La paura di fallire è del tutto naturale, specie tra i giovani con età compresa tra i 20 e i 30 anni. È naturale perché in questo particolare e delicato momento della vita i giovani sono alla ricerca della loro identità e del modo migliore per valorizzarsi. Non sanno insomma, come si suol dire, ancora dove sbattere la testa, quale sia la loro strada.
Proprio per questo motivo confusione, smarrimento e timori possono essere all’ordine del giorno. A quanto pare però questo senso di fallimento è particolarmente radicato in coloro che fanno parte della Generazione Z.
Paura di fallire, il nome e in cosa consiste esattamente
Che cos'è la atychiphobia? È un termine poco utilizzato, proprio per questo motivo anche poco conosciuto. È proprio questo però il nome da tenere a mente se si desidera sapere come si chiama la paura di fallire.
Credere che si tratti di un semplice timore è del tutto sbagliato, chi soffre di questa problematica infatti preferisce non agire piuttosto che incorrere nel fallimento. Si cade quindi in una sorta di apatia che nel corso del tempo può persino diventare cronica.
Di conseguenza ci si isola dagli altri incorrendo in problematiche sociali e relazionali piuttosto gravi e si corre il rischio di diventare del tutto insoddisfatti della propria esistenza.
Paura di fallire, una fobia molto diffusa
La paura di fallire è radicata nei giovani che appartengono alla Generazione Z, i nati quindi dalla metà degli anni ‘90 in poi. Questo perché sin da quando sono piccoli si sentono ripetere che tutto è possibile e che ogni sogno può essere realizzato purché si agisca con determinazione.
Sono giovani che vengono spronati quindi dai genitori a eccellere e a portare a casa i risultati sperati. Vivono sempre sotto pressione, costantemente accompagnati dall’ansia e dalla paura di non riuscire a soddisfare i familiari. Sono persone che credono che i cambi di programma non siano ammissibili, che si tratti di un errore, di un fallimento appunto.
Ho paura di fallire è una frase da dimenticare
Come si supera la paura di fallire? È di fondamentale importanza che la Generazione Z comprenda che il fallimento fa e farà sempre parte della vita. È stato così per le generazioni del passato e non c’è motivo per cui non debba essere così anche oggi. È quindi importante avere un piano B o capire come muoversi per modificare il percorso originario nel caso in cui qualche ostacolo arrivi.
Il fallimento dopotutto è un’esperienza educativa e così i giovani devono imparare a viverlo. È un modo per comprendere quali siano le proprie debolezze e quali elementi dei propri progetti, non essendo attuabili, devono essere modificati. È un’esperienza che permette di cambiare prospettiva, di focalizzarsi. Insomma, dopo ogni fallimento ci possiamo rialzare con una nuova consapevolezza e nuove prospettive tra le mani.
Ovviamente affinché questo sia possibile è necessario che coloro che fanno parte della Generazione Z imparino ad avere fiducia in se stessi. È quindi bene lavorare sulla propria autostima.
Fallire nella vita è normale, ciò che conta è risollevarsi
Cambiare prospettiva è il primo passo, è vero, ma da solo potrebbe non essere sufficiente. Per rendere più semplice gestire questo senso di ansia, la cosa migliore è cercare di capire quale sia il reale obiettivo che si desidera raggiungere. A questo punto è necessario suddividere il percorso in tanti obiettivi più piccoli, così da procedere un passo alla volta.
Per ogni piccolo obiettivo che vogliamo e dobbiamo raggiungere possiamo scegliere diverse strade da percorrere. Se la prima non dovesse andare bene per noi, possiamo passare alla seconda e così via. È bene anche prevedere un piano B, nel caso in cui quell’obiettivo non possa affatto essere raggiunto. In questo modo i sogni diventano più realistici e quindi più semplici da trasformare in realtà.
È importante inoltre ricordare che con il passare del tempo anche i sogni possono cambiare. Non siamo immutabili, sempre identici a noi stessi. Siamo esseri in costante movimento e cambiamento e questa nostra naturale indole non deve essere fermata. Ogni volta che si sente la necessità di cambiare, possiamo farlo nei limiti ovviamente del possibile e delle opzioni disponibili sul momento.
Senso di fallimento, il bello di farsi aiutare
Cambiare prospettiva, iniziare a considerare il fallimento come un’opportunità e non come un ostacolo, suddividere il percorso in piccole tappe, tutto questo è utile e solitamente sufficiente.
Non per tutti però è così, alcune persone potrebbero avere bisogno di un supporto esterno per riuscire nell’impresa. I genitori e gli amici possono essere d’aiuto, è vero, ma la cosa migliore da fare è affidarsi a uno psicologo.
È una figura professionale utilissima per chi si sente smarrito e ha bisogno di comprendere al meglio quale sia la strada da percorrere, senza timori e con maggiore consapevolezza. Doveroso ricordare che è oggi possibile chiedere un supporto persino online.
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