La nacchera di mare (Pinna nobilis) è il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo: la sua conchiglia, di forma allungata e piantata verticalmente sul fondale, raggiunge dimensioni di ben 1 m di altezza. La superficie esterna delle valve è ricoperta da lamelle squamose brune, visibili soprattutto negli individui giovani; la parte interna, invece, è madreperlacea con riflessi rossastri. Tra le valve ospita spesso gamberetti e granchi con cui vive in sintonia.

La si può trovare su substrati ghiaiosi, sabbiosi o fangosi, ma i suoi habitat preferiti sono le praterie di Posidonia oceanica, dove la possiamo trovare tra le lunghe foglie nastriformi. Riesce ad ancorarsi al fondale grazie a un filamento sottile e robusto, il bisso, che, per millenni, l’uomo ha utilizzato per tessere la cosiddetta “seta del mare”. Oggi il bisso non si lavora più perché questa specie è protetta. Fortemente minacciata dal prelievo per scopi ornamentali e dall’inquinamento delle acque, ma la principale causa di declino è l’infezione di un protozoo parassita, Haplosporidium pinnae, che dove presente ha sterminato circa il 95% delle popolazioni dal 2016. Inoltre, contribuiscono anche forme di pesca a strascico illegale praticate nei pressi delle praterie di Posidonia.

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Come possiamo intervenire?

I programmi di protezione e l’istituzione di Aree Marine Protette sembrano migliorare seppur lentamente la situazione per questa specie a dir poco unica. Nel 2021 è stato avviato il progetto europeo Life Pinna, con lo scopo di proteggere e monitorare le popolazioni sopravvissute e a mettere a punto tecniche di allevamento in cattività per poi ripopolare aree specifiche con individui resistenti alle malattie. Nel nostro piccolo possiamo dare una mano nel monitoraggio della specie, se ci imbattiamo in esemplari vivi possiamo segnalare la presenza agli enti di ricerca preposti: IUCN, o a progetti di Citizen Science come Mappa la Pinna.

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Le Aree Marine Protette che racchiudono praterie di Posidonia sembrano migliorare la conservazione della Pinna nobilis, in queste zone gli organismi marini sono tutelati dalle attività antropiche per cui sono zone in cui il nostro mare può rigenerarsi. La protezione del mare tramite questo importante strumento è proprio l’obiettivo primario dell’Alleanza 30x30 Italia di Worldrise, un’alleanza di cittadini, associazioni e istituzioni con lo scopo di proteggere almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030.