La vita tra gli scogli può essere estremamente dura. Colpiti dalle onde durante le mareggiate ed esposti alla cocente luce del sole durante la bassa marea, gli organismi che vivono in questa zona si sono dovuti evolvere per poter sopportare situazioni molto stressanti. Basti pensare al range di temperature a cui sono sottoposti: dai 40°C estivi a temperature vicino allo zero in inverno.
Per animali di piccole dimensioni, persino cercare di rimanere ancorati alla roccia senza essere trascinati via dalle onde è una sfida di non poco conto. Per risolvere il problema, le cozze, ad esempio, si fissano al substrato producendo il bisso, una sorta di “seta marina” rigida ed al tempo stesso elastica che consente loro di resistere alla forza del mare. Altri sorprendenti animali che possiamo incontrare in questi ambienti sono le patelle, molluschi dal caratteristico profilo conico. Questi tenaci organismi sono in grado di identificare un punto dello scoglio adatto alla loro forma e di cimentarci grazie a secrezioni acide. In questo modo possono trattenere un velo d’acqua dentro la conchiglia resistere all’essiccamento.
Adattarsi non significa solo sopravvivere, ma anche riuscire a riprodursi. Trovare un partner in condizioni così estreme, per di più se si è ancorati rigidamente alla roccia, non è facile. A questo proposito, i cirripedi hanno evoluto una strategia vincente. Gli individui sono infatti ermafroditi, quindi contemporaneamente maschi e femmine. Inoltre, possiedono, in proporzione, il pene più lungo del regno animale, che utilizzano come un idrante per diffondere lo sperma tra gli individui vicini.
Per vivere nella zona compresa tra l’alta e la bassa marea bisogna quindi essere estremamente resistenti e resilienti. Tuttavia, l’inquinamento e i cambiamenti climatici stanno minacciando anche le specie più tenaci. Cosa possiamo fare per proteggere questi animali, a cui spesso non prestiamo attenzione, ma che sono molto importanti all’interno dell’ecosistema marino? La risposta sta nella creazione di Aree Marine Protette, nelle quali il mare può rigenerarsi e tornare in salute. L’obiettivo di Worldrise, promosso dall’alleanza 30×30Italia, è quello di arrivare a proteggere almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030. Ognuno di noi può contribuire a fare la differenza.













