "mondo sfavillante", suo alter ego fantoccio tramite cui le sue teorie poterono trovare la legittimità e visibilità che il suo secolo le negava). Nelle sue Female Orations, ma anche in diversi altri suoi scritti, Cavendish utilizza metafore animali per descrivere la condizione femminile (creando anche qui un varco spazio temporale fino ai giorni nostri, inscrivendosi in una dimensione antispecista). Le donne sono tenute come vermi nell’opaca terra dell’ignoranza e, come pipistrelli o gufi, sono costrette a vivere al buio. Ho voluto creare delle sculture, dei fantocci di cartapesta che abitassero lo spazio non solo all’interno del video, ma anche attorno ad esso».
Ci parli invece di altre tue opere?
«"Empress Margaret’s Speech" appartiene a una serie chiamata appunto Speeches, a cui sto lavorando. In questa serie di opere video, iniziata nel 2022, impersono donne screditate e dimenticate, e do voce alle loro storie e al loro pensiero. Un’altra protagonista di questa serie è Rosalind Franklin, chimica e cristallografa che ottenne l’immagine a raggi x del DNA (la famosa "Photo 51"), che rese possibile la scoperta della sua struttura a doppia elica. La "Photo 51" fu a lei sottratta dai colleghi uomini, che in seguito vinsero il Premio Nobel per la scoperta. La serie di Speeches si propone sempre come video installazione, per cui, anche in questo caso, la proiezione è corredata da materiale scultoreo e grafico. Al momento sto anche lavorando a un video-essay dedicato alle mulieres salernitanae, un gruppo di donne medico che operavano nel medioevo a Salerno, e la cui presenza è stata progressivamente occultata e gettata nell’incredulità e nella leggenda. Ripercorrendo i momenti che hanno oscurato la loro presenza, il video le estrae dalla visione leggendaria (da strega) che è stata tramandata. In generale le mie opere raccontano di una realtà femminile nascosta, che va dalla ripresa del passato al contemporaneo. Attualmente ad esempio mi sto dedicando ai temi della contraccezione, dell’aborto, ma anche dell’infanticidio, tutte tematiche storicamente legate alla figura della "strega", che si presentano e ripresentano continuamente anche nell’attualità.
Dove possiamo trovarti in futuro?
La lunga ricerca dedicata alle mulieres salernitanae sarà ospitata da gennaio 2025 nella residenza di Via Farini, dove condividerò lo studio con gli altri artisti selezionati fino ad aprile. Domenica 22 settembre inaugurerà "New Generations", una collettiva a Torino negli spazi di Almanac e MuchoMas!, in cui sarà presentata l’installazione video che ho dedicato a un ospedale giudiziario italiano famoso per ospitare le madri infanticide. Sempre prossimamente, a ottobre 2024, negli spazi di Fondazione Ica a Milano, presenterò una performance dedicata ai metodi abortivi e anticoncezionali usati storicamente dalle donne.
Ma quindi, cosa significa per te "arte" nel 2024? Com'è la nuova arte?
«È una domanda fatidica e difficile. Per me fare arte è una forma di attivismo, un attivismo visuale, formale, fisico, ma che sempre deve veicolare un messaggio di emancipazione. Non esiste arte senza contenuto, che deve necessariamente portare a riflettere e a dubitare, dubitare del mondo in cui viviamo, dei sistemi ormai metabolizzati che ci circondano, del corso "storico" degli eventi, che tanto storico non è».
















